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Mercoledì, 31 Agosto 2016

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Maltrattamenti degli alunni da parte degli insegnanti: responsabilità e prevenzione

di Vittorio Lodolo D'Oria
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Prendendo spunto da una notizia di cronaca riportata dal sito del Corriere della Sera il 1° Febbraio, ci occuperemo di un problema spinoso: i maltrattamenti dei bimbi da parte degli insegnanti.

Una maestra di asilo di 52 anni avrebbe svolto il suo lavoro in classe ricorrendo a botte, offese, bestemmie, punizioni eccessive, tanto che i bambini non volevano più andare a scuola per paura di lei. Sono subito scattati gli arresti domiciliari perché la donna avrebbe maltrattato fisicamente e psicologicamente i piccoli durante l’orario scolastico con schiaffi, spintoni, strattonamenti e insulti del tipo: «sei brutta», «stordita», «li mortacci vostri», «sei pesante», «sei una pecora», «hai finito di ridere», «ti do una microfonata in faccia». “Secondo gli inquirenti – precisa il giornalista – non si sarebbe trattato di atteggiamenti sporadici della maestra, ma abituali e tenuti indistintamente nei confronti di tutti i bambini affidati alla sua cura. Un’ira che si scatenava all’improvviso, anche di fronte a situazioni normali, ad esempio quando un bambino doveva andare in bagno, oppure quando non veniva gradito il cibo”.

La denuncia era partita dai genitori preoccupati per i comportamenti strani manifestati dai loro bambini che, una volta a casa, dichiaravano di non voler tornare all’asilo per paura della maestra.

Le testimonianze e i filmati raccolti dai carabinieri con telecamere nascoste rivelano particolari che non lascerebbero dubbi sul comportamento della maestra. Curioso infine il fatto che alla notifica del provvedimento di arresti domiciliari la donna avrebbe dimostrato una certa freddezza.

Fin qui i fatti.

Analisi dell’accaduto

Le ipotesi sono due:

  1. la maestra è una persona cattiva e di indole violenta. In questo caso c’è da chiedersi come mai il suo “stile” d’insegnamento sia stato scoperto solo alla veneranda età di 52 anni. Possibile che dirigente scolastico e colleghi non si fossero accorti di niente? Proprio l’età della donna – non precisamente quella di una ragazzina – lascerebbe inoltre presupporre un’anzianità di servizio consistente, comunque più prossima ai 30 che ai 20 anni. Anche se fosse appena stata trasferita da altra scuola e i nuovi colleghi con il preside non avessero ancora scoperto i suoi metodi brutali, tuttavia le sue gesta avrebbero dovute essere ben note anche nelle scuole di precedente destinazione. Tutto ciò per dire che qualcuno avrebbe dolosamente chiuso gli occhi di fronte a una situazione intollerabile;
  2. la maestra è una persona stressata da anni di lavoro psicofisicamente usurante. Questa eventualità pone innanzitutto una domanda: la scuola in questione aveva inserito nel Documento di Valutazione del Rischio il piano di prevenzione dello Stress Lavoro Correlato (SLC) per i docenti? In caso affermativo, si trattava di un progetto valido? E’ stato attuato oltreché previsto?

Inutile dire che ai sensi dell’art. 28 del DL 81/08 il responsabile di tutto ciò è in primis il dirigente scolastico. Qualora il preside risultasse inadempiente, avrebbe buone ragioni per temere almeno un capo d’imputazione. Costui avrebbe certamente un’attenuante poiché la politica prima e il ministero poi non hanno mai provveduto a stanziare né erogare appositi fondi per la prevenzione (che come risaputo non si fa senza soldi). Ancora più grave è la colpa delle Istituzioni che si ostinano a non accertare e a non voler riconoscere le malattie professionali degli insegnanti, nonostante sia oramai acclarato, da studi nazionali ed internazionali che, all’80%, sono di natura psicopatologica. Quale prevenzione può essere infatti attuata per malattie non specificamente individuate e riconosciute come professionali?

Non si deve quindi cadere nella tentazione della maggioranza dell’opinione pubblica che procede al linciaggio del mostro una volta che questo è stato sbattuto in prima pagina. In ogni caso politica, MIUR e dirigenti hanno precise responsabilità scolpite nelle tavole della legge: tutelare la salute dei docenti dallo SLC che è poi il miglior modo per garantire contestualmente l’incolumità dell’utenza. E’ bene che, in indagini come la presente, gli stessi giudici e pubblici ministeri conoscano chiaramente doveri e responsabilità dei preposti in ambito scolastico, al fine di non gettare indebitamente la croce sull’ insegnante che rappresenta l’ultimo e più fragile anello della catena.

Sorprende infine la freddezza con la quale la maestra ha accolto la notifica del provvedimento di arresto: forse ha ritenuto che i domiciliari fossero una pena più lieve rispetto alla “condanna” di quel lavoro che l’aveva fatta uscire di senno.

 Nel prossimo numero della rubrica sarà affrontato il delicato tema degli accertamenti giudiziari mediante telecamere nascoste, sempre traendo spunto dal presente caso e da altri analoghi.

www.facebook.com/vittoriolodolo

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