Voto agli studenti, dalla primaria alla secondaria di II grado: breve guida per ogni ordine e grado

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Il voto? Non è assolutamente stata abolita l’indicazione numerica al voto per valutare gli studenti italiani, siano essi della scuola primaria o dell’ultima classe della Secondaria superiore (tranne che in alcuni insegnamenti, la religione per esempio e il comportamento nel primo ciclo).

Un criterio che accomuna la scuola italiana e, perché no, possiamo dirlo con certezza, la volontà dei genitori e degli alunni che in quel simbolo, per molti docenti e docimologi arido, per altri creativo, trovano la possibilità di leggere senza alcuna interpretazione di sorta il grado di maturità raggiunto. Comunque lo si voglia intendere questo conseguimento di competenze e di abilità, oltre che di conoscenze. Conoscenze un po’ troppo legate alla scuola dei contenuti e che, proprio in questi mesi, è stata definitivamente archiviata. Non per puntare ad una scuola vuota, quanto piuttosto per tendere ad una scuola capace di formare l’Uomo e il Cittadino.

Valutazione degli alunni

Per gli alunni dei diversi ordini di scuola è prevista una valutazione periodica (trimestrale o quadrimestrale) e una valutazione finale, riferite sia ai livelli di apprendimento acquisiti sia al comportamento. Relativamente a quest’ultima tipologia di valutazione, l’articolo 2, comma 5 recita “La valutazione del comportamento dell’alunna e dell’alunno viene espressa collegialmente dai docenti attraverso un giudizio sintetico riportato nel documento di valutazione, secondo quanto specificato nel comma 3 dell’articolo 1. Per le alunne e gli alunni della scuola secondaria di primo grado resta fermo quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica del 24 giugno 1998, n. 249”.

Per quanto riguarda gli apprendimenti nelle varie discipline di studio, per gli alunni del primo ciclo (scuola primaria e scuola secondaria di I grado) la valutazione avviene in base a quanto previsto dal Capo II “Valutazione, certificazione delle competenze ed esame di Stato nel primo ciclo di istruzione” che all’articolo 2 “Valutazione nel primo ciclo” prevede al comma “1. La valutazione periodica e finale degli apprendimenti delle alunne e degli alunni nel primo ciclo, ivi compresa la valutazione dell’esame di Stato, per ciascuna delle discipline di studio previste dalle Indicazioni Nazionali per il curricolo, è espressa con votazioni in decimi che indicano differenti livelli di apprendimento”.

Per gli studenti degli istituti superiori sono confermate le norme precedenti che già prevedevano la valutazione con voto in decimi. Per quanto riguarda invece il comportamento è prevista la valutazione con voto in decimi per gli studenti della secondaria di II grado. Per gli alunni della scuola primaria e della secondaria di primo grado la valutazione viene espressa invece con giudizio, non con voto in decimi, come previsto dall’articolo 1, comma 5, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62 recante “Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato, a norma dell’articolo 1, commi 180”. Articolo 5 che recita “La valutazione del comportamento dell’alunna e dell’alunno viene espressa collegialmente dai docenti attraverso un giudizio sintetico riportato nel documento di valutazione, secondo quanto specificato nel comma 3 dell’articolo 1. Per le alunne e gli alunni della scuola secondaria di primo grado resta fermo quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica del 24 giugno 1998, n. 249”. La valutazione nelle classi intermedie avviene per scrutinio, mentre per le classi terminali (terzo anno di scuola secondaria di I grado, ultimo anno delle superiori) avviene per esame di Stato.

Valutazione nella scuola primaria

La valutazione degli apprendimenti acquisiti e del comportamento dell’alunno, nonché le decisioni relative alla promozione alla classe successiva, vengono adottate dai docenti della classe.

La valutazione viene registrata su un apposito documento di valutazione (la pagella anche se su piattaforma) nei modi e nelle forme che ciascuna scuola ritiene opportuni; viene consegnata alla famiglia e accompagnata da un giudizio esplicativo.

