Vincolo quinquennale: dal parlamento al tribunale. Lettera

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Inviato da Alessandro Amante del gruppo “No al vincolo quinquennale!!” – Ci avevano creduto. I docenti vincolati volevano dimostrare a se stessi ed agli altri che, finalmente, per tutelare i propri diritti negati da norme anticostituzionali, la via politica e la lotta attiva potevano essere una’alternativa altrettanto valida, se non di più, rispetto alle vie legali. Si sbagliavano.

L’ottusità di una certa parte di politica, più interessata a flettere dei virtuali bicipiti, ed a vessare del personale sottopagato in barba ai più elementari diritti, ha vinto. Non è bastata la consapevolezza che una norma analoga, ma meno stringente, presentata quasi un decennio prima, fosse stata trasversalmente giudicata incostituzionale. I docenti vincolati devono tenersi i vincoli, perché ormai è tardi, perché il tempo speso a difendere a spada tratta l’indifendibile, non si può più recuperare e posticipare la mobilità creerebbe problemi ad altre procedure, magari mediaticamente più importanti.
Insomma, le vite di oltre 20.000 docenti e delle loro famiglie, non sono importanti, possono aspettare. Le cattedre del nord non possono restare scoperte (plot twist: non è vero. Tra l’85% ed il 90% dei vincolati, vorrebbero movimenti all’interno delle proprie regioni d’immissione) e poi, se vogliono, possono lasciare il ruolo (fantascienza al sud, dove un posto analogo non si può trovare, pericolo concreto al nord, dove il privato offre ancora valide alternative).
I docenti vincolati però non ci stanno, quelle vite sono le loro, e nonostante le innumerevoli esortazioni da parte di questo o quel politico a evitare di cadere nella rete dei “ricorsifici”, sembra che quella sia tornata ad essere l’unica via per ottenere il legittimo riconoscimento dei propri diritti che il freddo legislatore, dall’alto della propria poltrona, continua a non voler accordare.
I docenti che si sono coordinati tra loro, cercando di trovare una soluzione, fanno appello a tutti i colleghi nella stessa situazione:
Inviamo tutti la domanda di mobilità, indipendentemente dal fatto di poterla fare o meno, e ricorriamo tutti al giudice del lavoro per sollevare la questione di legittimità costituzionale. Non importa se con un avvocato di fiducia o per mezzo di un sindacato, ma dobbiamo tutti ricorrere. Questa è l’unica via per spezzare le nostre catene. Un solo ricorso vinto, darà la libertà a tutti coloro che avranno fatto istanza di mobilità!
Dimostriamo, per una volta, che i docenti non sono un gregge, ma un branco.

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