Martedì, 31 Maggio 2016

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Neoassunti fase B Sardegna fuori regione - ecco qual è la reale situazione. Lettera

di redazione
ipsef

Siamo un centinaio di docenti sardi che ha ottenuto una cattedra di ruolo nel piano di assunzioni messo a punto dal Governo con la legge n.107/2015 ("La Buona scuola").

Questa legge ha fatto seguire alla fase standard di assunzioni su base provinciale, denominata fase 0, altre tre fasi di immissione straordinaria: la fase A su posti disponibili in regione e le fasi B e C su posti disponibili a livello nazionale rispettivamente su organico didattico, (cattedra), e su organico di potenziamento, (copertura di supplenze brevi e potenziamento didattico).

Le fasi A, B e C prevedevano l’accesso secondo due canali: quello dalle Graduatorie ad Esaurimento (GAE) e quello dalle graduatorie di merito, (GM), redatte a seguito di un concorso pubblico che ha avuto inizio nel 2012 e si è concluso nel 2013.

Per accedere al meccanismo di reclutamento era necessario presentare nel mese di agosto una domanda on-line nella quale si doveva indicare l’ordine di preferenza delle Province di assunzione. Nella graduatoria dovevano figurare obbligatoriamente tutte le Province italiane.

Il criterio di appartenenza alle fasi A, B o C era, chiaramente e giustamente, meritocratico ovvero sarebbero stati chiamati prima i docenti con maggior punteggio e poi a scalare gli altri.
Al momento della domanda nessuno poteva sapere con certezza in quale fase sarebbe rientrato ma, comunque, i docenti sarebbero stati assegnati ad una fase piuttosto che ad un’altra in funzione del punteggio posseduto nella GAE o nella GM.

In entrambi i canali si verificava il posizionamento dei docenti all’interno di una graduatoria nazionale generata fondendo tutte le graduatorie regionali per ogni singola classe di concorso.

Solo la fase A era, lo ribadiamo, su posti disponibili a livello regionale. Per gli altri il funzionamento doveva essere il seguente: fino ad esaurimento dei posti disponibili il docente con migliore posizionamento in graduatoria sarebbe rientrato in fase B (su cattedra) e quello con peggiore posizionamento si sarebbe dovuto accontentare della fase C (di potenziamento).

Semplice e chiaro.

Era anche previsto che la mancata presentazione della domanda o il rifiuto della eventuale proposta di assunzione avrebbe comportato la cancellazione da qualsiasi graduatoria scolastica e non è stata data (e perché mai sarebbe stato necessario?) la possibilità di scegliere ai docenti in fase B di rientrare, volontariamente, nella fase C.

Secondo quanto riportato, a posteriori dagli organi di stampa, i posti disponibili su tutte le classi di concorso in Sardegna sarebbero ammontati a 132 nella fase A, 171 nella fase B e 1451 nella fase C.

Nel mese di settembre, a fasi 0 ed A esaurite, gli uffici scolastici hanno verificato il numero delle cattedre scoperte nelle varie materie di insegnamento in tutti gli istituti del territorio nazionale.
Questa verifica ha definitivamente permesso l’individuazione nelle graduatorie nazionali degli insegnanti necessari per ricoprire le cattedre e per completare anche la fase B.
Il 15 settembre 2015 questi docenti sono stati assunti a tempo indeterminato nella prima provincia in cui c'è stata la disponibilità di cattedra secondo l'ordine indicato nella domanda (non necessariamente dunque, e anzi quasi mai, coincidente con la rpima provincia delle cento dell'elenco).

Nel caso particolare di Tecnologia nelle scuole medie, la nostra materia d’insegnamento, secondo una stima piuttosto accurata, sessantasette (67) insegnanti sardi, noi compresi, hanno ottenuto il posto a tempo indeterminato in fase B per ricoprire una cattedra in una provincia fuori regione (nella maggior parte dei casi nel nord Italia).

Qui inizia l’assurdo.

Nei mesi successivi, gli uffici scolastici regionali hanno esaminato le richieste nelle quali i dirigenti delle scuole chiedevano dei docenti per il potenziamento dell’offerta formativa e, in tal modo, in Sardegna, sono comparsi ben ulteriori 1.451 posti disponibili! Questi posti sono stati coperti in regione nel mese di novembre, dagli assunti nella fase C, cioè dai docenti presenti nelle posizioni residue delle graduatorie di tutte le classi di concorso, cioè in coda a tutte le altre fasi del piano assunzionale. Al contrario di quanto previsto per ricoprire una cattedra, infatti, nel caso di assunzione in potenziamento non è strettamente necessario essere in possesso un’abilitazione specifica. Ad esempio in molti contesti è accaduto che il dirigente scolastico abbia richiesto come docente di potenziamento un insegnante di matematica e che, invece, gli sia stato assegnato d’ufficio un insegnante di educazione fisica.

