WELFAREScuola. 90.000 alunni con Dsa, la lettera di una prof

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UN TREND IN SALITA – Un trend “in salita come si evince anche dall’allarme che è stato lanciato a Pisa- ricorda la professoressa- ‘la dislessia rischia di diventare un’emergenza sociale… nel 2013 all’Asl 5 sono arrivate 530 richieste di valutazione per Dsa che hanno confermato 343 diagnosi. In pratica, si è registrata una richiesta di diagnosi ogni circa 641 persone e un caso di Dsa ogni 990 abitanti”.

UN TREND IN SALITA – Un trend “in salita come si evince anche dall’allarme che è stato lanciato a Pisa- ricorda la professoressa- ‘la dislessia rischia di diventare un’emergenza sociale… nel 2013 all’Asl 5 sono arrivate 530 richieste di valutazione per Dsa che hanno confermato 343 diagnosi. In pratica, si è registrata una richiesta di diagnosi ogni circa 641 persone e un caso di Dsa ogni 990 abitanti”.

LEGGE 170/2010 SEGNA SVOLTA NELLA DIDATTICA – Da quando è stata approvata la legge 170/2010 sui Disturbi specifici dell’apprendimento, i “Dsa sono entrati ufficialmente nella scuola segnando una svolta nella didattica, e questi ne sono i risultati. Sono aumentati i corsi di aggiornamento ai docenti per indottrinarli sull’esistenza e individuazione di questi disturbi, così la soluzione agli errori commessi dagli alunni in fase di apprendimento, non è individuarne la causa, correggerli e far fare esercizio, come facevano i nostri insegnanti, ma indirizzare il genitore dell’alunno dal neuropsichiatra per una valutazione di Dsa sul figlio- accusa la docente- e questo alla fine della seconda elementare, quando non viene fatto già nei primi anni della scuola dell’infanzia”.

Attribuire gli errori dell’alunno a un “disturbo dovuto ad ipotetici ‘difetti di migrazione cellulare’ secondo gli esperti, ma poi fare diagnosi attraverso test di lettura, scrittura che ben poco hanno di scientifico; dire a un bambino che il suo cervello non è come quello di tutti gli altri sulla base della lettura di una lista di parole, lista di non parole, di un dettato, di risposte alle tabelline, calcolandone i tempi di esecuzione, non sono cose da poco. Dire che da questi disturbi non si guarisce- aggiunge Pellegrino- che non sarà mai in grado di leggere e/o scrivere e fare i calcoli correttamente significa inculcargli l’idea di incapacità, significa negargli la vera istruzione: non insegnargli a leggere, scrivere e far di conto, che è la funzione primaria della scuola elementare”.

IL PROBLEMA È DIDATTICO E LA SOLUZIONE È NELLA DIDATTICA – È sufficiente che “un’insegnante non sappia insegnare per creare un alunno con Dsa- ripete la docente- non si va ad indagare sui metodi didattici utilizzati dall’insegnante. Una delle cause di così tanti errori e difficoltà degli alunni è stata individuata, ad esempio, nel ‘Metodo Globale’, ora utilizzato da molti maestri nella scuola elementare. Le classi pollaio vanno bene: è l’alunno che è affetto da ‘disturbi’”.

Nel manuale statistico e diagnostico, “il testo utilizzato per le diagnosi delle malattie mentali, dove tra l’altro sono riportati anche i Dsa, tutte le malattie sono indicate come disturbi, quindi di che cosa stiamo parlando? Nel solo 2011 sono stati erogati ben 705.308,81 euro da Enti pubblici (istituti scolastici, Asl) all’Associazione italiana dislessia per attività formativa- fa sapere la docente- ‘presso strutture private alcuni genitori hanno speso anche 1.000 euro per una diagnosi di Dsa”. Una seduta dallo psicologo o logopedista “costa circa 80 euro, in alcune regioni viene anche riconosciuta agli alunni Dsa un’indennità di frequenza, un disborso mensile di 238 euro più 10 euro per ogni corso riabilitativo frequentato, oltre all’aumento degli assegni familiari. Che cosa sta venendo finanziato? In che cosa sta investendo la scuola?- chiede la docente- in 90 mila alunni certificati Dsa esclusi dalle prove Invalsi, perché la loro partecipazione avrebbe abbassato la media nazionale dei risultati delle prove? Il problema è didattico e la soluzione è nella didattica”.

