Vincolo quinquennale, storie di docenti bloccati: “Ogni giorno faccio 220 km andata e ritorno per andare a lavorare”

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Il vincolo quinquennale dei docenti, come sappiamo, è uno dei temi più caldi che riguarda la scuola italiana: migliaia e migliaia di insegnanti dopo aver ottenuto la cattedra di ruolo non riescono a cambiare provincia o regione a causa del blocco sulla stessa sede imposta nel 2019.

C’è in corso una battaglia politica e sindacale sull’abolizione del blocco di cinque anni che però al momento non vede uno sbocco concreto. L’unica speranza sarebbe un emendamento al decreto sostegni ma i tempi sono stretti e l’accordo politico non sembra vicino.

Nel frattempo sono tantissime le testimonianze di docenti che a causa del vincolo quinquennale raccontano di come un problema di natura lavorativa stia avendo ripercussioni, a volte anche gravi, sulla vita privata dei docenti.

Riportiamo alcune storie provvedimenti da più gruppi e associazioni di insegnanti coinvolti nella vicenda.

Sono Monica R., 53 anni, separata, con una figlia di 17 anni (in Dad da un anno, il suo istituto, un liceo di Salerno, per problemi strutturali, oltre alla pandemia, non ha mai consentito il rientro in presenza), neo immessa in ruolo, dalle Gae del Csa di Salerno, dopo 5 anni di precariato. Grande gioia per il ruolo, crisi per i 150 Km di distanza da casa, Cattedra oraria esterna, sede Torre Orsaia e Sapri (Sapri, ultimo paese della provincia di Salerno di circa 4950 Km.). Organizzazione per raggiungere la sede di titolarità: treno 1 ora e mezza (all’andata e stesso tempo al ritorno), taxi (10 minuti) per raggiungere la scuola, la stazione si trova in aperta campagna! Presa di servizio e ad oggi nessuna assenza dal lavoro con sacrificio. Uscendo di casa intorno alle 6, rientrando tra le 15 e le 16, attività collegiali a distanza però! Mia figlia sola a casa è riuscita ad affrontare la difficoltà di questa situazione; ho dovuto fare in modo, inoltre, di dare una mano, con sacrificio, anche a mia madre,75 anni, vedova, paziente oncologica, che vive da sola e non nel mio stesso comune di residenza! Mi chiedo il ruolo ha migliorato le mie condizioni di vita e quelle della mia famiglia. Possibile che un algoritmo nell’agosto scorso ha deciso la mia sorte e quella di tanti altri colleghi stravolgendo le nostre vite?

Sono un docente di scuola primaria, sono di Lucca e ho l’anno di prova a Prato (65 km all’andata e 65 km al ritorno. Fanno 130 km al giorno). Ho due lauree quinquennali, di cui una con lode; di seguito la routine cui il vincolo mi obbligherebbe per 5 anni. La sveglia è sempre alle 5, per prendere il treno per Prato. Tralasciando eventuali (ma molto frequenti) ritardi, dalla stazione centrale devo prendere un autobus che mi porta a scuola. Tra treno e autobus sono 1 ora e 40 minuti di viaggio all’andata. Per il ritorno la storia si ripete, con un particolare. I treni ci sono sempre un’ora dopo la mia uscita di scuola, dunque compresa l’attesa arrivo a casa 2 ore e mezzo dopo lo stacco dal servizio. Dunque, ogni giorno perdo più di 4 ore di viaggio, che in fondo alla settimana sono più di 20 (venti!): quasi una settimana di servizio in più. Per non parlare dei costi: benzina, abbonamenti, pasti. Infatti non mi risulta che noi insegnanti abbiamo indennità di trasferta o buoni pasto. Vero? Domanda retorica, per carità. Perché non ti trasferisci? Mi dicono. E perché dovrei? La mia vita è a Lucca. E ho il diritto di stare vicino alla mia famiglia, ai miei affetti. Ho diritto a stare vicino alla mia vita. Adesso invece la famiglia non esiste più, non posso aiutare il mio babbo, a malapena vedo mio fratello. A tutto questo si aggiunge il fatto che durante l’anno di prova sono richiesti molti sacrifici ai neo immessi. La mia non è di sicuro la situazione peggiore, ma spero di aver reso l’idea di che cosa significhi per noi questa realtà. Alessandro C“.

Tra tutti i docenti assunti il 1° settembre 2019 mi ritengo abbastanza fortunata dato che sono stata assunta a 60 km da casa. Il mio problema è mamma che ha 90 anni, è sorda, non sente gli odori (per ben 2 volte ho trovato il gas acceso senza fuoco, non so quale Santo ci ha protetto) certificato a Siena a febbraio, è iperteso ed obesa a livello alto. Per tutte queste patologie sono dovuta tornare a vivere con lei dopo 30 anni di “casa mia”. Mia sorella vive e lavora a Viterbo quindi altra regione io sono Toscana. I posti a Grosseto che è la mia città ci sono, ma saranno probabilmente accantonati per gli eventuali vincitori del nuovo concorso. Io la devo accompagnare ed accudire, ho richiesto a gennaio la 104 per mamma, ma i tempi sono lunghi per ottenerla, sempre ammesso che la concedano. 60 km sono pochi, ma diventano tanti se dovesse succedere qualcosa“.

Io tutti i giorni 220 km andata e ritorno (Arezzo/Sesto Fiorentino) con il treno e tutti i suoi ritardi, scioperi, tra coincidenze e ritardi 5 /6 ore al giorno di viaggio. E pensare che a settembre ero vicino casa poi assunta da concorso straordinario il mio posto è stato messo a supplenza … Noi ancora non siamo in dad e se ci dovessimo andare dovremmo farlo in presenza e io avendo figli grandi non posso chiedere nessun congedo o lavoro agile …certo i figli sono grandi…ma come si dice “figli piccoli problemi piccoli. Figli grandi problemi grandi “. E per giunta sono anche separata …e li devo gestire da sola”. 

Buongiorno, abito in Romagna, ho 39 e sono un’insegnante di scuola Primaria, ma sono anche una mamma di due bambine. Sono stata una precaria per molto tempo, ho girato tutte le scuole della mia provincia accettando anche supplenze di un giorno. Sono entrata grazie a un ricorso in Gae, e successivamente mi sono preparata per sostenere nel migliore dei modi il Concorso Straordinario riservato alle diplomate magistrali. Nel 2019 ho preso il ruolo da Gae, e ho preparato l’anno di prova mentre facevo la Dad con i miei bambini. Arriviamo ad Agosto 2020, da qui tutto è andato a rotoli. Io abito a Cesenatico provincia di Forlì-Cesena, sono rientrata nelle assunzioni di quest’anno perché le persone davanti a me hanno rinunciato al ruolo, RINUNCIATO, dopo anni di precariato. Apro e vedo che la provincia a me assegnata è PIACENZA. ma non il centro, come se questo potesse cambiare, ma un paesino delle colline. Distanza tra Cesenatico e la scuola a me assegnata è 300 km solo andata!!!!!!! E allora ho pensato a come fare, ma prendere una casa era difficile perché a casa ho due bambine, una Dsa , che ha iniziato il percorso delle medie, con la mia presenza affianco perché da sola non è in grado. Visto che ho sempre fatto il mio dovere d’insegnante e non ho mai usato il Congedo Parentale, neanche quello retribuito, ho deciso di mettermi in questa condizione FRUSTRANTE e punitiva per chi come me ama alla follia il suo lavoro. Chiedo solo di lavorare, ma non sotto casa, nella mia provincia, affinché oltre l’insegnante possa fare anche la madre!

LE TESTIMONIANZE

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