Vincoli di mobilità, ancora tutto fermo: si spera nel decreto milleproroghe ma la strada è tutta in salita

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La questione vincoli di mobilità resta irrisolta per il momento: se a livello politico non ci saranno interventi difficile procedere verso una eliminazione totale nel prossimo contratto integrativo della mobilità, i cui incontri per il rinnovo sono rimasti bloccati proprio su questo punto.

Resta aperta la speranza che nel decreto milleproroghe, attualmente in passaggio al Senato per l’approvazione, possa esserci una norma adeguata. Il termine fissato per la presentazione degli emendamenti è per oggi, 19 gennaio, e non è escluso che possa esserci una proposta proveniente dalle forze di maggioranza.

In realtà però lo scenario non è semplice, anzi: l’Europa ha messo in guardia su una eventuale abolizione dei blocchi di permanenza sulla stessa sede.

Già, ricordiamo come nell’ultima versione del decreto milleproroghe approvato dal Governo a dicembre saltò all’ultimo momento una norma dedicata proprio ai vincoli, ovvero la deroga per il prossimo anno scolastico ai vincoli di trasferimento dei docenti.

La norma, come spiegato in precedenzanon sarebbe stata inserita dal Governo a causa dell’UE, che insiste nel considerare il vincolo di mobilità fondamentale per la continuità didattica e quindi per la qualità del sistema scolastico.

L’obbligo di permanenza sulla stessa sede, ricorda Bruxelles, è uno dei punti alla base del progetto di riforma del reclutamento degli insegnanti, riforma che viene alimentata dai fondi europei e quindi, il blocco triennale dei trasferimenti fa parte dell’intero pacchetto e non può cadere.

Dunque, ammesso che possa arrivare un emendamento dal decreto milleproroghe bisognerebbe capire se in effetti la norma confluirà nel testo finale. A quel punto, infatti, il Governo si ritroverà con lo stesso problema di dicembre 2022.

Una generica indicazione europea a favore del contenimento della mobilità dei docenti è interpretata come un dogma da una burocrazia acefala, senza tener conto che da tempo i vincoli territoriali comportano più danni che vantaggi. Credo sia il momento di cominciare a ragionare su incentivi che vadano a sostituire imposizioni ormai fuori dalla realtà, insostenibili economicamente e dagli effetti devastanti per l’istituto familiare“, commentava pochi giorni fa Mario Pittoni, Responsabile Dipartimento Istruzione Lega.

Il rinnovo del contratto di mobilità

Come abbiamo riportato in precedenza, nell’ultima riunione fra amministrazione e sindacati, infatti, è rimasto intatto lo stallo riguardo la questione dei vincoli triennali di permanenza per i docenti neoassunti a.s.2022/23 su cui le posizioni risultano sempre opposte tra i sindacati, uniti nella tesi di rinviarne la decorrenza alle nuove forme di reclutamento del DL 36/2022, e il ministero propenso a prevederne l’effettiva vigenza agli immessi in ruolo dell’anno scolastico in corso.

I sindacati propongono una soluzione politica per risolvere la situazione, provando attraverso il contratto di evitare l’applicazione rigida in merito ai blocchi triennali nella stessa scuola, magari appunto, con una soluzione transitoria per il solo anno scolastico 2023/2024, concedendo al Governo e al Parlamento il tempo per un intervento strutturale.

La platea di docenti vincolati è alla finestra per capire se e in che modalità si riuscirà a sbloccare la situazione, guardando da un lato il fronte sindacale ma dall’altro quello politico, che resta il vero interlocutore per la risoluzione dei blocchi di mobilità.

Per quanto riguarda le organizzazioni sindacali sul tema c’è un fronte compatto: Marcello Pacifico, presidente Anief, chiede infatti, proprio nel decreto milleproroghe, “una deroga ai vincoli sulla mobilità per il personale scolastico e dirigente. Non ci sono le ragioni per ritenerlo incompatibile con il Pnrr“.

Anche per Giuseppe D’Aprile, segretario generale Uil Scuola Rua, il tema è fondamentale: “Tutti i docenti devono essere “svincolati” in quanto si tratta di misure ingiuste e vanno abolite. Non ci rassegneremo e insisteremo coerentemente per risolvere il problema per via contrattuale e comunque attraverso un provvedimento legislativo. In campagna elettorale tutte le forze politiche si sono espresse in tal senso e per questo siamo fiduciosi, se davvero si hanno a cuore le sorti della scuola, che la nostra rivendicazione si concretizzi in un provvedimento concreto a tutela dei colleghi che hanno il diritto di ricongiungersi ai loro cari”.

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