Valutazione nella scuola secondaria di I grado

La valutazione degli apprendimenti acquisiti e del comportamento dell’alunno, nonché le decisioni relative alla promozione alla classe successiva vengono adottate per scrutinio dai docenti della classe.

La valutazione viene registrata su un apposito documento (pagella individuale dell’alunno) nei modi e nelle forme che ciascuna scuola ritiene opportuni; viene consegnata alla famiglia e accompagnata da un giudizio esplicativo. Il corso di studi si conclude con l’esame di Stato il cui superamento è titolo indispensabile per l’iscrizione agli istituti del 2° ciclo. L’ammissione all’esame comporta un giudizio di idoneità, accompagnato da un voto in decimi, riferito agli esiti dell’intero percorso compiuto dall’alunno nella scuola secondaria.

La valutazione finale dell’esame è espressa con un voto in decimi.

Valutazione nella scuola secondaria di II grado

La valutazione degli studenti, già prevista da precedenti norme, è stata integrata dal voto di comportamento e, in base all’O.M. n. 11 del 18 maggio 2020, deroga ad alcune normative e regolamentazioni per rispondere adeguatamente alle deficienze eventualmente determinatesi a seguito del Coronavirus. La valutazione degli apprendimenti per le varie discipline è espressa con voto in decimi; allo stesso modo anche la valutazione del comportamento è espressa con voto in decimi.

In vista dell’esame di Stato conclusivo dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore, in sede di scrutinio finale di ciascuno degli ultimi tre anni, viene attribuito il credito scolastico ad ogni studente. Il punteggio attribuito quale credito scolastico a ciascun alunno è pubblicato all’albo dell’Istituto, unitamente ai voti conseguiti in sede di scrutinio finale ed è trascritto sulla pagella scolastica.

Perché non muta nulla relativamente al voto: l’ordinanza ministeriale 11

L’Ordinanza concernente la valutazione finale degli alunni per l’anno scolastico 2019/2020 e prime disposizioni per il recupero degli apprendimenti, la numero 11, lo premette chiaramente quando, bocciando il rilievo del Consiglio Nazionale Pubblica Istruzione, scrive “non appare congruo prevedere la valutazione attraverso un giudizio articolato e non attraverso l’attribuzione del voto, in quanto si compirebbe, sia pure pro tempore, una modifica ordinamentale non giustificata né adeguatamente meditata. Il “giudizio articolato”, per essere davvero fondato e condiviso, implicherebbe una attività di studio e confronto da parte degli organi collegiali che non potrebbe che richiedere tempi distesi, in ragione della necessità di individuare criteri, livelli, indicatori e descrittori per ciascuna delle discipline, di illustrarli compiutamente alle famiglie, nonché di predisporre eventuali traduzioni nelle lingue delle famiglie non italofone, al fine di garantire l’indispensabile trasparenza delle valutazioni stesse. I docenti contitolari della classe e i consigli di classe sono comunque chiamati a tenere conto degli ampi criteri previsti all’articolo 1 del decreto legislativo 62/2017 e a svolgere, nell’ambito delle proprie prerogative, una valutazione correlata all’attività svolta e ai singoli alunni”.

