Vincolo quinquennale, lettera aperta al Presidente Mattarella

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Inviata da Giuseppe Bruno – Gentilissimi, è molto dibattuto in questi giorni sul vostro giornale e sul vostro sito – e non solo – il problema del vincolo quinquennale. Ho anche assistito alla diretta di mercoledì scorso nel corso della quale si è parlato anche di vincolo quinquennale.

La cosa più assurda è che nessuna forza politica e sindacale sembra voglia attribuirsi la paternità di questo vincolo, forse perché sembra davvero molto poco gradito alla
categoria dei docenti e pare, anche, cominci a manifestare le conseguenze negative del resto facilmente prevedibili.

La rappresentante del Coordinamento nazionale docenti abilitati, prof.ssa Stimolo ha detto una cosa fondamentale e cioè che questo vincolo è anti famiglia. Del resto pare che il fallimento della “call veloce”, che dava ai docenti precari la possibilità di sistemarsi in provincia diversa da quella in cui si trovavano in graduatoria, sia da attribuire principalmente a questo problema. Come lasciare la propria famiglia per cinque anni? Tra i pochi che hanno accettato è prevalso, infatti, il part time che permetterebbe a questi docenti, male minore, una certa, scomodissima, pendolarità, pur di restare in contatto con la propria famiglia. Ma la cosa grave che sembra sfuggire a chi, come i nostri governanti, pare viva la realtà su un piano puramente teorico e/o di compromesso ideologico, è che per risolvere il problema della continuità, che è la causa del vincolo quinquennale, non sia stato concesso non solo il trasferimento, cosa ormai consolidata e accettata da tempo, ma, addirittura, la stessa assegnazione provvisoria che ha permesso per tanti anni di dare ai docenti meridionali la possibilità di lavorare al Nord.

Ma c’è ancora di più, e il Sottoscritto lo ha più volte segnalato, con Lettere aperte da voi pubblicate, l’assegnazione è stata negata addirittura a chi non solo deve lasciare la famiglia, ma anche un genitore o un figlio disabile, o peggio al disabile stesso. Tale situazione crea, ad avviso dello Scrivente, una discriminazione non solo verso chi ha famiglia ed è meridionale, ma anche, e ancor di più, verso chi, già discriminato dalla cattiva sorte, essendo lui stesso disabile o avendo un genitore o un figlio disabile non può
competere alla pari con gli altri per un posto nel territorio nazionale. Tale norma relativa al vincolo quinquennale, crea, dunque, disparità fra i cittadini in base alle loro condizioni di salute, alla loro residenza geografica, alla situazione sociale che vivono, e, cosa ancor più grave, accentua, invece di attenuare, secondo quello che è lo spirito di una legge fondamentale dello Stato Italiano, quale la 104, la discriminazione di coloro che usufruiscono di questa legge, creando, tra l’altro, una situazione di grave conflitto tra leggi fondamentali dello stato. Inficia innanzitutto l’articolo 3 della Costituzione e tutti i conseguenti articoli, nonché le leggi ad esso ispirate che mirano a stabilire tra i cittadini italiani una uguaglianza non solo formale, ma sostanziale. Come sia stato possibile arrivare a tanto non sanno spiegarlo bene neanche i politici che di fatto dovrebbero difendere il vincolo quinquennale e questo si è chiaramente visto nella diretta.

Tutti hanno solo provato a difendere se stessi, attribuendo la paternità della norma ad altri o tirando in ballo un quasi “obbligatorio” “compromesso”. Che la continuità didattica abbia una sua importanza nessuno lo mette in dubbio – anche se potrebbero esserci e non sono mancati casi, in cui sia da parte di genitori che di alunni si sia fortemente desiderato che questa continuità non ci fosse – ma che questa importanza possa essere tale da giustificare la violazione di principi sacrosanti del nostro stato, sembra frutto appunto di una stortura ideologica o di un obbligato e non realmente condiviso compromesso. Non si capisce perché non si sia fatto ricorso, per risolvere questo problema della continuità, che certo esiste ed è sempre più grave soprattutto in alcune regioni del Nord, ripensando, magari inasprendolo, al sistema degli incentivi e dei disincentivi, che già erano previsti nella precedente normativa.

Pertanto dopo essermi rivolto tramite voi con lettere aperte ai sindacati, a qualche onorevole e al Ministro, faccio appello, sempre per Vostro tramite al Presidente della Nostra Repubblica, On.le Sergio Mattarella, Unico Vero Garante della Nostra Costituzione affinché, ristabilisca le giuste e sacrosante priorità normative in questa brutta pagina della storia della nostra scuola.
Ringraziandovi di cuore per la cortesia che vorrete usarmi, porgo cordiali saluti a voi e devoti ossequi al Presidente

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