Vietato presentarsi a scuola in bermuda e canottiera. Milano punta sull’educazione anche nell’abbigliamento

di Elisabetta Tonni
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A tutto c’è un limite. A scuola con abbigliamento da mare proprio non si può. Va bene la libertà di vestirsi come si vuole, purché il vestiario scelto sia consono alla situazione. Anche sapersi vestire in maniera adeguata alle occasione è una forma di educazione che deve essere acquisita in età scolare.

Potrebbe essere questo il ragionamento alla base di un divieto, uno degli ultimi in ordine cronologico, impartito dal preside dell’Istituto comprensivo “Leonardo da Vinci” di Milano.

La notizia è riportata sul FattoQuotidiano dove si legge che le famiglie degli studenti sono già stata avvisate con una circolare spedita a casa. Ed elenca pure una serie di casi presenti in tutta Italia.

La questione era già emersa in passato, ma a spiegare i motivi alla base di questo cambiamento comportamentale ci pensa la sociologa Chiara Saraceno che dice: “Fino a dieci anni fa nessuno si sognava di andare a scuola o all’università con le infradito. La differenza tra la spiaggia o la scuola dovrebbe essere mantenuta. Non è un problema di quanta pelle si mostra ma che ci si presenti in modo diverso a seconda del luogo che si frequenta. Senza esagerare nel formalismo è necessario che come si imparano i ritmi del tempo è utile imparare la diversità dei luoghi: l’aula non è la discoteca”.

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