DSA, Palmieri: rischio medicalizzazione scuole. Pisa in un anno 530 richieste. Legge 170 ha disseminato terrore e bugie

di Eleonora Fortunato
ipsef

“Ciò che è ‘particolare’ rischia di finire fatalmente nei corridoi delle ASL”. Le dure accuse della Presidente Inpef Vincenza Palmieri: ci sono interessi nel creare condizioni di disagio tra i minori, a tutto vantaggio di chi fa diagnosi e sistemi compensativi. Metodo Globale concausa importante nell’insorgenza dei Disturbi Specifici di Apprendimento.

“Ciò che è ‘particolare’ rischia di finire fatalmente nei corridoi delle ASL”. Le dure accuse della Presidente Inpef Vincenza Palmieri: ci sono interessi nel creare condizioni di disagio tra i minori, a tutto vantaggio di chi fa diagnosi e sistemi compensativi. Metodo Globale concausa importante nell’insorgenza dei Disturbi Specifici di Apprendimento.

Professoressa, partiamo dai numeri. Quanti casi di DSA certificati ci sono oggi in Italia? Come dobbiamo leggere questi numeri?

“In Italia ciò che caratterizza la valutazione e l’analisi della condizione dei minori è proprio la carenza di informazioni, soprattutto dal punto di vista di una quantificazione dei fenomeni che li interessano, organizzata e strutturata nel tempo. Quindi non solo a proposito dei DSA, ma in genere sappiamo troppo poco in termini di dati. Per esempio, solo recentemente siamo venuti a conoscenza di quanti siano i ragazzi in povertà e, a proposito del numero di diagnosi di DSA, le ultime informazioni realistiche che siamo riusciti ad ottenere sono relative al biennio 2011-2012. Non tutte le regioni hanno  raccolto o reso pubblici gli atti e, a ben guardare, viene spontaneo domandarsi il perché. C’è, per portare un esempio, il caso di Pisa: nel solo 2013 alla ASL 5 di Pisa sono giunte 530 richieste di valutazione per DSA, che hanno visto confermare l’ipotesi di diagnosi in 343 casi​, come da interrogazione del Consigliere Lazzari​. Ma che cosa succede a Pisa, i bambini sono diventati improvvisamente tutti dislessici? ​E' scoppiata una pandemia?​ Non solo. Dobbiamo anche sottolineare che la regione Toscana è la regione che ha il maggiore consumo di psicofarmaci in generale. Combinando i due dati, è forse lecito pensare che ciò che dovrebbe essere una condizione esclusivamente afferente alla didattica, alla relazione scuola-​famiglia, ai piani formativi per i futuri insegnanti, divenga invece una questione di ordine sanitario. E Pisa non è un caso isolato. In effetti una situazione simile si ravvisa in Trentino, dove l’Assessore Bezzi ha presentato una mozione per proteggere i bambini dall’inarrestabile medicalizzazione che sta travolgendo la scuola: in quella regione, infatti, dal 2011 ad oggi il numero di minori che assumono psicofarmaci si è triplicato. La città di Trento, a questo ed altri urgenti propositi, ha sottoscritto il programma nazionale “Mai più un bambino” di cui l’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare – di cui ho l’onore di essere Presidente – è promotore e soggetto attivo e che prevede, tra le altre cose, un monitoraggio attento a tutta la questione minorile. Come vanno letti, in definitiva, quei pochi dati che abbiamo? Vanno letti come delega al Sistema Sanitario Nazionale; non perché ci siano dei colpevoli all’interno del sistema scolastico ma, anzi, le responsabilità vanno ritrovate in chi ha altri interessi (non ultimo quello economico) nel creare apposite condizioni di disagio nella formazione sociale che meno si può difendere, i bambini, per poi promuovere interventi particolari”.

Nei giorni scorsi ha fatto molto discutere un’intervista pubblicata su Orizzontescuola nella quale il Metodo Globale per l’apprendimento della lettura e della scrittura veniva indicato come principale indiziato per l’insorgenza dei cosiddetti Disturbi Specifici di Apprendimento. Lei che cosa ne pensa? 

