Formazione obbligatoria docenti: come saranno organizzate le attività per a.s. 2016/17

di Nino Sabella
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La legge n. 107/2015, com’è noto, ha reso  la formazione dei docenti obbligatoria, permanente e strutturale ed ha previsto un Piano Nazionale di formazione, adottato ogni tre anni con decreto ministeriale. Le attività di formazione da parte delle istituzioni scolastiche devono essere realizzate in coerenza con il PTOF e il PdM, sulla base delle priorità indicate nel citato Piano.

In attesa della pubblicazione del Piano, il Miur ha pubblicato la nota n. 2915 del 15/09/2016, con la quale vengono anticipate alcune indicazioni per dare alle scuole la possibilità di iniziare a pianificare gli aspetti organizzativi e gestionali delle attività di formazione del personale scolastico.

Priorità

Come suddetto, nel Piano vengono definite le priorità formative nazionali, definite a partire dai bisogni reali del sistema educativo e dall’intersezione tra obiettivi prioritari nazionali, esigenze delle scuole e crescita professionale dei singoli operatori. Tali obiettivi afferiscono alle seguenti aree:

  • Autonomia organizzativa e didattica
  • Didattica per competenze e innovazione metodologica
  • Competenze digitali e nuovi ambienti per l’apprendimento
  • Competenze di lingua straniera
  • Inclusione e disabilità
  • Coesione sociale e prevenzione del disagio giovanile
  • Integrazione, competenze di cittadinanza e cittadinanza globale
  • Scuola e Lavoro
  • Valutazione e miglioramento

Ciascuna delle suddette aree costituisce un ambito formativo dedicato principalmente ai docenti, ma che coinvolge anche gli altri soggetti professionali (dirigenti, figure di sistema, personale amministrativo). E’ chiaro che le priorità nazionali vanno contestualizzate dai dirigenti scolastici, tenendo conto degli indirizzi forniti al Collegio dei docenti per l’elaborazione, la realizzazione e la verifica del Piano di formazione inserito nel Piano triennale dell’Offerta Formativa.

Obbligatorietà della formazione

L’obbligatorietà della formazione, le cui azioni sono inserite nel PTOF, non si traduce in un numero di ore da svolgere ogni anno, ma le azioni formative e il relativo numero di ore devono essere rispettose dei contenuti del Piano, che può prevedere percorsi, anche su temi differenziati e trasversali, rivolti a tutti i docenti della stessa scuola, a dipartimenti disciplinari, a gruppi di docenti di scuole in rete, a docenti che partecipano a ricerche innovative con università o enti, a singoli docenti che seguono attività per aspetti specifici della propria disciplina.

Organizzazione delle azioni formative

Le azioni formative devono essere articolate in Unità Formative, ciascuna delle quali dovrà indicare la struttura di massima di ogni percorso formativo (attività in presenza, ricerca in classe, lavoro collaborativo o in rete, studio documentazione, ecc.). nonché le conoscenze, le abilità e le competenze, riconoscibili e identificabili quali aspetti della professionalità docente e quale risultato atteso dal processo formativo.

Le Unità formative possono essere organizzate dalla scuola medesima, dalle reti di scuole, dall’ Amministrazione, da enti accreditati Miur (le Unità Formative devono essere sempre coerenti con il Piano di formazione della scuola).

Un aspetto qualificante le attività formative, leggiamo ancora nella nota,  consiste nel coinvolgimento di associazioni disciplinari e professionali, università e soggetti che a vario titolo erogano formazione e che siano promotori di didattiche innovative e partecipate, sempre in coerenza con il Piano suddetto.

Reti e scuole-polo

Le attività formative, oltre che dalla singole istituzioni scolastiche, possono essere progettate dalle reti tra scuole, previste anche a tal fine dalla legge n.107/2015 e costituite in seguito alla nota Miur n. 2151 del 07.06.2016, che indica le modalità della costituzione delle reti di ambito e di scopo.

Già prima della 107, comunque, le scuole hanno fatto ricorso alle reti per progettare e realizzare attività formative e il Piano Nazionale si pone in continuità con le buone pratiche già esperite.

La progettazione delle azioni formative a livello di ambito territoriale potrà assumere diverse forme e prevedere ulteriori articolazioni organizzative, a partire dalle reti di scopo, per particolari iniziative rispondenti a specifiche tematiche o rivolte a categorie di destinatari (neo-assunti, ATA. dirigenti. figure intermedie. docenti di diversi settori disciplinari. ecc.). Nell’ambito della progettazione di ambito è comunque possibile rassegnazione di fondi anche a singole scuole per rispondere a esigenze formative previste nel piano triennale e non realizzabili in altro modo.

Le attività formative progettate dalla reti saranno gestite concretamente ed economicamente dalla scuola-polo individuata all’interno della rete e che non deve essere per forza la scuola capofila. La scuola polo riceverà le risorse stanziate per la formazione a livello nazionale per il triennio di riferimento (a partire dall’esercizio finanziario 2016).

Nella nota vengono illustrati i requisiti che devono possedere le scuole-polo:

1) favorire una progettazione didattica delle scuole della rete anche su azioni trasversali di formazione per più gradi scolastici, ferma restando la possibilità di costituire reti di scopo:
2) essere disponibili a raccordarsi con l’ufficio scolastico regionale per armonizzare le azioni formative in coerenza con le priorità indicate nel Piano Nazionale per la Formazione:
3) ricercare e sviluppare accordi di partenariato con i diversi enti e soggetti del territorio, al fine di garantire un costante incremento della qualità delle iniziative formative realizzate per i docenti dell’ambito territoriale.

Le scuole-polo, oltre che della progettazione e realizzazione delle attività formative, dovranno occuparsi della gestione amministrativo-contabile e fungono da tramite tra la Rete e l’USR di riferimento. Nello svolgimento dei loro compiti, le scuole-polo possono avvalersi dell’ausilio dello staff regionale di supporto alla formazione.

Compiti degli UU.SS.RR.

Gli uffici scolastici regionali devono interfacciarsi con le scuole, in modo da favorire una progettazione formativa a livello territoriale che risponda ai bisogni espressi dal personale scolastico. alle esigenze delle scuole, alle priorità strategiche nazionali.

La nota

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