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“Violenza di genere: educare per prevenire” e il messaggio di tenere sempre “la testa alta”: in allegato, per il Superiore, l’UdA “La donna nel tempo e nello spazio”

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“Violenza di genere: educare per prevenire”: come dedicare la giusta attenzione ad una tema estremamente drammatico, com’è quello della violenza di genere, che riguarda l’intera società, su scala nazionale e internazionale. La scuola è un luogo di educazione e di formazione – ha sottolineato il DS Angelo Nasca – che deve insegnare a prevenire episodi di violenza per formare giovani consapevoli, promuovere il rispetto reciproco, sensibilizzare ed educare le nuove generazioni per prevenire fenomeni di violenza.

La scuola raffigura il luogo primario in cui si struttura l’identità di genere e la personalità dei ragazzi ed è la motivazione per la quale i docenti dovrebbero presentare percorsi di educazione all’identità e alle relazioni di genere agli allievi, a iniziando dai più piccoli. Le pari opportunità di genere, la valorizzazione delle differenze sono, indubbiamente, temi trasversali e fondativi di un’istituzione scolastica, per facilitare lo sviluppo di cittadine e cittadini informati e attivi in ogni contesto di vita, nella società, nella famiglia e, anche e naturalmente, nel lavoro. Educare le nuove generazioni alla stima per l’altra e per l’altro e alla valorizzazione delle differenze e della parità di genere, in termini di linguaggio, manifestazioni, espressioni è divenuta un’emergenza sociale pure per bloccare gli episodi sempre più frequenti di violenza contro le donne.

Aggredire la violenza di genere servendosi dell’educazione e, dunque, della scuola

Le donne e le ragazze oggi corrono un rischio allarmante di violenza in quasi ogni ambito: a scuola e al lavoro, a casa e nella comunità, e persino online. Tutto ciò, talvolta, ha delle insanabili e, per lo più drammatiche, conseguenze fisiche, psicologiche e sociali. È stato dimostrato che l’istruzione ha un impatto largamente positivo sulla diminuzione della violenza di genere. Le donne con almeno un’istruzione di livello secondario non hanno la stessa probabilità delle loro coetanee meno istruite di subire violenze. Inoltre, gli uomini con almeno un’istruzione secondaria non hanno la stessa probabilità dei loro coetanei meno istruiti di perpetrare violenza. L’istruzione ha il potere di salvare e migliorare la vita di donne e ragazze, il che porta a famiglie più sane e comunità più forti. Gli adolescenti, in particolare le ragazze, devono avere il potere di far valere i propri diritti e sviluppare la fiducia in se stessi e l’autonomia necessarie per assumere il controllo del proprio corpo e della propria vita. Il convegno “Violenza di genere: educare per prevenire” che ha coinvolto magistratura, azienda sanitaria, enti locali e una delegazione di primissimo piano delle forze dell’ordine (Carabinieri, Polizia di Stato, Capitaneria di Porto e Guardia di Finanza), ha rappresentato un vero tassello per tornare a parlare di violenza di genere. Parlarne con le quinte classi di un Istituto Tecnico di Partinico (PA), il Carlo Alberto Dalla Chiesa, diretto con grande competenza dal dirigente scolastico prof. ing. Angelo Nasca. Relatori, tra gli altri, il magistrato dott.ssa Giulia Amodeo della Procura di Palermo impegnata nella “Tutela fasce deboli”, la dottoressa Letizia Strazzera e la dottoressa Rosaria Vinciguerra.

Prevenzione della violenza di genere

La prevenzione svolge un ruolo centrale negli sforzi volti a sradicare ed eliminare le cause profonde della violenza di genere. Il lavoro giovanile e l’attivismo per i diritti umani stanno dando, in quest’ultimo ventennio in modo particolare, un contributo importante a tale lavoro di prevenzione. Ciò include:

