Anticorruzione e trasparenza nella PA: entro il 23 dicembre scuole devono pubblicare modalità accesso civico

di redazione
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Carmelo NESTA – Anticorruzione e Trasparenza, due categorie che in Italia non vengono ben esercitate!

Tant’è che, per quanto riguarda l’anticorruzione, secondo il CPI 2015 di Transparency International (Indice di Percezione della Corruzione nel settore pubblico e politico, i cui risultati sono stati presentati, in data 27 gennaio 2016), siamo al 61° posto nel Mondo su 168 Paesi analizzati, con un voto di 44 su 100, e al penultimo posto in Europa seguiti solamente dalla Bulgaria.
Per quanto riguarda la trasparenza, secondo la classifica RTI (Right to Information – indice che misura l’accessibilità di documenti, dati e informazioni in possesso delle pubbliche amministrazioni) l’Italia è passata dal 97° al 54° posto su 103 Paesi analizzati, solo nel novembre 2016. Questo avanzamento è dovuto sicuramente alla recente approvazione del FOIA (Freedom of Information Act ), il D.Lgs. n. 97/2016 che ha novellato il D.Lgs. n. 33/2013 (Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle Pubbliche Amministrazioni),  entrato in vigore il 23 giugno 2016.
È dal 1990 che in Italia si legifera per la trasparenza e per arginare la corruzione. La prima legge sulla trasparenza amministrativa è stata la legge n.241/90 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi). Successivamente giunsero:

  • la legge n. 15/05 (Modifiche ed integrazioni alla legge 7 agosto 1990, n. 241, concernenti norme generali sull’azione amministrativa),
  • il d.lgs.n. 82/05 (Codice dell’Amministrazione digitale),
  • la legge n. 69/09 (Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile),
  • la legge n. 15/2009 (Delega al Governo finalizzata all’ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonchè disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro e alla Corte dei conti),
  • il d.lgs. n. 150/09 (Il decreto Brunetta – Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle Pubbliche Amministrazioni),
  • la legge n. 190/12 (Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella Pubblica Amministrazione)

Infine, con il d.lgs n. 97/2016 recante “Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza correttivo della legge n. 190/12 e del D.Lgs. n. 33/2013, ai sensi dell’articolo 7 della legge n. 124/2015, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche” anche l’Italia si allinea con gli oltre 90 Paesi nel mondo per garantire ai propri cittadini l’accesso alle informazioni sull’operato delle PA.
I livelli di trasparenza della PA, infatti, dovrebbero essere inversamente proporzionali ai livelli di corruzione secondo il teorema che a più trasparenza dovrebbe corrispondere meno corruzione.
Per gli italiani, infatti, la trasparenza può essere il primo freno alla corruzione. A dirlo è la prima indagine sulla trasparenza nella Pubblica Amministrazione dell’Osservatorio Socialis di Errepi Comunicazione in partnership con l’istituto IXE: il campione di italiani intervistato ha dichiarato che un’azione di trasparenza della PA funzionerebbe in primo luogo come freno a comportamenti illegittimi come

  • corruzione (43%)
  • raccomandazioni (26%)

e avrebbe effetti positivi su

  • controllo della gestione delle risorse pubbliche (22%)
  • miglioramento della qualità dei servizi (19%)
  • aumento dell’efficienza delle amministrazioni pubbliche (14%)
  • rapidità dei processi di appalto e concorsi (12%).