Perché non muta nulla relativamente al voto: l’ordinanza ministeriale 9

L’Ordinanza concernente gli esami di Stato nel primo ciclo di istruzione per l’anno scolastico 2019/2020, la numero 9, lo prevede, più volte richiamandolo, come criterio sommatorio (in minima parte) e formativo (per quasi la sua interezza) per l’attribuzione del voto conclusivo. All’articolo 2, comma 2, quando recita “In sede di valutazione finale, il consiglio di classe tiene conto dell’elaborato prodotto dall’alunno secondo i criteri di cui all’articolo 3 e attribuisce il voto finale secondo le modalità di cui all’articolo 7”; all’articolo 11, comma 2 “All’esito dello scrutinio è attribuito all’adulto un unico voto finale, espresso in decimi, che tiene conto del livello degli apprendimenti per ciascuno degli assi culturali, di cui all’allegato A.3 alle Linee Guida, adottate con decreto interministeriale 12 marzo 2015, e di un elaborato riguardante un argomento di studio o un progetto di vita e di lavoro, assegnato dai docenti del gruppo di livello, nonché della partecipazione dall’adulto alle attività didattiche svolte”; e all’articolo 11, comma 4 “All’adulto che ottiene un voto finale pari almeno a sei decimi, sono rilasciati il diploma conclusivo del primo ciclo di istruzione e la certificazione delle competenze”. Il fatto che, qualcheduno, potrebbe pensare di eluderlo per l’ammissione perché non espressamente previsto, non vuol dire che sbagli profondamente, non considerando, di fatto una normativa, complessa e mai abrogata, che invece lo prevede.

Cosa è abrogato e cosa rimane per le scuole del primo ciclo

Decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22 recante “Misure urgenti sulla regolare conclusione e l’ordinato avvio dell’anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato. (20G00042) (GU n.93 del 8-4-2020)” all’articolo 1, comma 3, lettera a), relativamente a ”Misure urgenti per gli esami di Stato e la regolare valutazione dell’anno scolastico 2019/2020” e per le classi non terminali prevede che “i requisiti di ammissione alla classe successiva per le scuole secondarie, tenuto conto del possibile recupero degli apprendimenti di cui al comma 2 e comunque del processo formativo e dei risultati di apprendimento conseguiti sulla base della programmazione svolta, in deroga agli articoli 5, comma 1, e 6 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62 e all’articolo 4, commi 5 e 6, del decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n. 122”; mentre per la classe terminale che “le prove dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione, anche prevedendo l’eliminazione di una o più di esse e rimodulando le modalità di attribuzione del voto finale, con specifiche disposizioni per i candidati privatisti, salvaguardando l’omogeneità di svolgimento rispetto all’esame dei candidati interni, in deroga agli articoli 8 e 10 del decreto legislativo n. 62 del 2017”. Di fatto, come è possibile verificare facilmente, nulla muta rispetto alla valutazione con “voti”.

L’esame terminale del Primo ciclo e il voto di ammissione

È infatti il Decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62 Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera i), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00070) non è stato per nulla abrogato nelle parti che disciplina, chiaramente, la valutazione con espressione numerica del voto. L’O.M. n. 9, deroga solo, come dicevamo, agli articoli 8 e 10 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62 e non già all’articolo 6, comma 5, che recita “Il voto di ammissione all’esame conclusivo del primo ciclo è espresso dal consiglio di classe in decimi, considerando il percorso scolastico compiuto dall’alunna o dall’alunno”.

L’esame terminale del Secondi ciclo e il voto di ammissione

L’Ordinanza Ministeriale n. 10 del 16 maggio 2020, all’articolo 3 (Candidati interni) comma 1 prevede che “Ai sensi dell’articolo 1, comma 6 del Decreto legge sono ammessi a sostenere l’esame di Stato in qualità di candidati interni: a) ai sensi dell’articolo 13, comma 1 del Decreto legislativo, gli studenti iscritti all’ultimo anno di corso dei percorsi di istruzione secondaria di secondo grado presso istituzioni scolastiche statali e paritarie, anche in assenza dei requisiti di cui all’articolo 13, comma 2 del medesimo Decreto legislativo. L’ammissione Ministero dell’Istruzione, all’esame di Stato è disposta, in sede di scrutinio finale, dal consiglio di classe presieduto dal dirigente scolastico o da suo delegato”. Quindi, anche in questo caso col voto.

I voti, nonostante le mille anticipazioni sulla sua sparizione al ciclo di base o primo ciclo, rimane ancora vivo e vegeto per la buona pace di quanti chiedono ancora “ma quanto ha avuto mio figlio…” o “maestro che volto mi ha messo”.

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