È STATA FATTA UNA RIFORMA STRISCIANTE DELLA DIDATTICA – Per Pellegrino, se “20, 30, 40 anni fa qualcuno avesse acceso i fari sui nostri errori e comportamenti, a quanti di noi e dei nostri compagni sarebbero stati diagnosticati i Dsa o l’Adhd (disturbo da deficit di attenzione e iperattività)? Eppure ce l’abbiamo fatta, le nostre carriere non sono state stroncate, i nostri sogni non sono stati buttati nella spazzatura”. Quella che è stata fatta è “una riforma strisciante della didattica, studiata astutamente e supportata da un accurato piano di marketing. Come è stato apertamente dichiarato dagli stessi artefici di campagne mediatiche che hanno portato all’approvazione di questa legge- precisa la professoressa- in uno dei tanti convegni sul soggetto: ‘in realtà siamo indietro con la comprensione di quelli che sono i disturbi specifici dell’apprendimento… la teoria che aiuta a capire è ancora tutta da costruire, tuttavia la legge ci ha dato questa opportunità cioè di cambiare la cultura… ci sono sicuramente poche scuole che giudicano bene il cambiamento della didattica ma sono convinto… che con il contributo di tutti questo percorso di cambiamento culturale sarà rapido e non ci vorranno troppe generazioni”.

BISOGNA FARE UN PASSO INDIETRO – “Bisogna fare un passo indietro su questa legge- conclude l’insegnante- se non vogliamo creare una generazione di incapaci, insicuri, ignoranti e facilmente manovrabili. Come ha scritto Frank Furedi, professore di Sociologia: ‘Se l’attuale tendenza continua, presto ci sarà poca differenza tra una scuola e una clinica per malattie mentali… se consideriamo le sfide della vita come un’esperienza cui i bambini non possono far fronte, i ragazzi raccoglieranno il messaggio e le considereranno con terrore. Tuttavia, se la finiamo di giocare a fare il dottore e il paziente e aiutiamo invece i bambini a sviluppare la loro forza attraverso l’insegnamento creativo, allora i piccoli inizieranno a tener testa alle situazioni… proteggere i bambini dalla pressione e dalle nuove esperienze rappresenta una mancanza di fiducia nel loro potenziale di sviluppo attraverso nuove sfide”.

UNA POSIZIONE COERENTE CON QUELLA DELL’IDO – Il pensiero dell’insegnante della provincia di Milano è in linea con quanto affermato ripetutamente negli ultimi anni dall’Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO) e contenuto nel libro ‘Le dislessie. Conoscere la complessità per non medicalizzare’, a cura di Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell’IdO, e Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell’IdO (pubblicato con Magi edizioni). “È paradossale- afferma Castelbianco- sono considerati dislessici anche i soggetti che leggono e comprendono il testo. Non si rendono conto che tra i bambini che vanno a scuola a 6 anni vi è una percentuale di Dsa pari al 3%, mentre tra quelli che vanno a scuola a 5 anni è del 14%. Non è una questione di capacità intellettiva- spiega lo psicoterapeuta dell’età evolutiva- ma di maturità”.

Secondo il direttore dell’IdO “non è un caso che una percentuale elevata di Dsa è presente nei bambini adottati, non è un caso che una ricerca americana condotta su 13.000 soggetti ha dimostrato che ‘più di un terzo degli adulti dislessici, il 34,8%, riferisce una storia di maltrattamento e abuso durante l'infanzia’. Forse i nostri cosiddetti scienziati prima di attribuire un deficit celebrale- conclude Castelbianco- dovrebbero capire quanto incide l’aspetto psicologico nelle prestazioni legate all’apprendimento”.

www.dire.it

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