Ma così non è, purtroppo! Dagli anni 90 ad oggi sembra che le cose non siano mutate affatto. Agli inizi degli anni 90, l’inchiesta “Mani pulite” portò alla luce un vasto sistema di corruzione fondato sulle tangenti (da cui il nome “tangentopoli”) tra la politica e il mondo dell’economia, con finanziamenti ai partiti da parte di imprese interessate all’accaparramento di appalti pubblici. Mani pulite segnò la fine di numerosi esponenti politici, con i relativi partiti e vide emergere nuove formazioni politiche, che dettero l’avvio alla cosiddetta “Seconda Repubblica”. Dalle dichiarazioni degli stessi protagonisti di tangentopoli, durante le fasi processuali, emerse che questo tipo di corruzione era un sistema talmente stabile ed ordinario che rappresentava, ormai, la prassi per ottenere gli appalti. Si tratta di una “cultura della corruzione e della raccomandazione”, ben radicata da secoli nella società e difficile da estirpare e debellare. Le inchieste giudiziarie degli anni 90 hanno dato solo un duro colpo al sistema della corruzione senza riuscire, però, ad estirparlo. Il sistema ha trovato la forza di reagire e riorganizzarsi secondo nuovi modelli e nuove pratiche. Vedasi i  recenti fatti di corruzione relativi alle opere di Expo Milano 2015, a quelle volte alla realizzazione del Mose di Venezia, ai fatti di “Mafia Capitale” a Roma, per non parlare dei continui episodi di corruzione nei palazzi delle amministrazioni regionali e comunali, dei concorsi ed esami truccati, dei furbetti del cartellino, degli abusi legge 104/92,  degli affidamenti di incarichi pubblici a parenti ed amici.
Non basta, però, scrivere le norme per combattere la corruzione! La recente normativa italiana su anticorruzione e trasparenza è ritenuta tra le migliori al mondo dal punto di vista dei princìpi, tant’è, come già detto, la classifica di Rti ratingha premiato l’Italia collocandola dal sestultimo posto ad una posizione centrale. Restano bassi i valori assegnati all’Italia sulle possibili sanzioni previste (4 punti su 8) e sulla possibilità di ricorrere (9 punti  su 30). Il rischio è quello di avere una buona legge, ma di difficile applicazione.
Anche la Scuola, essendo una PA (art. 1, comma 2, del Dlgs. 165/2001), non sarebbe esente da fenomeni corruttivi. In un altro tipo di indagine di Trasparency International, il GCB (Global Corruption Barometer) in cui sono stati posti ad un campione di cittadini alcuni quesiti attinenti la percezione della corruzione nei settori della Politica, della Magistratura, dell”Informazione, delle Pubbliche Amministrazioni (tra cui la Scuola) sono risultati tra i più corrotti i partiti politici, il sistema giudiziario e il sistema sanitario, tra i meno corrotti è risultata la Scuola. Ciò non toglie che l’ANAC (Agenzia Nazionale AntiCorruzione) ha provveduto a stilare anche per la Scuola le Linee guida (Applicazione alle istituzioni scolastiche delle disposizioni di cui alla legge 6 novembre 2012, n. 190 e al decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33) con l’Allegato 1 (Elenco esemplificativo di processi a maggior rischio corruttivo riguardanti le istituzioni scolastiche) e l’Allegato 2 (Elenco degli obblighi di pubblicazione applicabili alle istituzioni scolastiche).
Di ultima pubblicazione, da parte dell’ANAC, è lo Schema delle Linee guida (recanti indicazioni operative ai fini della definizione delle esclusioni e dei limiti all’accesso civico di cui all’art. 5 co. 2 del d.lgs. 33/2013). È stato in consultazione online fino alle ore 12 del 28 novembre 2016 per l’invio di eventuali contributi e dovrebbe essere pubblicato a breve in versione definitiva. Lo schema delle linee guida
ha ad oggetto le indicazioni operative per la definizione delle esclusioni e dei limiti, previsti dalla legge, all’accesso civico da parte di qualsiasi cittadino.

Tutte le Pubbliche Amministrazioni, tra cui la Scuola, devono adeguarsi, entro il 23 dicembre 2016, alla pubblicazione obbligatoria sui siti istituzionali delle materie previste e dell’informativa sulle modalità dell’accesso civico (modello di richiesta di accesso civico).

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