Viaggi studio e Scambi culturali per una qualità educativa migliore. Lettera

di redazione
ipsef

item-thumbnail

Inviato da Nino Cinquemani – Quale valenza formativa attribuire a queste modalità di “fare scuola “ sempre che non siano erroneamente confuse con le GITE SCOLASTICHE ?

Se ne parla occasionalmente fra addetti ai lavori (insegnanti), genitori e studenti sempre con giudizi difformi e con relative polemiche.

In sintesi c’è chi pensa che alla scuola spetti il solo compito di fare apprendere le discipline previste dal programma ministeriale e che queste altre forme di attività fuori dalle aule sono distrazione, perdita di tempo e disimpegno dallo studio serio.

Altri invece pensano che la scuola ha il dovere di non isolarsi nelle aule dimenticando che fuori di essa esiste un mondo vivo per ” leggere” il quale bisogna esplorarlo, conoscerlo e con esso interagire.

Pertanto, uscire dalle aule scolastiche, sotto la guida di un buon insegnante e con un programma di attività finalizzato; conoscere il proprio territorio; oltrepassare i confini della propria regione; superare le frontiere del proprio Stato costituisce una preziosa originale opportunità di conoscenza e confronto che arricchisce e migliora la formazione della personalità.

ASPETTI ORGANIZZATIVI DI UNO SCAMBIO CULTURALE CON UNA CLASSE ANALOGA DI ALTRO STATO

Per realizzare uno Scambio Culturale non basta la sola disponibilità e volonta’ di un insegnante che crede fermamente nella efficacia formativa dello Scambio. Lo stesso docente deve possedere il prerequisito di una buona conoscenza della “cultura “ ( lingua, religione, usi ,abitudini, stile di vita , etc.) dello Stato estero là dove si trova la classe partner, avendo presenti altresi’ le analogie e le diversità con la nostra “ cultura “.

L’insegnante proponente inoltre deve conoscere personalmente un collega con classe analoga e con disponibilità ad effettuare lo Scambio.

Cosciente di possedere detti prerequisiti, il nostro docente traccia una bozza di progetto che presentera’ agli alunni e si assicurerà che gli stessi mostrino entusiasmo e interesse per realizzare detto progetto. Solo successivamente verranno coinvolti i genitori ai quali si richiederà l’assenso e la collaborazione nelle forme richieste dalla complessità organizzativa. .

Superata questa prima fase si dovrà ottenere il via libera degli organi collegiali della scuola ( Consiglio di classe ; Collegio dei Docenti; Consiglio di Istituto) e successivamente l’autorizzazione del Ministero P.I.

Quando si saranno conclusi tutti questi adempimenti si porrà attenzione unicamente al programma che sarà strutturato in maniera tale da prevedere le attività di studio e ricerca per un periodo di circa due mesi, insieme all’insegnante, al fine di impossessarsi di tutti gli elementi di conoscenza necessari per una partecipazione attiva e cosciente. E qui’, altro che perdita di tempo: tutte le discipline già studiate a livello teorico troveranno applicazione pratica anche in termini di ulteriori ricerche con un interesse e impegno coinvolgenti.

L’impegno di studio, di ricerca e di nuovi apprendimenti nella realizzazione di uno Scambio Culturale

Il lavoro didattico e l’apprendimento degli alunni in questa fase di preparazione è facilitato al massimo perché gode di un clima di interesse ed entusiasmo altissimo. Occorre impegnarsi a conoscere nei dettagli i diversi aspetti che caratterizzano lo Stato dove avverrà lo scambio ; individuarne la collocazione geografica ; tracciando i confini con altri Stati ;conoscere il regime e gli organi costituzionali su cui si regge lo Stato;; tracciare l’itinerario del viaggio nonché indicare i mezzi di trasporto che si utilizzeranno ; le modalità di alloggio ; il costo complessivo di questa esperienza all’estero ; chi pagherà questi costi…….etc. etc.

Un lavoro che richiederà l’applicazione pratica dei saperi attinenti le varie discipline : Geografia fisica e politica ; storia ; organizzazione sociale; matematica ; economia, Lingue e religioni ; usi e costumi; tipo di vita di routine.

C’è da immaginare quanti calcoli, quante relazioni, quante curiosità , quanti apprendimenti disciplinari ,quante richieste di chiarimenti saranno l’oggetto del fervido lavoro di preparazione. E quanti pensieri, fantasie, dubbi nella mente dei singoli alunni………saranno tutti capaci di resistere per 10 giorni lontani dai genitori ? O questa esperienza sarà il banco di prova per un inizio di autonomia ? E quanta apprensione e titubanze nei genitori non ancora abituati a stare lontani dai figli ? E quante precauzioni deve prevedere l’insegnante di classe perché il tutto avvenga senza traumi di alcun genere ? Quante nuove relazioni umane e amicali si intrecceranno nel tempo tra alunni delle due classi e fra le famiglie coinvolte ? E questo anche perché lo Scambio Culturale non prevede per alunni e accompagnatori il soggiorno in hotel ma lo prevede rigorosamente e unicamente nelle rispettive famiglie realizzando cosi una autentica conoscenza, diretta e di prima mano della vita quotidiana delle famiglie , rendendosi conto degli aspetti comuni e delle diversità nella pratica della vita di routine.

Una esperienza unica che allarga l’orizzonte del sapere , delle relazioni umane accelerando il processo di maturazione della personalità dell’alunno che sarà più autonomo e più pronto a non temere il diverso e le diversità.

Una esperienza unica di relazioni tra gente comune di diverse nazioni, di reciproca comprensione, dii accettazione , di collaborazione che contribuisce realmente a creare un clima unitario di solidarietà .

Se le scuole moltiplicassero al massimo queste relazioni internazionali attraverso Scambi Culturali darebbero un maggiore contributo alla qualità della loro funzione educativa favorendo allo stesso tempo la costruzione di una EUROPA UNITA E SOLIDALE, condizione che attualmente sembra ancora assai lontana.

Versione stampabile
anief
soloformazione