Il voto di condotta era una farsa. Lettera

di redazione
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Inviato da Cristina Sbarra – A seguito della recente norma che prevede la prossima eliminazione del voto in “condotta” (leggasi comportamento), da più pulpiti si levano sdegnate le voci contro la presunta rinuncia al rigore e alla funzione correttiva (oltre che educativa) della scuola, nei confronti dei sempre più frequenti gravi atti di bullismo e di infrazione delle regole (ben elencate e delineate nei copiosissimi regolamenti di istituto).

Si dà il caso che, per chi come me ha partecipato a diversi consigli di classe negli ultimi anni, la storia del “peso” del voto in condotta (il concorrere del quale alla media complessiva dei voti, almeno alle Superiori, fu una novità a suo tempo benedetta) è stata via via ridimensionata fino a diventare odiosa: la realtà era che a coloro che infrangevano in modo recidivo le regole, non rispettando gli altri e rispondendo in malo modo ai docenti, non si poteva dare meno di sei. Un cinque, forse, solo se sparavano a qualcuno in classe (e con il cinque in condotta si bocciava, ma la nostra scuola buonista non si può permettere di bocciare clienti per la sola condotta!).

Va da se che i sette in condotta erano brutti voti e gli otto erano considerati così così . Va anche da se che per molti studenti ‘bulli’ e irrispettosi del prossimo, che guardacaso erano quasi sempre i meno studiosi, tali voti in condotta spesso alzavano la media!

Ne consegue che chi, come me, conosce come fosse stata una farsa il voto di condotta, non può che essere felice del fatto che tale farsa non ci sia più. Siamo onesti.

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