Viviamo un momento eccezionale, non è colpa nostra se non riusciamo a finire il programma. Lettera

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Inviata da Paolo Iorio – La chiusura forzata della scuola per un tempo così lungo e, aggiungerei, imprevedibile, è una situazione del tutto nuova e inattesa per tutti noi e non poteva che trovarci impreparati.

E’ impensabile che si possa metter su una didattica alternativa non in presenza, che la maggior parte di noi normalmente non pratica e che è sostanzialmente estranea alle abitudini dei nostri alunni, soprattutto della primaria e secondaria di primo grado, che pure tendiamo a considerare “digitali”.

Sappiamo bene che in molte case non ci sono computer e stampanti, e quando ci sono vengono utilizzati per lo più dai genitori. L’unico strumento digitale che siamo certi posseggano è lo smartphone. Ora, se stessimo in Australia, dove a volte sono abituati a farlo, alle otto di mattina troveremmo i nostri quattro, cinque, dodici alunni (certo non ventisei) seduti alla loro postazione. Di fatto svolgeremmo la nostra lezione come fossimo in presenza con in più la condivisione in tempo reale di materiali. Due ore di lettere, una breve pausa, poi lingua straniera etc etc. Potremmo rispondere alle loro domande, chiarire i loro dubbi, correggere i loro elaborati in tempo reale. Finito l’orario scolastico, raccomandazioni e saluti.

Io credo che mancandoci questo aspetto, quello temporale intendo, del tempo perso per l’appello, per contenere la vivacità dei ragazzi, per il cambio dell’ora, per fare una battuta, per guardarli negli occhi, perdiamo il senso del nostro ruolo, che non può essere solo proporre argomenti ed esercizi. Corriamo il rischio, sospesi in questa specie di limbo temporale punteggiato solo dalle cure domestiche e dalle notizie preoccupanti che ci giungono di giorno in giorno, di sommergere i nostri alunni di materiali e compiti che non possiamo veicolare attraverso la nostra arma più efficace, il DIALOGO EDUCATIVO, che è fatto di sapiente uso di parole, gesti, sguardi, sorrisi, toni di voce.

Viviamo un momento eccezionale. Mettiamo da parte l’illusione di poter portare a termine il programma così come ci eravamo prefissati. Non è colpa nostra se non ci riusciamo, è colpa della situazione che ci troviamo ad affrontare, tutti. Infarcire il registro di compiti servirà solo a noi per stare a posto con la coscienza. Forse dovremmo accontentarci di fornir loro qualche spunto, qualche buona lettura da fare, qualche bel video stimolante da vedere e da approfondire magari con una riflessione scritta, affinché capiscano che noi non siamo in vacanza, che ci diamo da fare e ci occupiamo di loro e che da questa situazione usciremo presto per tornare in quella Scuola che, anche se con mille difetti, amiamo tanto.

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