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Mercoledì, 24 Agosto 2016

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Alternanza scuola-lavoro: polemica su tirocinio nelle parrocchie, mancano indicazioni per alunni disabili. Avvio stentato

di Nino Sabella
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La legge n. 107/2015, al fine di incrementare le opportunità di lavoro degli studenti e la loro capacità d'orientamento, ha previsto al comma 33, modificando il D.L.vo n. 77/2005,  quanto segue:

Al fine di incrementare le opportunita' di lavoro e le capacita' di orientamento degli studenti, i percorsi di alternanza scuola-lavoro di cui al decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, sono attuati, negli istituti tecnici e professionali, per una durata complessiva, nel secondo biennio e nell'ultimo anno del percorso di studi, di almeno 400 ore e, nei licei, per una durata complessiva di almeno 200 ore nel triennio. Le disposizioni del primo periodo si applicano a partire dalle classi terze attivate nell'anno scolastico successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge. I percorsi di alternanza sono inseriti nei piani triennali dell'offerta formativa.

I percorsi di alternanza scuola-lavoro, dunque, devono avere una durata minima di 400 ore nel secondo biennio e nell'ultimo anno degli istituti tecnici e professionali e di 200 ore nel triennio dei licei; iniziano nel corrente anno scolastico coinvolgendo le classi terze.

Tali percorsi, come leggiamo nel successivo comma 34, possono essere svolti anche presso i musei e altri istituti pubblici e privati operanti nei settori del patrimonio e delle attivita' culturali, artistiche e musicali, nonche' con enti che svolgono attivita' afferenti al patrimonio ambientale o con enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI.

Al fine di facilitare lo svolgimento dei detti percorsi, la legge di Riforma ha previsto (comma 41) l'istituzione, presso le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura,  del registro nazionale per l'alternanza scuola-lavoro; registro istituito d'intesa con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, sentiti il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il Ministero dello sviluppo economico.

Le finalità per le quali sono previsti i suddetti percorsi sono sicuramente importanti al fine dell'orientamento e dell'inserimento nel mondo del lavoro dei nostri alunni, tuttavia l'avvio degli stessi non è stato certo dei migliori tanto che un gruppo di onorevoli, tra cui la Ghizzoni  e la Malpezzi, hanno posto al Governo un'interrogazione in proposito."Attualmente - si legge nell’interrogazione – si ravvisano molteplici difficoltà che le scuole superiori stanno incontrando nel rivolgersi agli enti pubblici e privati per avviare questa parte della riforma molto importante per la formazione completa degli studenti, difficoltà, il più delle volte, motivate da una scarsa conoscenza della normativa e da una certa diffidenza nell'aprire certe istituzioni al mondo della scuola”.

Ne abbiamo parlato nell'articolo "Alternanza scuola lavoro. Novità della Riforma della scuola, ma non tutto sta filando liscio".

Le scuole, che hanno incontrato maggiori difficoltà nello stipulare convenzioni con aziende interessate all'attivazione dei percorsi di alternanza, sono prevalentemente quelle del Sud sia Licei che Istituti tecnici  e professionali. Le scuole del Nord, invece, hanno incontrato difficoltà per l'attivazione dei percorsi di alternanza soltanto per i Licei.

Il problema riscontrato nelle scuole del Sud nasce da cause strutturali, nel senso che non vi sono tutte queste aziende in grado di accogliere gli alunni destinati a svolgere l'esperienza lavorativa, diversamente dalle scuole del Nord dove, al contrario, sono molte le aziende del territorio  interessate a coinvolgere gli studenti che, in seguito e nel caso in cui vi siano i presupposti,  potrebbero anche essere assunti presso le medesime imprese in cui hanno svolto lo stage. 

Quanto ai Licei, le difficoltà attengono tanto alle Scuole del Nord quanto a quelle del sud Italia, in quanto ci si dovrebbe rivolgere ad istituzioni culturali (musei, biblioteche, gallerie d'arte ...) che non sembrano ancora preparate ad accogliere gli alunni.

Abbiamo approfondito l'argomento nell'articolo "Alternanza scuola lavoro: è a rischio nei licei, ecco perché"

Le problematiche sopra descritte, nonostante siano ormai trascorsi diversi mesi dall'inizio dell'anno scolastico, non sono state superate del tutto tanto da indurre dirigenti scolastici e uffici scolastici regionali a cercare soluzioni che non hanno mancato di suscitare polemiche.

Al riguardo, possiamo citare la proposta dell'USR Lombardia di far svolgere i percorsi di alternanza scuola/lavoro presso le Diocesi lombarde, che a tal fine hanno messo a disposizione archivi, biblioteche, musei, attività di volontariato e altre opportunità proprie di ogni parrocchia, come si legge nella nota del 02/02/2015 del medesimo USR.

Tale proposta ha suscitato la reazione della Rete degli Studenti Medi, il cui portavoce Alberto Irone ha affermato, come leggiamo in un articolo del Corriere della Sera: «Ci sembra palese che l’Ufficio scolastico Regionale Lombardo non abbia chiaro cosa sia l’alternanza scuola/lavoro e la sua differenza con il legittimo volontariato personale». Lo stesso Airone ha chiesto che sia fatta «immediata marcia indietro su questa proposta, per garantire libertà di scelta e laicità della scuola pubblica».

Anche l'Unione degli Studenti ha fatto sentire la propria voce in proposito, sostenendo che l'unica preoccupazione delle scuole e degli uffici periferici del MIUR è quella di colmare il monte ore, senza guardare l'effettiva valenza delle esperienze svolte.

Senza entrare nel merito della proposta e delle polemiche, sono evidenti la difficoltà a rendere operativo quanto stabilito dalla legge n. 107/2015, ragion per cui sarebbe necessaria una riflessione approfondita da parte del MIUR, al fine di non tradire quelle finalità che stanno alla base dei percorsi di alternanza scuola-lavoro: potenziare la capacità d'orientamento degli studenti e incrementare le loro opportunità di lavoro.

Altra problematica attinente ai percorsi di alternanza scuola-lavoro, sollevata da alcuni siti dedicati,  riguarda la partecipazione ai medesimi da parte degli allievi disabili.

La legge n. 107/2015 non fa alcun riferimento e, quindi, non disciplina la partecipazione dei detti alunni ai percorsi di alternanza, mentre la Guida operativa per le Scuola elaborata dal MIUR fa riferimento soltanto all'abbattimento delle barriere architettoniche in caso di presenza di alunni disabili e al fatto che i periodi di alternanza debbono essere dimensionati, per i soggetti disabili, in modo da promuoverne l'autonomia anche ai fini dell'inserimento nel mondo del lavoro.

La mancanza di disposizioni specifiche e puntuali potrebbe rendere problematica la partecipazione degli allievi con disabilità alle esperienze  lavorative poste in essere da istituzioni scolastiche e aziende, che in passato hanno mostrato una certa ritrosia nell'accogliere tali studenti soprattutto per la necessità di figure che li seguano durante tutta l'esperienza in azienda, senza alcun incentivo economico.

Sarebbe doveroso da parte del MIUR provvedere a tale "vuoto normativo", in quanto i percorsi di alternanza scuola lavoro potrebbero costituire una grande opportunità per realizzare quel progetto di vita degli allievi disabili, di cui si parla tanto ma che spesso viene tradito nei fatti.

 

 

 

 

 

 

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