Riforma sostegno, Ministro apre su diminuzione alunni per classe. Franseze: è solo uno dei nodi problematici. Giorno 17 scioperiamo

di Eleonora Fortunato
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“Siamo partiti in 65 e siamo già a più di 103 – ci ha detto Margherita Franzese, insegnante di sostegno tra i coordinatori della Rete – il nostro obiettivo, sia chiaro, è il ritiro della delega e non la sua modifica parziale”. Tiene a ribadirlo in maniera energica Franzese perché negli ultimi giorni i mezzi di informazione hanno puntato l’attenzione sulla modifica al tetto di 20 alunni per classe in presenza di bambini o ragazzi disabili stabilito dalla legge quadro 104 del 1992 (si arriverebbe a 22 ‘di norma’ nel primo anno del ciclo), come se un eventuale emendamento su questo solo punto potesse in qualche modo fermare la protesta. In realtà, ci spiega la docente, questo passaggio della legge è solo uno dei tanti nodi problematici, la punta dell’iceberg, poiché “quello che preoccupa e che indigna maggiormente è la modifica ingiustificata di un modello di inclusione finora vincente, nell’ottica di una esclusione della famiglia e di una medicalizzazione sempre più spinta dell’esperienza scolastica”.

Per avere un’idea di questo cambiamento, si pensi che i Glh, capillari gruppi di lavoro sull’handicap formati a scuola col coinvolgimento di docenti curricolari, docenti di sostegno, specialisti e famiglie, e modulati,quindi, sui bisogni specifici di ogni singolo alunno, saranno soppiantati, in base al nuovo disegno, dai Git, Gruppi di inclusione territoriale, appena 300 in tutta Italia, “come aspettarsi che possano continuare a fare lo stesso lavoro svolto finora? Le famiglie saranno completamente estromesse dalla possibilità di progettare insieme alla scuola il percorso più idoneo per i loro ragazzi”. In gioco, è bene ribadirlo, non ci sono i posti di lavoro dei docenti di sostegno, ma la serenità delle tante famiglie per le quali la scuola rappresenta uno dei pochi spazi di vera normalità e progettualità.

Professoressa Franzese, nelle scorse ore le associazioni sono state ricevute dal Ministro Fedeli e da alcuni suoi stretti collaboratori, tra cui il Sottosegretario De Filippo. Questo è stato il primo incontro ufficiale con i vertici, come è andato?

“Non abbiamo mai voluto partecipare alle audizioni perché risultasse chiaro il nostro disaccordo su questo modo di procedere. Le parti sociali devono essere coinvolte nel momenti in cui si scrive la delega, non essere messe di fronte al fatto compiuto e ricevere un contentino alla fine, quando si decide di modificare qualcosa. L’incontro col Ministro è avvenuto in un clima di garbo e di rispetto, siamo stati chiari nell’affermare la nostra posizione, che è per il ritiro della delega. Abbiamo spiegato che non c’è nulla da salvare”.

Quello che preoccupa il movimento è la sostituzione dei Glh con i Git, come mai questa novità è cosìdeleteria?

“Dall’incontro abbiamo avuto la conferma che alla base di questo stravolgimento ci sono solo motivazioni di risparmio, è un modo per tagliare la spesa pubblica. I Git saranno costituiti da due medici e da due docenti che non avranno una conoscenza diretta dei ragazzi, come ci si può aspettare che facciano un lavoro anche solo paragonabile a quello svolto finora dalle scuole, incaricate di stendere i Pei sulla base dell’osservazione diretta e di una sinergia strettissima con le famiglie? Inoltre, il nuovo modello tende ad escludere dal sostegno moltissime patologie e condizioni che fino ad oggi riuscivano ad essere gestite proprio grazie al supporto alla classe dei docenti specializzati, prevedendo che i docenti curricolari si specializzino sui bisogni speciali dei ragazzi”.

Cosa prevede il decreto per i ragazzi in grave situazione di handicap?

“Per loro è prevista una vera e propria esclusione dal contesto della classe, con l’inserimento sempre più forte di figure paramediche, mentre noi docenti di sostegno sappiamo benissimo che anche i ragazzi più malati beneficiano della vicinanza con i loro compagni, della partecipazione, per quanto mediata e limitata, alle attività della classe. Insomma, con questa legge torneremo indietro di decenni, mentre invece la presenza del docente di sostegno, che è operativo in tutta la classe e non solo assegnato al bambino in difficoltà, lo aiuta a sentirsi parte del gruppo. Le famiglie sono ben consapevoli del fatto che senza il sostegno per i loro figli sarà sempre più difficile pensare a un futuro, molte possibilità saranno di fatto precluse, come l’accesso all’università”.

Prima accennava al rammarico di non essere stati ricevuti prima.

“A questo proposito, urge una riflessione sul modus operandi del Governo: su temi delicati come la disabilità è a nostro avviso profondamente sbagliato tirare fuori deleghe su deleghe e mettere la gente con le spalle al muro,utilizzando gli emendamenti come contentini per far tacere le polemiche e le rivendicazioni. Una condotta più trasparente eviterebbe figuracce come quelle di qualche giorno fa: nella delega sugli Esami di Stato era stato scritto che i ragazzi portatori di handicap che non avessero sostenuto prove equipollenti ai compagni non avrebbero ottenuto la licenza, bensì solo una certificazione di frequenza”.

Nel vostro caso però, lo ribadiamo, non è una semplice modifica al tetto di alunni per classe o a un’altra clausola che potrà interrompere il movimento solidale che va avanti da giorni.

“Esatto, teniamo che questo messaggio arrivi forte e chiaro a Viale Trastevere e devo dire che l’incontro dell’altro giorno non ha fatto che rafforzarci in questo convincimento. L’aver visto con i nostri occhi che è solo, ripeto,un’esigenza di taglio alla spesa a guidare questa riforma ci fa perseverare nella nostra rivendicazione, che sta riscuotendo sempre più consenso presso l’opinione pubblica. La gente sta iniziando a chiedersi perché mai la scure del risparmio debba abbattersi proprio sulla parte più vulnerabile della società. Le famiglie con figli portatori di handicap più o meno gravi hanno bisogno di spazi e momenti di ‘normalità, una chance che solo l’inclusione come è stata praticata negli ultimi venti anni può garantire”.

Il vostro movimento riscuote appoggi trasversali nel panorama politico.

“Sì, questo ci motiva fortemente. In occasione del presidio davanti al Parlamento il 23 febbraio scorso è stato palese l’appoggio di esponenti sia di Sinistra Italiana, che ci ha sempre appoggiati, sia del Movimento 5 Stelle, ma anche onorevoli di Forza Italia e di Fratelli d’Italia sostengono insieme a noi il ritiro delle deleghe”.

Cosa intendete fare, a questo punto.

“L’idea è creare un documentario, un video denuncia che informi la gente sullo straordinario percorso compiuto dall’Italia negli ultimi quarant’anni sul tema dell’inclusione, come era prima del ’77, com’è ora e come potrebbe cambiare, un excursus storico con immagini e filmati. Deve passare l’idea che difendere i posti di lavoro sul sostegno non significa soltanto salvare posti di lavoro, ma soprattutto salvaguardare la dignità di persone meno fortunate che hanno il diritto a integrarsi nel tessuto sociale”.

Pensa che il Ministro Fedeli l’abbia capito il vostro messaggio.

“Un tarlo forse siamo riusciti a metterglielo. Noi continueremo a far sentire la nostra voce, prossima tappa lo sciopero del 17 marzo per il ritiro delle deleghe indetto dai Sindacati di Base”.

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