Zaia: “Programmare la didattica a distanza per evitare un lockdown. Vi spiego la mia idea”

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‘Se è vero lo scenario che prefigura il governo, anche se in via prudenziale, non possiamo non pensare di mettere in sicurezza anche il mondo della scuola. Quindi io, con il  massimo rispetto e in punta di piedi, ho posto la questione”.

Così al Corriere della Sera Luca Zaia sulla didattica a distanza alle superiori per alleggerire i mezzi di trasporto sovraffollati. ”Perché non valutare in via preventiva – chiede il governatore del Veneto – un eventuale piano per fare formazione a distanza alternata a lezioni in presenza con i ragazzi più grandi, dai 16 anni in su? Parliamone ora  perché serve il tempo di mettere a punto anche tutta la parte tecnologica: si chiama programmare e ottimizzare”.

”Alla ministra Azzolina dico che l’apertura delle scuole è un must  per tutti noi – afferma Zaia –, lo dice uno che si è battuto per le riaperture. Il tema è un altro: se vai in vacanza con previsioni di  sole per tutta la settimana, in valigia un ombrello ce lo metti comunque. Dopodiché la competenza è del ministro e del governo visto  che, purtroppo, non ci ha concesso l’autonomia. Resterà in calce ciò che ho detto e vedremo chi aveva ragione”.

“Io non ho mai parlato di Dad tout court – chiarisce il presidente del Veneto –. Ho proposto una Dad alternata pensata in maniera organica che è diversa da quanto succede ora nelle scuole di molte regioni, non in Veneto, che non hanno aule a sufficienza. Deve essere tarata sul  tema degli assembramenti e dei trasporti, garantendo una sensata  alternanza alle ultime classi delle superiori con un impatto minimo  sull’esperienza scolastica”.

”La mia idea di ottimizzazione del processo – spiega -, non significa non avere più relazioni sociali a scuola, perché la scuola è anche e  soprattutto quello. Ma se decidi di fare un piano serio, con il metodo giapponese Lean dell’organizzazione industriale, decidi che fai la Dad a rotazione, uno o due giorni la settimana, per le classi terze,  quarte e quinte delle superiori. Questo diminuirebbe la pressione sui mezzi di trasporto ma aumenterebbe anche i metri cubi d’aria a  disposizione a scuola. E poi: chi ci vieta che il cinema in città  possa essere attrezzato per la formazione a distanza? Lo si fa già per le università. Ci vuole anche un po’ di creatività. La formazione tradizionale, comunque, farebbe la parte del leone”.

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