Vita da precario: chi non lascia la propria città e chi ormai da anni vive lontano da casa

Di Lalla
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Lalla – Maria Stella e Mari, 49 e 37 anni, la prima sceglie di rimanere al Sud, ma non riesce a lavorare nenahce con il salvaprecari, la seconda, si è trasferita da 10 anni al Nord, ma anche lei oggi è disoccupata.

Lalla – Maria Stella e Mari, 49 e 37 anni, la prima sceglie di rimanere al Sud, ma non riesce a lavorare nenahce con il salvaprecari, la seconda, si è trasferita da 10 anni al Nord, ma anche lei oggi è disoccupata.

Maria Stella – Cara lalla anche io come tanti docenti precari seguo la tua rubrica. Sono precaria a vita anche io ho fatto la scelta di non andare al nord . Io voglio rimanere a casa mia e dopo anni e anni e anni pretendo dallo Stato una risposta ai miei sacrifici. ho 49 anni sono docente di scuola dell’infanzia ho tanti punti ottenuti macinando chilometri di strade di montagna, con la pioggia e con la neve e da due anni con la legge salva precari mi ritrovo a casa . Mi chiedo io non sono precaria? sono precari i docenti che avendo avuto la fortuna di lavorare in qhesti anni e con pochi punti vanno a prendere qul poco che spetta a me. Nonsono la sola che
pensa questo tanti colleghe sono nella stessa situazione e nessuno ci ascolta Grazie di darci la possibilita’ di dire la nostra opinione.

Mari – Ho 37 anni, anch’io insegnante, attualmente disoccupata, quindi come tanti altri voi, precaria…

Sembra ieri ma sono trascorsi più di 10 anni quando già trasferitami a verona dalla sicilia, ho partecipato all’atteso concorso per l’abilitazione. Ho dovuto licenziarmi dall’unico lavoro che mi permetteva di mantenermi a verona, questo per potermi dedicare completamente allo studio, avevo superato le tre prove scritte, ormai rimaneva l’ultimo scoglio "l’esame finale". Quel 21 maggio 2001 non potrò più dimenticarlo avevo superato anche l’ultima prova, finalmente avevo finito quel lungo periodo di due anni con tanta gioia e speranza per il futuro, ero abilitata in "discipline pittoriche", una disciplina artistica così ricca dove ho investito gran parte della mia vita, ma purtroppo presentava tante difficoltà dato che si insegnava solo al liceo artistico e all’istituto d’arte.

Ho dovuto attendere tre anni prima di ottenere una supplenza, ma ero così entusiasta e positiva che qualsiasi situazione andava bene, si perchè come prima esperienza sono andata su a Pozza di Fassa (TN) a 1200 m. di altitudine, viaggiando tutti i giorni da Verona con una serie di disagi con l’inizio della stagione invernale, ma ero felice, finalmente insegnavo, anche se era per qualche mese.

Poi ferma per un anno intero, dato che con l’aggiornamento delle graduatorie, i nuovi abilitati con le SISS iniziavano a superarmi.

Il mio primo inserimento nelle graduatorie è iniziato con 13 punti, mentre gli altri ne avevano subito 40 o 42 e tutto questo è durato per ogni biennio.

Ho dovuto attendere di insegnare per 5 anni consecutivi accettando qualsiasi supplenza e condizione (mai avuti 18 ore in tutti questi anni) affinchè finalmente forse nessuno poteva ancora scavalcarmi in graduatoria.

Poi 2 anni fa arriva la prima tanto attesa supplenza a Verona al Liceo Artistico a 4 km. da casa (10 ore), mi sentivo super felice, ma tutto questo è durato solo 2 anni, perchè con l’arrivo della riforma purtroppo tante ore della mia disciplina vengono tagliate, eliminato l’istituto d’arte e accorpato al nuovo liceo artistico, morale: un liceo teorico che si farebbe prima a cambiare nome dove di artistico è rimasto poco, il mio sconforto di essere rimasta di nuovo fuori dal giro dopo anni  di sacrifici, dove il ruolo forse per me non arriverà mai, una famiglia che ero riuscita a crearmi da 6 anni e che si sta sgretolando, un mutuo che non mi concedono, una piccola casa in affitto dove si fa fatica a vivere, un bambino di 5 anni che vorresti dargli una stabilità economica e la delusione, lo sconforto di non poter fare la cosa che più ti piace, dove hai investito gran parte della tua vita e che nonostante tutto credi ancora "insegnare!".

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