Appello dei docenti che sono ancora nelle GaE. Lettera

di redazione
ipsef

Agosto 2015 resterà un mese ben scolpito nella mente degli insegnanti precari, perchè molti di loro hanno dovuto scegliere se partecipare o meno al piano di assunzione straordinario; impossibile dire quale sia stata la scelta migliore, perchè sia il SI che il NO avevano dei pro e dei contro.

Agosto 2015 resterà un mese ben scolpito nella mente degli insegnanti precari, perchè molti di loro hanno dovuto scegliere se partecipare o meno al piano di assunzione straordinario; impossibile dire quale sia stata la scelta migliore, perchè sia il SI che il NO avevano dei pro e dei contro. Tuttavia, è indubbia la spaccatura generata in seno al gruppo docente, tra residuali GaE e neoassunti, soprattutto quelli della fase C.

Già, perchè questi ultimi si chiedono perchè hanno ricevuto una disparità di trattamento degli assunti in fase 0 e A. Non entro nel merito della risposta, ma la domanda dei colleghi "potenziatori" resta soprendente, perchè era tutto scritto nel testo di legge: bastava leggere.

Titolarità su ambito territoriale, anzichè su scuola: era scritto.

Chiamata diretta ed incarichi triennali: era scritto.

Mobilità straordinaria: ampiamente prevista.

Leggi ed indicazioni abbastanza chiare, senza entrare nel merito, ribadisco.

Le richieste di utilizzare l'organico di fatto per i trasferimenti significherebbe togliere il posto di lavoro ai precari residuali delle GaE. Non mi sembra una richiesta edificante.

Inoltre, una volta accettato di partecipare al piano di assunzione STRAORDINARIO e VOLONTARIO, non ci si può più appellare al carattere provinciale delle graduatorie perchè la procedura del piano straordinario era nazionale, non provinciale.

Basta richieste di deroga al vincolo triennale di permanenza nella provincia di assunzione per poter usufruire delle assegnazioni provvisorie, basta piagnistei e appelli mistificanti. Coerenza. Era tutto scritto.

Mi appello al Miur affinchè procedano coerentemente con la Legge 107.

Ognuno può battersi per i propri diritti purchè non leda quelli degli altri e soprattutto non leda quelli di ex colleghi, mortificando la loro scelta il loro diritto al lavoro.

Alberto Rossini, docente ITP

Versione stampabile
anief anief