Ricapitolando a titolo di esempio la nostra specifica situazione: 67 docenti di Tecnologia, insegnanti altamente qualificati, (in genere ingegneri ed architetti), che precedevano nelle graduatorie, hanno preso il ruolo fuori regione in organico didattico e 1.451 docenti, che seguivano nelle graduatorie, hanno ottenuto un posto all’interno delle scuole regionali in organico di potenziamento. Sono cioè rimasti a casa loro.

E oltre al danno la beffa.

La “Buona scuola” prevede, infatti, che la differenziazione tra organico didattico e organico di potenziamento decada alla fine dell’anno scolastico 2015-2016. Questi due organici convergeranno l’anno prossimo nell’organico dell’autonomia e sarà il dirigente scolastico a decidere a chi assegnare la cattedra (ad esempio ad un docente entrato in ruolo col potenziamento) e a chi invece assegnare altre mansioni (anche ad un docente entrato in ruolo su cattedra)!

Dall’anno prossimo dunque i 67 docenti di Tecnologia fuori regione potrebbero perdere la cattedra e i 1.451 docenti assunti in regione potrebbero acquisirla.

Inutile dire che se i docenti di Tecnologia assunti in fase B avessero solo ipotizzato una situazione di questo tipo si sarebbero probabilmente impegnati a passare il concorso pubblico commettendo qualche errore...

Ma il pasticcio non finisce qui.

Nella L.107 era previsto il vincolo triennale di permanenza nella Provincia di assunzione.
Durante il mese di gennaio i sindacati ed il Ministero della Pubblica Istruzione (oggi MIUR) hanno portato avanti un tavolo di lavoro finalizzato a definire le regole della mobilità dei docenti assunti a seguito della “Buona scuola”. Tutti gli insegnanti “emigrati di fase B” hanno sperato che si rimediasse all’ingiustizia appena sintetizzata.

A seguito dell’accordo con i sindacati, il Ministero, in un brevissimo momento di lucidità, ha derogato per un anno al vincolo triennale di permanenza ed ha istituito quattro fasi di mobilità denominate, (giusto per semplificare le cose), anch’esse fasi A, B, C e D da realizzarsi temporalmente l’una di seguito all’altra.

La fase relativa ai trasferimenti interprovinciali era quella che ci avrebbe permesso di tornare a casa.

Purtroppo però si è spenta immediatamente la luce e, in questo piano di mobilità, la possibilità di richiedere il trasferimento interprovinciale per gli “emigrati di fase B” è stata fatta coincidere con la fase “D”, posizionata in coda a tutte le altre richieste di trasferimento da parte degli altri docenti.

Ora, fatto salvo che i docenti assunti in fase C in Sardegna, così come in tutte le altre regioni, non avranno alcun interesse a richiedere la mobilità interprovinciale in uscita e che non ci sarà più alcuna differenziazione tra organico didattico e organico funzionale, la nostra situazione, già estremamente grave, è diventata, grazie al deludente accordo sulla mobilità, tragica e le speranze di rientrare a casa si sono dissolte definitivamente.

Tutto, a questo punto, si sarebbe risolto in lacrime e sangue se il MIUR, con l’ultimo colpo di coda, non ci avesse riservato anche qualche amara risata.

Veniamo recentemente a sapere che, in data 26/02/2016, è stato pubblicato il bando per il nuovo concorso della scuola e, indovinate un po’ quanti posti di Tecnologia nelle scuole medie sono stati banditi nella regione Sardegna?

Non vi sarà difficile indovinare che i posti banditi sono proprio 67, coincidenza per lo meno inquietante. Ritorna lo stesso simpatico numero primo che viene fuori dalle nostre stime.
Peccato.
L’ufficio scolastico regionale avrebbe potuto parzialmente riscattarsi, in questa fase, evitando di inserire posti a bando su classi di concorso che presentano un numero di docenti fuori regione pari al fabbisogno reale.

