Le emozioni come energia che “muove” all’apprendimento

di redazione
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“Siamo a tavola, fratelli e sorelle con il babbo a capotavola… Suona il telefono. – Carissima signora… È la maestra. Si fa un silenzio sacro… Il babbo è passato dalla più squisita cortesia e cordialità a un tono preoccupato e risentito. – Capisco, ma come la prenderà il bambino? A maggior ragione se è poco inserito… –

Io sono poco inserito. Il babbo non mi ha nominato, ma tutti hanno capito che non è la maestra di qualcun altro di noi; è proprio la mia. Mi chiedo cos’ho di diverso dagli altri bambini, perché mi dicano poco inserito. Non ci avevo ancora pensato che gli altri sono inseriti e io no.”

Con queste parole il professore Giovanni Campana descrive se stesso bambino. Nel libro dal titolo Sul quì e sul quà (eBook delle edizioni Elison Publishing 2015), il professore ci racconta la Storia di un terribile naufragio scolastico e di una grande amicizia, la sua storia di bambino che vive in modo lacerante le proprie difficoltà scolastiche, e comincia a sentirsi “poco inserito”, cioè estraneo, avulso dal contesto sociale della scuola che frequenta quotidianamente.

Una sensazione di grande disagio, che Campana conosce bene, proprio perché vissuta sulla sua pelle, una sensazione che “imprigiona”, ancora oggi, a più di cinquant’anni dal tempo di quel racconto, una altissima percentuale di studenti, il cui “insuccesso” nel percorso scolastico non è imputabile alla personale mancanza di capacità di apprendimento – se non in caso di specifici disturbi –, quanto piuttosto a delle particolari condizioni emotive, anche quando ciò resta invisibile a uno sguardo non sufficientemente formato per vederle.

Oggi, dopo un lungo scavo di ricerca personale delle ragioni di una esperienza scolastica negativa e dolorosa, il professore Campana svolge attività di formatore per l’Associazione Docenti Italiani, preoccupandosi soprattutto di trasmettere la visione di una scuola attenta alla profonda connessione tra apprendimento e buona crescita. E, per la rubrica A scuola di emozioni di Edisesblog – di cui è uno degli autori fissi –, il professore torna a parlarci di apprendimento e del ruolo che le emozioni svolgono in classe, ma questa volta lo fa dal punto di vista specifico della motivazione.

Quali sono le emozioni che possono “muovere” all’apprendimento, che possono stimolarlo, rafforzarlo, che possono mantenere stabile la motivazione verso il sapere? Cos’è questa tanto citata motivazione? Per quali vie si struttura? Cosa non devono mai perdere di vista gli insegnanti quando si trovano di fronte a un gruppo classe numeroso e vario, ma inevitabilmente composto da individui, da persone?

Nell’articolo Il ruolo delle emozioni nella motivazione all’apprendimento, il professore Campana ci parla di meraviglia, di interesse, di piacere e gioia, di autostima, e lo fa con un tono e un approccio appassionato ma poco idealista e molto pratico/tecnico, fortemente basato sull’esperienza di chi in classe c’è stato per una vita, prima come alunno e studente problematico, poi come insegnante e preside tutto preso dal problema benessere degli alunni quale condizione per e nell’apprendere e, in particolare, dal “problema” degli “studenti con problemi”. Un’esperienza fatta fruttare con pienezza grazie ad appassionati studi su come è fatto un bambino/ragazzo che apprende.

Vi consigliamo questa lettura per riflettere su quanto sia importante motivare gli studenti nella maniera più coinvolgente e concreta affinché il successo nell’apprendimento sia un traguardo condiviso dalla totalità dei nostri giovani. E ve la consigliamo anche perché dall’articolo potrete scaricare gratuitamente una interessante relazione dal titolo Motivazione all’apprendimento: il ruolo delle emozioni, in cui Campana affronta l’argomento in maniera più approfondita, offrendo anche diversi suggerimenti sul tema della connessione tra mente e cuore.

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