Nella scuola odierna non c’è spazio per chi ama “Insegnare”, dominano burocrazia e mercato. Lettera

di redazione
ipsef

Chi insegna con dedizione soffre: nel constatare la disfatta della scuola pubblica affidata a gente che la trasforma in una sorta di mercato ibrido.

I Collegi docenti sanno poco di didattica, ma tanto di bizzarri acronimi (RAV; PTOF; PON; BES; GLI; PAI; PBL ecc.) dietro ai quali si nasconde un mondo nuovo, distante anni luce dalla lezione, asse portante dell’insegnamento.

Non c’è più tempo per preparare seriamente le lezioni, strutturare un percorso interdisciplinare,  confrontarsi su problematiche pedagogiche, su casi di alunni difficili che nelle classi ostacolano l’apprendimento dei compagni; si è in balia di infiniti monitoraggi dietro ai quali si nascondono vari interessi.

I docenti che amano la loro missione vengono subissati di moduli,griglie da compilare per monitorare l’”inclusione” in un mondo distorto e digitale in cui la riflessione, l’analisi dei contenuti disciplinari è sempre più
improbabile.

Dirigenti e docenti monitorati-monitoranti,imprigionati in attività del tutto inutili e ossessionanti.Qualche docente si infervora addirittura nell’incasellare dati, in osservanza della legge, con la speranza di qualche bonus premiale, e se lo incontri ti dice che non ha tempo per discutere su argomenti didattici, “tanto lì ci si arrangia”.

Organizzare eventi veramente costruttivi, ammesso che se ne trovi il tempo, richiede abnegazione, vocazione al volontariato. Per materie edificanti e pluridisciplinari come la Storia c’è sempre meno tempo, è un caso? La vera lezione, l’intelligenza discorsiva, maieutica, non producono reddito; il continuo costruire moduli, portali,piattaforme, corsi ripetitivi e/o inutili, forse sì!

Si parla di inclusione in un contesto in cui vieni di fatto ostacolato nel diritto-dovere di essere insegnante autonomo e alunno responsabile.

Bisogna assecondare le richieste del mercato del lavoro: è parola d’ordine. E che dire infatti dell’Alternanza scuola lavoro ? Al di là di allettanti discorsi, e di qualche esperienza positiva, risulta spesso umiliante per chi ne è coinvolto. Anche questa attività   distoglie numerosi docenti, malpagati,dalla preparazione concreta di percorsi didattici atti a formare, senza chiedere ai ragazzi dubbi servizi di comodo all’insegna dell’Alternanza. Ma il vero paradosso è che in molte realtà della nostra penisola realizzare attività di costruttiva interazione con aziende è utopico.

La scuola è in mano a chi fiuta l’affare, e chi cerca il business non la ama. Cosa c’è allora dietro a questa pseudo-scuola ?La domanda è tristemente retorica.

Zito Vincenzo

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