“S​i impara​ sempre da ciò che è più semplice, per arrivare poi a ciò che è più complesso. Prima di scalare una montagna, bisogna imparare a camminare. Se è vero che si può imparare a parlare immersi in un mare di parole (il bambino impara perché ascolta le parole degli adulti intorno) non è altrettanto vero che si impari a leggere immersi in un mare di segni. Il Metodo Globale già al momento della sua nascita negli USA creò subito grossi danni. Tali difetti furono prontamente rilevati ma, visto che il piano ed il kit di divulgazione erano già pronti ed avviati, non si fece nulla per bloccare l’operazione. L'invasione della Metodologia Globale prese, ahimé, piede quasi obbligatoriamente in USA, con una serie di conseguenze osservate già in tempi brevissimi sui ragazzi. Ogni innovazione viene accolta con entusiasmo dai docenti italiani​, che sono sempre desiderosi per natura di apprendere metodologie e tecniche nuove. Anche da noi, dunque, si accolse di buon grado l’idea di una innovazione. Ma poi, come negli USA,  anche in Italia, proprio questa nuova pratica​ determinò le difficoltà che conosciamo, fino all'abuso diagnostico con cui ci troviamo a fare i conti ora. Non si può dire che quella riforma metodologica​ fu l’unica origine di tutti i mali, ma sicuramente ha rappresentato una concausa importante. Poi, sicuramente, si parlò in maniera nuova della formazione dei docenti, arrivarono finalmente le risorse​ indirizzate alla formazione​, ma anziché puntare effettivamente a didattica e metodologia, si introdussero nuove materie e nuovi ambiti disciplinari. Non solo, si anticiparono i programmi proponendo, ad esempio, già nei primi mesi della seconda elementare la "fotosintesi clorofilliana" (che noi anni prima abbiamo fatto fatica ad imparare in quarta elementare!). Si svecchiò​, sì, la scuola, ma senza investire sulla sostenibilità della docenza e dell'apprendimento, men che meno sul​la gratificazione e sulla qualificazione a livello economico del personale docente. Sappiamo bene che il docente ancora oggi viene considerato come “il figlio povero del pubblico impiego”. La vittima di tutto questo è stato, ed è ancora, il bambino, a tal punto che è diventato LUI il problema.
E a proposito del Metodo Globale, mi sento anche di sottolineare un evidente paradosso: perfino nella discussa Legge 170 tra le indicazioni metodologiche si prescrive di non utilizzare il Metodo Globale con ragazzi con DSA”.

Proprio a proposito della legge 170, lei l’ha definita legge ‘terrorista’, vuole spiegarci perché? Chi ne ha tratto vantaggio?

“Terrorista perché è riuscita ad incutere terrore agli insegnanti, ai dirigenti, ai poveri genitori e ai bambini. Tutti spaventati per ragioni diversamente simili. Chi è preoccupato di riempire tabelle, chi di aiutare i bambini anche attraverso diagnosi precoci (​l'idea ​è quell​a​ di fare il più presto possibile), chi vede precluso il proprio futuro, chi si sente dire che il proprio figlio non ha una malattia ma verrà comunque mandato al Centro di Neuropsichiatria infantile. La Legge 170 ha disseminato bugie. Porto un esempio, quello della cosiddetta “disgrafia”. Perché riassumere in un sostantivo sbrigativo una difficoltà, un fatto che diventa una condanna, senza andare ad indagare il motivo per cui il bambino scrive male e cosa abbia generato tale difficoltà? Le ore passate con i pollici sui videogiochi? I​ piccoli​ oggi non gioca​no​ più col pongo, hanno​ perso la manualità plastica, ​ad esempio.​ Ma potrebbe essere un problema di altra natura o, magari ancora, semplicemente il ragazzo​ ha bisogno di imparare​ a tenere la penna ​con l'indice e il pollice. E che questo esercizio – questo è un elemento importante – continui anche a casa, ‘lungo tutto l'arco della vita’ e non solo nelle 4-6 ore di scuola: questa dovrebbe essere la vera relazione scuola-famiglia. Perché, altrimenti, ciò che è​ ‘​particolare’ finisce fatalmente nei corridoi della ASl.

