“Viaggio nella grammatica. Esplorazioni e percorsi per i bambini della scuola primaria”

di Eleonora Fortunato

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Quando un bambino di cinque o sei anni varca la soglia della prima elementare sa normalmente già parlare.

Ma questo significa anche che già riesce a orientarsi nelle strutture della lingua, che ha maturato riflessioni astratte che gli consentono di fare concordanze, indovinare derivazioni di nomi, coniugazione di verbi, uso dei loro tempi e dei loro modi.

In fondo, quindi, una grammatica in testa già ce l’ha. Parte da questa osservazione tanto semplice quanto fondamentale Maria G. Lo Duca nel suo nuovo saggio, “Viaggio nella grammatica” (Carocci 2018, 273 pagine, 27 Euro), per sfatare la convinzione che la scuola primaria sia un luogo inadatto alla riflessione sulla lingua e per rafforzare negli insegnanti l’idea che i bambini vadano educati a un sano atteggiamento di curiosità per la lingua, che li spinga a porsi le giuste domande e a cercare insieme le risposte.

Avvalendosi delle recenti acquisizioni della linguistica e della psicologia e di numerosi esempi tratti dalla vita scolastica, la studiosa fornisce anche uno strumento agile per orientarsi nella bibliografia più recente; è così che ci porta a chiederci, per esempio, che cosa significhi fare grammatica nella classe multilingue, se debba esserci un sillabo, quali possano essere gli apporti del modello valenziale.

Nella seconda parte del volume non mancano prese di distanza marcate da alcune pratiche consolidate e conseguenti proposte di modifica. A proposito del verbo, per esempio, Lo Duca parte dalla consapevolezza metalinguistica dei bambini per affermare che la riflessione esplicita sul congiuntivo andrebbe spostata alla II o III media (anche se questo non significa “che i bambini non debbano essere esposti al congiuntivo nei testi scritti o nel parlato in classe”, p. 196), mentre sull’uso della punteggiatura – erroneamente da troppi ancora considerata un ‘fatto di stile’ e non un elemento imprescindibile della testualità – l’Autrice si domanda come si possa “avviare al rispetto delle ‘funzioni sintattiche dei principali segni interpuntivi’ senza indurre una riflessione esplicita su di essi” (p. 229), arrivando a definire ‘sciaguarata’ l’idea che il loro corretto utilizzo possa venire appreso ‘naturalmente’ attraverso la pratica di scrittura, come invece la quotidianità scolastica sembra suggerire.

Ecco che, quindi, le 227 pagine del volume rappresentano in fin dei conti qualcosa di più di una “descrizione leggera dei contenuti grammaticali” – come scrive la stessa Autrice in premessa – ma un’eccellente sintesi tra ricerca sperimentale e teoria linguistica, un’imperdibile occasione per riflettere in maniera rigorosa, avveduta e aggiornata sul ‘fare grammatica’ nelle classi iniziali della scuola.

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