  • Formare professionisti affinché siano in grado di identificare, affrontare e rispondere alla violenza di genere. Ciò potrebbe includere la formazione di insegnanti, animatori giovanili, assistenti sociali, formatori, polizia, sistema giudiziario, operatori sanitari, ecc.;
  • Fornire informazioni accessibili su cosa sia la violenza di genere , sulle sue diverse forme, sui possibili rimedi e sulle misure di sostegno esistenti. Ciò potrebbe includere la produzione di volantini o siti Web, il lavoro su campagne sui social media, la creazione di spot televisivi o la messa a disposizione di informazioni nei centri giovanili e nelle scuole;
  • Rivelare la portata del problema: la violenza di genere è raramente discussa e i dati a livello locale o regionale spesso non sono disponibili o sono incompleti. Molte vittime scelgono di non denunciare gli incidenti e alcune forme di violenza (ad esempio l’incitamento all’odio sessista) potrebbero non essere punibili dalla legge. È molto importante che venga chiarita la portata del problema;
  • Programmi di empowerment che rafforzano l’autostima e l’autonomia di quelle fasce della popolazione che hanno maggiori probabilità di essere a rischio di violenza;
  • Lavorare per cambiare gli atteggiamenti o mettere in discussione i ruoli e gli stereotipi di genere che rendono la violenza di genere accettabile nella società. Ciò può essere fatto attraverso l’organizzazione di campagne, formazione, educazione tra pari o includendo una dimensione di uguaglianza di genere in tutti gli aspetti delle politiche educative;
  • Anche le campagne e le politiche di sensibilizzazione per affrontare la disuguaglianza di genere e la violenza di genere possono contribuire ad aumentare l’importanza del problema agli occhi del pubblico. Tali campagne potrebbero utilizzare mezzi tradizionali, come poster, volantini e siti web, ma potrebbero anche utilizzare i social media e i flash mob, ad esempio;
  • Promuovere l’uguaglianza di genere e l’educazione ai diritti umani per tutti.

L’educazione alla parità tra i sessi e al rispetto delle differenze

L’educazione alla parità tra i sessi e al rispetto delle differenze, dispositivo formativo ed educativo importantissimo per la prevenzione della violenza sulle donne basata sul genere, da un lato è volta ad sollevare donne e uomini sul percorso intrapreso finalizzato al superamento di ruoli e stereotipi e, dall’altro, a favorire una visione delle disuguaglianze come ricchezza, non come basamento di una gerarchia e di possibili disparità, che ostacoli la cultura alla violenza. La violenza contro le donne è commessa dagli uomini; la scuola può partecipare in questo percorso finalizzato a modificare il punto di vista, osservare anche agli uomini e capire cosa determina tali aspetti, quali gli stereotipi ed i modelli relazionali, quali incertezze si occultano. La scuola può e deve realizzare una reale inclusione per ottimizzare le singolarità ed educare le nuove generazioni al valore positivo delle differenze e alla cultura del rispetto.

Letizia Strazzera: A governare la barca, nel mare aperto, dobbiamo esserci tutti

Nel corso dei suoi molteplici e qualificati interventi il dirigente scolastico prof. Angelo Nasca ha sottolineato come “la scuola stia lavorando da qualche anno a creare dei servizi di supporto, ovvero degli sportelli di ascolto. Da anni, ormai da anni, si fa questo nelle scuole: si dà vita a degli sportelli di ascolto servendosi di uno psicologo. “Infatti, dove c’è un adolescente che lotta per crescere – ha sottolineato nel suo brillante intervento la dott.ssa Strazzera – ci deve essere sempre un adulto che offra con sostegno per il suo sviluppo. (…) A governare la barca, nel mare aperto, dobbiamo esserci tutti, adolescenti e adulti. Voi dovete avere sempre (…) la certezza di essere protetti, confortati, di essere notati e di essere ascoltati. Noi adulti, noi scuola vi dobbiamo offrire la possibilità di questa base sicura da cui salpare per giungere, poi, a mete sempre più lontane e sempre più ambiziose”.

Angelo Nasca “Si cammina, assieme, e sempre a testa alta. Sempre”.

