ANIEF: vice presidi impossibili da nominare, il Miur corre ai ripari ma il ruolo rimane in crisi

di redazione
ipsef

item-thumbnail

Anief – I vicari dei presidi continuano a scontare gli errori della Legge 107/2015: a due anni e mezzo di distanza dall’approvazione della discussa riforma della Scuola, infatti, sindacati e amministrazione sono ancora costretti ad escogitare delle soluzioni per aggirare il comma 83 della “Buona Scuola”, in base al quale il collaboratore o vicario (con esonero o semi esonero) va individuato nell’ambito del 10% di personale dell’organico dell’autonomia che coadiuva il dirigente scolastico al fine del buon funzionamento organizzativo e didattico della Scuola.

Questo significa che non è possibile ottenere l’esonero annuale dalle lezioni in tutti quei casi, purtroppo frequenti, in cui la classe di concorso del posto di potenziamento concesso dall’Ufficio Scolastico Regionale non corrisponde a quello chiesto per far “scattare” l’esonero: in queste circostanze, il vicario potrebbe diventare un collega “scivolato” negli ambiti territoriali o un docente neo-assunto col potenziamento scolastico. Con tutte le conseguenze negative del caso, visto che si cancella il vicario individuato dal dirigente scolastico, spesso con un’esperienza di lunghi anni, per fare spazio ad un docente senza competenze in materia e probabilmente costretto a vestirsi di un ruolo professionale decisamente diverso dall’insegnamento.

In tali casi, le conseguenze negative sul piano organizzativo sarebbero inevitabili. Per ovviare a ciò, durante un recente incontro con i sindacati, riferisce Orizzonte Scuola, “l’Amministrazione si è impegnata a sollecitare i direttori degli Uffici Regionali affinché nell’assegnazione dell’organico di potenziamento si tenga conto della classe di concorso del primo collaboratore, come indicata dal dirigente scolastico. Se l’impegno dell’Amministrazione venisse confermato, gli USR/USP dovrebbero attribuire alle scuole un’unità di potenziamento corrispondente alla classe di concorso/tipologia di posto del primo collaboratore, permettendo allo stesso di essere esonerato dall’insegnamento”.

È bene specificare che la soppressione della norma che faceva scattare l’esonero o il semi esonero, derivante dall’art. 459 del Testo Unico della Scuola, legato a doppio filo al numero delle classi e di alunni della scuola, risale al 1° settembre 2015, quando per motivi di spending review con la Legge di Stabilità 2015 abbiamo assistito alla cancellazione dell’esonero o del semi esonero dall’insegnamento. Quindi stiamo parlando di un “disegno” progettato precedentemente.

“I danni di certi legislatori e dei politici che considerano la scuola uno spreco – sostiene Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – si stanno rivelando fatali: costringere l’amministrazione ad escogitare delle soluzioni d’emergenza per ovviare ai bug creati dai vari Governi è l’emblema di quanto siano fallimentari. Si è, di fatto, cancellato un ruolo fondamentale per le scuole, quello del vice-preside, per introdurre una procedura cervellotica e senza benefici. Tra l’altro, si è andati a creare tale situazione in un momento particolarmente difficile per la gestione delle scuole, perché quelle in reggenza sono ad oggi circa 1.500. E a settembre, a seguito dei prossimi pensionamenti, un istituto su tre non avrà il suo preside, dopo che uno su quattro è stato accorpato o cancellato negli ultimi dieci anni dai tagli della politica, a partire dal DPR 89/2009, che ha dato disposizioni per tagliare di un terzo le strutture scolastiche con autonomia”.

“A tutto questo – continua Pacifico – si aggiunge la pessima decisione, presa nel 2011, di eliminare l’indennità di presidenza istituita con l’art. 69 del CCNL del 1995 e ribadita dall’art. 146 del CCNL 2007. Con il Governo allora in carica che giustificò l’operazione sostenendo che per pagare le attività del vicario c’era comunque il fondo di istituto. Un fondo, che le scuole utilizzano per mille motivi, che da quell’anno in poi è stato peraltro fortemente ridotto, tanto è vero che oggi gli istituti ricevono circa la metà dei finanziamenti proprio del 2011”.

Anche il contratto firmato all’Aran il 9 febbraio scorso, sottoscritto dai sindacati Confederali, si piega all’interpretazione illegittima del Miur del comma 22 dell’art. 14 della Legge 135/12. Producendo oltre al danno la beffa, perché allo stesso tempo si ridimensiona pure il fondo del “merito” previsto dalla Legge 107/15 e utilizzato dal dirigente scolastico per compensare almeno una parte di quelle funzioni superiori negate dal legislatore. A chi si fa in quattro per mandare avanti le nostre scuole, tramite il Fis, da cui si attingono risorse per finanziare ormai le più disparate attività e i progetti attuati nelle scuole, arriveranno cifre ridicole.

“Alla luce degli aumenti reali netti, previsti dall’accordo sul nuovo contratto, che vanno dai 55 euro e i 71 euro netti, quella del vice-preside rischia di diventare una prestazione lavorativa che sconfina quasi nel volontariato: anziché evidenziare l’ingiustizia e impugnare la norma di legge come ha fatto Anief, la recepiscono nel nuovo contratto, con un accordo che mortifica la professionalità di migliaia di vicari e collaboratori dei dirigenti. Con l’aggravante che il lavoro svolto in questi anni non varrà nemmeno ai fini del concorso per dirigenti scolastici, visto che il bando di concorso non contiene alcuna riserva di posti messi a bando per tali professionalità, né punteggi aggiuntivi, né tantomeno l’esonero della parte pratica della formazione. Ecco perché – conclude il sindacalista Anief – abbiamo attivato dei ricorsi specifici”.

Per maggiori informazioni: Ricorso Anief per il riconoscimento dell’indennità di reggenza e sostituzione DS ai vicari.

Versione stampabile
Argomenti:
anief anief
soloformazione