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Sabato, 27 Agosto 2016

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Contratti Co.co.co nella scuola. Cosa vuol dire essere precari storici da più di 20 anni. Lettera

di redazione
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Gentilissimi, in questi giorni è stato dato risalto sulla stampa, su Orizzonte Scuola, su Facebook ecc. all’annosa questione che riguarda i precari storici della scuola ed in particolare riferimento al D.M. 66/2001, considerato che lo scrivente è uno di quelli che vivono in prima persona il dramma del precariato storico della scuola da circa 20 anni, chiedo gentilmente a Voi di pubblicare questa mia disamina sulla pungete situazione che ancora oggi non ha posto la parola Fine ad un lungo Calvario fatto di precarietà.

Voglio ricordare a chi mi legge (anche se non v’è bisogno)i primi 4 articoli della Costituzione.

Art. 1

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Orbene, le domande che mi sono posto ed a cui ho cercato di dare una risposta le sottopongo anche a chi mi legge confidando in un prezioso aiuto concreto.

1) Cosa vuol dire essere “ un precario “ alla mia età?

Significa navigare a vista sul mare dell’incertezza del domani, significa essere stati sfruttati per tanti anni e non avere più l’età per ripartire da zero, significa essere stati messi in un limbo circondati da un silenzio assordante e ogni anno essere appesi all’esile filo di una nuova Finanziaria.

2) Come vedo il mio futuro?

Nero, nerissimo..viviamo in una società che ha perso e continuerà a perdere non si può accettare che l’Italia, che è oggi in Europa, manca ancora di quei parametri di civiltà di cui sempre si parla e si enfatizza, ma che al momento opportuno ci si accorge di possedere solo un’immagine virtuale di quella che è la realtà oggettiva.

3) Quanto hanno fatto i sindacati, a livello concreto, per tutelare i precari della scuola rispetto ai tagli previsti dal precedente decreto Gelmini e dal nuovo ,quanto hanno pesato le manifestazioni di protesta?

Poco o nulla visto che siamo ancora qui a parlarne…l’incisività è tutt’altra cosa, se si vuole veramente una cosa la si ottiene..basta volerlo e per volerlo bisogna essere determinati senza adagiarsi sui contentini momentanei o su palliativi.

4) Cosa ha fatto il Governo per questi precari storici della scuola ?

Caro Governo, noi non siamo ombre della scuola.. e ci si indigna quando si sentono affermazioni offensive. Non è accettabile che un Ministro della Repubblica possa affermare testualmente : “ I precari non li ho creati io, non sono un problema mio”.

Vorrei sottolineare che noi non siamo un vecchio rudere ereditato da un lontano zio d’America del quale disfarsi perché poco gradito.

Quelli che il Ministro della P.I. ha ereditato, sono persone vive con famiglie, impegni, mutui, figli, rate, ma soprattutto con una dignità, che noi da cittadini pretendiamo venga rispettata.

Il secolo scorso proclamò l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, e fu una conquista formidabile, questo secolo consolida questo principio, ma ve ne aggiunge un altro non meno fondamentale : la eguaglianza degli uomini dinanzi al lavoro inteso come dovere e come diritto, come gioia creatrice che deve dilatare e nobilitare l’esistenza, non mortificarla o deprimerla.

Il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel discorso di chiusura dell’anno 2015, rivolgendosi a tutti noi (Italiani) ha voluto evidenziare come un lavoro sicuro sia importante : “ l’uscita dalla recessione economica non pongono ancora termine alle difficoltà quotidiane di tante persone e di tante famiglie. Il lavoro sicuro manca ancora a troppi dei nostri giovani.”

Voglio ancora ricordare, a chi è di memoria corta, alcune frasi sul lavoro dette dal S. Padre in due date distinte:

  1. 24 maggio 2014 – Ogni cristiano, nel posto di lavoro, può dare testimonianza, con le parole e prima ancora con una vita onesta.
  2. 11 novembre 2014 – Quanto importante il lavoro : per la dignità umana, per formare una famiglia, per la pace!

Spero, cari lettori, di essere stato sufficientemente chiaro per i concetti espressi e nel contempo ringraziare tutti per la pazienza che hanno avuto nel leggere questa mia disamina e ringraziare se mi verrà concessa l’opportunità di vederla pubblicata affinchè giunga alle orecchie sorde di chi non vuol sentire.

Distintamente saluto.

F.to Vincenzo Minici 

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