“Il messaggio è chiaro, è chiarissimo” ha sottolineato il dirigente scolastico riaffermando il primato dell’agenzia scolastica. “Non bisogna mai nascondersi. Determinate situazioni o determinate circostanze vanno denunciate e fatte presenti. Si cammina, assieme, e sempre a testa alta. Sempre. Testa alta sempre. Qualsiasi esigenza qualsiasi problematica, parlatene con i vostri docenti”. E continuando, rivolgendosi agli alunni numerosissimi e silenziosissimi delle quinte classi, il dirigente dell’Istituto Tecnico Commerciale “Carlo Alberto dalla Chiesa ha ribadito che “Non dovete camminare mai da soli”; (…) “Se avete bisogno di supporto, di consigli, rivolgetevi a noi: abbiamo un operatore che viene dentro la scuola. Quando vogliamo noi. (…) venite se avete dubbi, incertezze, perplessità. Chiedete! Evitiamo di camminare da soli e poi di trovarci in situazioni poco piacevole”.

Rosaria Vinciguerra: “Emozioni che dovete riuscire a difendere, anzi a manifestare”

“Ogni essere vivente ha delle emozioni. Tutti abbiamo delle emozioni” ha precisato la dottoressa Rosaria Vinciguerra anche lei relatrice del partecipatissimo convegno nell’auditorium dell’ITCG “Carlo Alberto dalla Chiesa” di Partinico (PA) guidato dall’ing. Angelo Nasca. “Le emozioni sono quanto di più magico autentico e potente ci possa essere dentro una persona. Sappiate che la differenza tra voi e il robot sta proprio nelle emozioni. Emozioni che dovete riuscire a difendere, anzi, a manifestare. Anche perché l’emozione tanto più vengono soffocate tanto più generano frustrazione. (…) Cerchiamo di sentire che abbiamo delle emozioni; che sono fatte di gioia, entusiasmo o di amarezza. Avvertiamole interamente”.

Giulia Amodeo, Magistrato della Procura di Palermo Tutela fasce deboli

Solo servendosi della conoscenza è pensabile acquisire consapevolezza di preconcetti e stereotipi, tuttora fortemente consolidati nella nostra società. La scuola, in quanto istituzione educativa, deve dare strumenti e metodologie per superarli, proponendo interventi di prevenzione, informazione e sensibilizzazione. “Sono convinta che per uscire da qualsiasi situazione di violenza che potrà capitare, perché può capitare a chiunque, indipendentemente dall’intelligenza alla cultura, dalla formazione, la prima chiave, per allontanarmi da queste situazioni, è necessaria la vostra Indipendenza” ha affermato la dottoressa Giulia Amodeo, Magistrato della Procura di Palermo “Tutela fasce deboli”. E continuando “Saranno i vostri studi, il vostro lavoro, le vostre passioni, avere un progetto che riguarda voi, indipendentemente magari dall’idea, i grimaldelli della vostra indipendenza”. (…) “Saranno quelli gli strumenti che vi renderanno persone forti, in grado di farvi rispettare, in grado di chiedere aiuto quando ce n’è bisogno, perché nessuno di noi può uscirne da sola. (…) E questa è la cosa più importante del messaggio, che spero di avervi anche in minima parte donato oggi, al termine di questo convegno”.

Educare al rispetto

“Educare al rispetto per la parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le forme di discriminazione” sono le “Linee Guida Nazionali” indirizzate alle Istituzioni scolastiche autonome, in attuazione dell’art.1 della L.107 del 2015 che nello specifico e per quanto ci riguarda direttamente e per il dibattito recita: “Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori”, oltre che di esecuzione dei principi fondamentali di pari dignità e non disparità della Costituzione Italiana, ribaditi nella “Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea” e dalla “Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo”.

Per il Superiore, l’UdA “La donna nel tempo e nello spazio”

In allegato l’U.d.A.”, realizzata dalle Proff.sse Todisco M., Folcarelli, Del Vecchio dal titolo “La donna nel tempo e nello spazio”. Partecipare al dibattito culturale. Cogliere la complessità dei problemi esistenziali, morali, politici, sociali, economici e scientifici e formulare risposte personali argomentate. Questa UDA, in uso al Polo Professionale di Cassino – I.I.S. San Benedetto di Cassino (FR), vuole rendere consapevoli gli studenti di come la situazione delle donne resta problematica anche nel nostro Paese, occidentale e democratico, pur considerando le profonde differenze che ci sono fra le diverse aree del mondo. Aiutarli a riconoscere la dignità e l’uguaglianza delle persone, i loro diritti, uguali e inalienabili, perché solo così ci potrà essere costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo.

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