Lunedì, 27 Giugno 2016

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ADIDA. Quale futuro per gli abilitati PAS?

di redazione
ipsef

ADIDA - Vessata da tutti e oggetto di disinformazione, diffamazione e persino calunnie, la categoria dei docenti abilitati attraverso i PAS è, tra le altre, la più tartassata, se si pensa alla sorte inaccettabile riservata a quanti di loro hanno conseguito l'abilitazione frequentando con riserva i percorsi abilitanti, dietro provvedimento cautelare. Il loro travagliato iter, iniziato nel 2013, non solo non si è ancora concluso ma, come per altre categorie che si sono rivolte alla magistratura per vedere riconosciuti i loro diritti, ha visto la definizione di sentenze e provvedimenti dissimili aumentando il danno con la beffa. Alcuni, infatti, sono entrati a pieno titolo almeno nelle graduatorie d'istituto di II fascia, altri, ancora aspettano che sia fissata l'udienza di merito, senza alcuna prospettiva a breve termine.

Il danno per questi docenti, che hanno conseguito l'abilitazione attraverso un percorso di studi con esami in itinere ed esame finale abilitante, spendendo fino a 2500 euro a testa, è enorme: il mancato accesso agli incarichi di docenza per l'anno scolastico in corso, se continua così pure per il prossimo, e l'esclusione dall'imminente concorso, visto che il tribunale non è ancora entrato nel merito della vicenda e, vista la giurisprudenza positiva, sciolto la riserva.

Intanto, essendo almeno un migliaio di persone, il loro “merito” è stato quello di fare incassare almeno tre milioni di euro alle università, chissà quanto agli avvocati per farsi assistere nei ricorsi, senza riuscire ad ottenere che sabbia tra le mani. Il loro titolo è valido ma con la riserva giuridica che li caratterizza non possono accedere a nulla. Non ovunque però, perché in alcuni tribunali più solerti, la riserva è stata contestualizzata e ha avuto come conseguenza la presa d'atto delle amministrazioni scolastiche regionali che stanno procedendo con l'inclusione a pieno titolo nelle graduatorie di merito corrispondenti al profilo dei docenti, la seconda fascia d'istituto, in attesa dei provvedimenti definitivi. Questa difformità regionale, inoltre, è accentuata dai casi in cui i ricorsi invece si sono conclusi positivamente, permettendo ai docenti di entrare a pieno titolo e definitivamente in graduatoria.

“Figliastri” già, perché abilitati PAS, grazie ad una campagna vessatoria a tutto campo, condotta persino al MIUR che i PAS li ha posti in essere per sanare anni di incapacità di dotare il sistema di formazione dei docenti di strumenti adeguati ai propri dipendenti, gli abilitati PAS con riserva il titolo lo possiedono, ottenuto dimostrando capacità e competenze, ma devono aspettare che la lentezza giurassica della magistratura faccia il suo corso, oberata dalla mole di ricorsi che caratterizzano il settore scolastico. Politiche inadeguate e illogiche hanno infatti portato a cercare fuori dalla politica e nelle aule dei tribunali una giustizia per lo più tradita dalla difformità di giudizio e dalla lentezza stessa dei procedimenti. Ciò che è diritto, in questi ultimi anni, è diventato concessione, ciò che è legittimità pretesa. E così, contro i criteri che impedivano a docenti con comprovata esperienza professionale di accedere a corsi abilitanti a pagamento, con tanto di esami e esame finale al cospetto anche di un Commissario del MIUR, il ricorso è sembrata l'unica soluzione. E' sembrata, perché di soluzione non se ne parla ancora, lasciando nel limbo e fuori da tutto persone inserite nel sistema scolastico nazionale da anni. Per sbloccare la situazione, tuttavia, non è ancora bastata la giurisprudenza positiva che si è consolidata in questi anni a favore dei ricorrenti, alcuni dei quali hanno persino ottenuto il riconoscimento dei 360 giorni di sevizio svolto, così come per decenni è stato definito come sufficiente per accedere ai percorsi abilitanti, riconoscendo come immotivata la scelta del MIUR di innalzare il parametro a tre anni di servizio, evidentemente voluto per limitare gli accessi ai PAS, utilizzando, stravolgendone il significato, il parametro dei tre anni di esperienza professionale quale riconoscimento “d'ufficio”, definito dalla normativa europea per uniformare gli accessi alle professioni e permettere la libera circolazione dei cittadini europei in ogni Paese.

I docenti italiani con anni di servizio, se questi non erano perfettamente aderenti ai parametri arbitrari e discutibili fissati dal MIUR, hanno dovuto ricorrere per vedere rispettato il loro diritto alla formazione, diritto Costituzionale, hanno pagato corsi e superato esami ed esame finale abilitante, ed ora, se non ricorrono ancora per vedere rispettata la loro fisionomia di docenti abilitati, sono esclusi da tutto, in attesa di una sentenza di merito a data da destinarsi. Perché devono pagare lo scotto del sovraccarico di lavoro dei tribunali, intasati dal proliferare delle cause legate ad una gestione scriteriata delle vicende professionali degli insegnanti? Vista la giurisprudenza positiva che permette di ipotizzare un esito positivo dei ricorsi ancora in sospeso, non sarebbe più sensato e “umano” decidere politicamente una soluzione adeguata al caso, visti anche i precedenti parlamentari che con emendamenti hanno definito lo scioglimento della riserva di migliaia di abilitati. Forse erano altri tempi, quelli in cui ci si assumeva la responsabilità di prendere decisioni a favore dei cittadini. Ora assistiamo invece all'irresponsabilità di una politica che disattende le sentenze, figuriamoci se si tratta di agevolarne il corso. La soluzione sarebbe quella di ricorrere di nuovo, per ottenere provvedimenti cautelari in attesa del merito... Quanto si potrà andare avanti in questo modo? Senza una presa di coscienza a livello parlamentare della gravità della situazione, temiamo una ulteriore impennata di contenziosi. Vedremo...

Valeria Bruccola, Coordinatrice nazionale Adida

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