Violenze a scuola, ricorrere alla denuncia penale. Lettera

di redazione
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inviato da Fernando Mazzeo – Intolleranza, comportamenti irresponsabili, aggressioni e una sistematica e ingiusta denigrazione della scuola, aprono profonde ferite, accrescono sofferenze, alimentano delusioni. In un contesto, quello educativo, che dovrebbe aprire prospettive, produrre
speranze e diffondere valori, il rapporto alunno-docente si lacera
sempre più, il dialogo è, spesso, conflittuale, diventa sempre più
difficile agire ed interagire nella sfera dei comportamenti morali e
si fa fatica a portare i giovani nell’alveo di un giusto ed
equilibrato esercizio delle proprie libertà.

Gli alunni e le famiglie stanno diventando estranei, se non
addirittura nemici, dei docenti. Gli ambienti educativi sembrano poco
idonei alla comprensione e alla costruzione di un’ alleanza educativa
con i genitori e le aule si stanno trasformando in luoghi di lotta
e di violenza.

La scuola smarrita e confusa cerca di continuare ad educare, ma appare
impotente contro l’ intransigenza giovanile, contro alcuni ragazzi
assetati non di conoscenze, ma di futili e dannose contestazioni che
bloccano il cammino verso il futuro, verso quei principi
etico-pedagogici e quei valori che consentono di vivere felicemente
e con dignità alla scoperta del senso e delle ragioni più profonde
della vita.

Il numero di comportamenti anomali e di azioni violente nei
confronti di docenti abbandonati al proprio destino, disarmati e
sempre meno tutelati, aumenta di giorno in giorno. Una nebbiosa
crosta di conflittualità avvolge ogni ambiente educativo e
impedisce di percorrere tratti più o meno lunghi di strada insieme, di
sviluppare relazioni che possano nutrirsi di reciprocità, di diritti
e doveri che acquistano valore nell’impegno a dialogare senza
offendere ed avviare, in concreto, una co-gestione efficace,
produttiva e responsabile della vita scolastica.

Che cosa devono fare gli educatori in queste assurde situazioni?

Devono adattarsi, scrivere note, disciplinari, invocare sospensioni,
espulsioni, bocciature che, raramente o eccezionalmente producono
risultati soddisfacenti, oppure esigere precise tutele istituzionali
e giuridiche?

Non è facile dipanare o arginare questa confusa, diffusa e violenta
stratificazione di pseudo-valori, senza mezzi, strumenti, strutture e
servizi che rendano possibile la concreta opera educativo-istruttiva.

Una scuola che assuma centralmente il compito di formare personalità
libere e capaci di partecipare degnamente alla vita democratica del
nostro Paese, deve esigere rispetto, deve essere rafforzata nei suoi
poteri, deve disporre di norme reali e non fittizie che la proteggano
da violenti manipolatori di coscienze e la affranchino dalle
molteplici e pericolose forze ostili che soffocano i valori educativi
e frenano lo sviluppo e la crescita culturale di ciascuno.

Pur nella consapevolezza che il docente è legato alla famiglia da un
rapporto di collaborazione educativa, prima ancora che di
insegnamento, che il docente e la scuola agiscono nei confronti
dell’alunno in nome e per conto della famiglia e sono tenuti a
realizzare un progetto che non può che essere un progetto articolato e
concordato sulla base di un mandato sociale, che il rapporto
docente-alunno è sempre un rapporto da educatore a educando, caricato
di tutti quei significati umani, affettivi, relazionali che sono alla
base, la scuola deve tornare ad essere, prioritariamente, una nuova
“ecclesia”, tempio e assemblea, lontana dagli scontri, dalla noia,
dalle violente azioni di gruppi di divertimento, in cui riscoprire e
affermare il valore dell’ “educere” e dell’essere comunità.

La scuola non è al servizio del nulla, la scuola è antidoto e
contrappeso all’ignoranza, è amore per la cultura, la giustizia e la
verità, è il luogo in cui è configurabile anche il diritto di opporsi,
purchè ciò avvenga con modi ed entro i limiti compatibili con
l’istituzione educativa.

Inaccettabile è, dunque, il ricorso all’offesa, alla violenza e
alla sistematica violazione delle norme da parte di alunni sempre più
indisciplinati, carichi di stress e frustrazioni che portano alla
devianza, alla droga e all’aggressione.

Perciò, bisogna ridare senso, significato e valore alla funzione
scolastica sul piano pedagogico, culturale e sociale. È questa la
premessa indispensabile per fondare il senso dei doveri nella scuola.

Personalità buone, brave, giuste, corrette e responsabili, non si
costruiscono e si edificano con i bei discorsi, ma con interventi per
rendere gli ambienti educativi veri e propri santuari dell’ordine,
della legalità e della condivisione.

La scuola è come un iceberg: ciò che si vede all’esterno è poca cosa
rispetto alla complessa e profonda massa che c’è sotto. Di
conseguenza, è necessario scavare a fondo per tutelare i docenti,
sempre più impotenti dinanzi all’arroganza, alla sfacciataggine e alla
violenza di certi studenti, con strumenti che possano isolare e punire
i comportamenti scorretti e dannosi per l’intera comunità.

La scuola non è allo sbando, né in mano a piccoli teppisti. La fuga
dal bene e la ricerca del male, rispecchiano, semplicemente, le
carenze e i vuoti di famiglie inadempienti e di una società malata
e violenta. Tuttavia, il fare qualcosa, a livello educativo, non deve
affatto essere sempre un giustificare per proteggere.

Gli irriducibili del disordine e della violenza nelle aule che assumono comportamenti di aggressione all’incolumità fisica e ostacolano il normale
svolgimento delle funzioni connesse al proprio ufficio (art. 336 del
Codice penale), si potrebbero, qualche volta, far inciampare, con
tutte le dovute attenzioni e precauzioni perché minori, in una
denuncia penale.

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