Purtroppo questa situazione si avvia alla sua triste conclusione anche grazie alla totale disinformazione da parte di tutte le categorie che avrebbero dovuto e dovrebbero supportarci come insegnanti e come cittadini: L'Ufficio Scolastico Regionale sardo, i sindacati, i politici regionali, i giornalisti. Quando da noi interpellati, singolarmente o in gruppo, per amicizia o attraverso canali ufficiali, non solo non hanno saputo dare risposta alle nostre richieste ma addirittura, nella maggior parte dei casi, hanno appreso le notizie di cui chiedevamo riscontro nel momento stesso in cui noi gliele abbiamo manifestate.

L'USR non è a conoscenza del numero dei posti messi a bando nel prossimo concorso, i politici locali non hanno idea del numero dei loro docenti finiti ad oltre 1000 km da casa e si giustificano affermando che loro non siedono al tavolo delle trattative tra MIUR e sindacati e dunque non conoscono la reale situazione, i sindacati dal canto loro si giustificano affermando che possono solo presentare delle proposte ma che le decisioni definitive sono prese dal MIUR, la stampa infine si è occupata di noi solo a settembre, al momento dell'assunzione, diffondendo peraltro numeri non veritieri sui docenti emigrati fuori regione, all’interno di trionfalistici comunicati stampa che annunciavano il grande successo della Buona Scuola!

Dirigenti scolastici e di rimando politici hanno parlato di dieci docenti che avrebbero preso il ruolo fuori Sardegna: in realtà risultano circa un centinaio; ci hanno rassicurato a seguito di incontri inconsistenti con il Ministro della Pubblica Istruzione dicendoci di “stare sereni” ché il sacrificio sarebbe stato di un solo anno; non hanno dato retta alle nostre richieste di prestare maggiore attenzione al problema.

Probabilmente per politici e sindacalisti, in barba a ogni principio costituzionale di buon andamento, meritocrazia, rispetto e salvaguardia della famiglia, un centinaio di docenti meglio classificati e di relative famiglie sono sacrificabili… ; forse perché era meglio non danneggiare numeri ben più grandi, seppure peggio classificati, in nome del numero di potenziali voti, tessere o quant'altro?
Lo “stare sereni”, a posteriori, ci ricorda quello assurto agli onori della cronaca.

Consentiteci ora, in chiusura, una piccola parentesi familiare.

Purtroppo i nodi stanno venendo al pettine. Tanti di noi che si sono dovuti separare dai propri figli iniziano a vedere i primi segni della lontananza nei loro occhi e negli occhi delle proprie compagne e dei propri compagni. Gli spostamenti del papà o della mamma che inizialmente venivano percepiti come un gioco si sono trasformati in traumi. I bambini hanno capito che papà/mamma torna, se e quando ce la fa, e resta tre giorni, poi parte e sta via un mese, quando va bene. Con un velo di tristezza dobbiamo riconoscere che questa esperienza ha insegnato ai nostri figli, anche bambini molto piccoli, il concetto del tempo, concetto che prima ignoravano. Chi di noi non ha figli ha comunque una famiglia, un coniuge, un genitore, magari anziano o malato, che soffre per la nostra mancanza. E noi per la loro. Ingiustamente: non lo abbiamo scelto. O così o fuori da tutte le graduatorie, definitivamente. Questa era l'unica scelta possibile.

Siamo soli. A combattere la nostra battaglia per tornare a casa. Purtroppo (l'ennesimo!) le ore che abbiamo a disposizione per combatterla è estremamente limitato. Gran parte delle nostre giornate sono occupate a fare lezione ai nostri ragazzi, a servire lo Stato e fare il nostro dovere di insegnanti.

Distinti saluti.

Valeria Naimi

(per “I Docenti sardi assunti da Graduatoria di Merito Concorso 2012 in fase B fuori regione”).

P.S.: Solo a resoconto terminato ci siamo resi conto di non aver menzionato il disagio economico. Probabilmente, inconsciamente, abbiamo dato poca importanza a questo aspetto.
Per completezza, assunto uno stipendio medio, bonus di Renzi compreso, pari a circa 1500 € abbiamo spese per gli affitti si aggirano intorno ai 600/700 €.

A questo si aggiungono le bollette e qualche sporadico rientro a casa.
Il contributo per il mantenimento della famiglia in Sardegna purtroppo non è un granché.
Crediamo che questi pochi numeri siano più che sufficienti per descrivere la situazione da questo punto di vista.
Chi è rimasto a casa chiaramente, anche in questo caso (pur indietro nelle graduatorie....), risulta avvantaggiato.

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