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Domenica, 28 Agosto 2016

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Il concorso a cattedre fa scoppiare il caso “educatori”: la categoria più bistrattata della scuola

di redazione
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ANIEF - Con il concorso a cattedre scoppia il caso-educatori. Si tratta di una figura professionale della scuola sempre più relegata all’angolo.

Perché dopo la mancata valorizzazione nella Legge 107/2015, il blocco delle assunzioni annuali, l’esclusione dal bonus di 500 euro per l’aggiornamento, ora è arrivata un’altra stangata alla categoria: la mancanza totale di posti nei bandi relativi alle 63.712 immissioni in ruolo da attuare nei prossimi tre anni.

“Anief ritiene che la misura sia colma – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -: nei prossimi giorni, pertanto, aprirà una sezione dedicata agli educatori. Prendendo l’impegno sin da oggi di impugnare tutti gli atti che stanno portando questa preziosa professionalità della scuola a livelli di mancata considerazione mai raggiunti. Perché gli educatori sono a tutti gli effetti insegnanti: non è possibile averli ignorati in occasione sia della riforma sia del concorso a cattedre”.

“Posso annunciare – continua il sindacalista Anief – che ricorreremo in tribunale anche per loro: per permettere ai tanti precari che operano da anni nelle strutture formative e convittuali di partecipare alla selezione pubblica. Nei prossimi giorni, verrà resa nota anche la piattaforma rivendicativa attraverso cui si intende dare il giusto merito a questa professionalità sempre più dimenticata da chi governo la scuola italiana”.

Anief ricorda che il personale educativo non è stato preso in considerazione nel piano di assunzioni straordinario della Buona Scuola. Come è stato ignorato dai sindacati rappresentativi, che tanto hanno lottato in questi mesi per i diritti della classe docente, ma del personale educativo evidentemente non ne conoscono l'esistenza. Eppure anche con la Legge 107/15 ha ammesso è stato ammesso che appartenere alle GaE è il requisito fondamentale per accedere al piano assunzionale nazionale B e C. Ed il personale educativo ne fa parte al pari dei docenti: gli educatori precari hanno superato un concorso di abilitazione, come i docenti di disciplina.

Il loro inquadramento è poi equiparato, in tutto e per tutto, ai docenti della primaria, sia secondo il Dpr 417/74 (art. 121) sia sulla base di una serie di espressioni della Corte del Conti e del Tar del Lazio. Non è un caso che esista la classe di concorso di appartenenza del personale educativo: la L030 "Pedagogia e didattiche speciali dell'insegnamento, ordine scuola PPPP", collocata dall'art. 3 del Dpr 23 agosto 1988 n. 399 nell'area funzione docente" e finalizzata alla formazione ed educazione degli alunni convittori e semiconvittori. Viene allora da chiedersi: se per il personale educativo non è stato prevista l'assunzione straordinaria, perchè non dare almeno la possibilità a chi appartiene a tale classe di concorso di essere inserito nelle GaA della scuola primaria?

Sembra che nessuno voglia opporsi al precariato infinito, riservato a questa categoria di docenti ibridi. La confusione è totale. Anche nella 107/15, dopo che la figura è stata emarginata per 115 commi, improvvisamente appare per dire che “il personale docente ed educativo è sottoposto al periodo di formazione e di prova, il cui positivo superamento determina l'effettiva immissione in ruolo”. E anche nel comma 117, dove si spiega che “il personale docente ed educativo personale educativo, in periodo di formazione e di prova è sottoposto a valutazione da parte del dirigente scolastico”. Poi il personale educativo riemerge anche quando nella Buona Scuola si parla di vincolo triennale per i trasferimenti.

Nessuno sa, forse nemmeno il Miur, che gli educatori, continuano ed essere relegati nelle istituzioni convittuali, sempre più ridotte di numero e con mobilità pressoché inesistente. Il personale educativo continua poi ad essere trattato come se non fosse parte integrante del nostro sistema scolastico ed educativo. Né può accedere al concorso a cattedra, poiché la classe di concorso L030 (III), equiparata in tutto e per tutto ai docenti della primaria, non viene evidentemente considerata un’abilitazione a tutti gli effetti come quella invece conseguita dai docenti nella classe di concorso EEEE. Allo stesso modo, non può presentare domanda di aggiornamento/mobilità tramite il sistema POLIS, ma affidarsi al più antiquato e obsoleto sistema di trasmissione cartacea, a discapito della trasparenza, chiarezza e velocità. Come non può esprimere le preferenze per più di tre sedi, mentre gli altri docenti possono scegliere tra 20 province diverse la propria destinazione. Nè possono chiedere la mobilità interprovinciale sulla base della legge 107/2015 che deroga il vincolo triennale escludendo in pieno gli educatori.

L’educatore non può poi prestare attività educativa all’interno delle scuole, poiché non è prevista la figura dell’educatore per le attività di progettazione, coordinamento, gestione e realizzazione degli interventi educativi. Né può sperare nella stabilizzazione nei convitti, poiché le politiche ministeriali e provinciali si impegnano per la chiusura e non il mantenimento ed apertura di queste fondamentali istituzioni educative.

Mentre è fondamentale e prioritario il riconoscimento e l’applicazione della normativa, che prevede la mobilità nella scuola primaria, ed il riconoscimento dell’abilitazione quale titolo di accesso alla classe di concorso EEEE. Questo è l’obiettivo, che assieme a quelli sopraesposti, si prefigge l’azione dell’Anief.

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