Chi se ne avvantaggi, mi chiede. Se ne avvantaggia il Sistema Sanitario​ per quanto riguarda il servizio diagnostico (pubblico e privato), e poi coloro che producono strumenti e sistemi compensativi”.

Come mai allora secondo lei gli insegnanti non si sono difesi da una legge che mina così profondamente il diritto all’apprendimento degli alunni? Forse non tutto è da buttare…

“Certo, ovviamente. Anzi, nella legge c’è un passaggio in particolare che contiene una indicazione validissima. Si introduce l’idea dell’apprendimento tramite immagini mentali, si afferma la complementarietà necessaria tra teoria e pratica, si sottolinea l’importanza di affiancare all’idea teorica l'oggetto reale.​ Mi spiego tramite un esempio semplice ma proprio per questo evidente: l’alfabetiere. Perché insegnare ai bambini la A di ‘ape’ e la B di ‘barca’? Introducendo il concetto di immagine mentale, è molto più sensato indicare ai bambini la A di ‘abete’ – che ha una forma più simile a quella della lettera – e la B di ‘bocca – che stesa rimanda alla forma della lettera – insomma, si sceglie l’oggetto che si avvicina alla visualizzazione dell’immagine. Questi sono concetti metodologici importanti. Così come l’introduzione delle mappe concettuali. Chi di noi non le ha mai usate​ come strumento logico riassuntivo​?​ Perché vengono consigliate solo agli ‘studenti DSA’? Sono strumenti validi per tutti”.

Che cosa pensa degli strumenti dispensativi e compensativi?

“Le interrogazioni programmate, i piani didattici personalizzati o le altre indicazioni metodologiche vanno usate sempre. E’ incredibile ​che ​debbano diventare didattica speciale quando dovrebbero essere la prassi di una eccellente didattica normale. E molti docenti le hanno sempre usate!​

Non bisogna essere ‘malati’ per essere considerati speciali, così come – ecco il paradosso – non si deve essere ‘anormali’ per essere trattati in una maniera che dovrebbe essere semplicemente normale. Nella realtà, in pratica, dunque cosa accade? Accade, appunto, che si assista ad un alto tasso di dispensa. E il metodo dispensativo è il più grosso danno che possiamo fare ai ragazzi. Perché, di fatto, stiamo impedendo loro il diritto all’apprendimento, che è un diritto inalienabile dell'essere umano​, limando pezzi che non si recupereranno forse mai più”.​

Che consiglio darebbe agli insegnanti con alunni in difficoltà per questo nuovo anno scolastico?

“​Guardi, per dare consigli, è necessario che vengano richiesti e che siano mirati. Io credo sia vitale che NOI insegnanti tutti, di ogni ordine, grado e disciplina, ci riappropria​ssimo​ – laddove l'avessimo perso – in primo luogo della cosa più importante: dell'orgoglio pedagogico. E di una professionalità che non può delegare ad altri alcuna competenza. Medici, ingegneri, politici, avvocati esprimono opinioni su come la scuola dovrebbe funzionare, su come gli insegnanti dovrebbero educare ed istruire. In un mondo in cui tutti si permettono di essere esperti di scuola – mentre, negli altri ambiti, profili e confini dei ruoli professionali sono ben marcati – consiglio a noi insegnanti di essere sempre fieri, preparati, aggiornati e​ orgogliosi, infine autocritici​”.

Vincenza Palmieri è Fondatrice e Presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare e membro dell’ISPCAN (Società Internazionale contro Maltrattamenti ed Abusi ai Minori). 

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