“Via gli smartphone dalle classi e sì al corsivo alla primaria”. Il pensiero dell’esperta

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Infervora il dibattito sulla scrittura in corsivo alle scuole primarie. Su La Repubblica l’esperta, la docente Silvia Zoppi, affronta il tema a 360°.

Nei programmi attuali, che risalgono al 1985, poi revisionati nel 2007, non si parla mai di calligrafia. Che era invece ben presente nei programmi precedenti. Ora si parla solo genericamente di scrittura (e di lettura) come requisito da raggiungere alla fine della prima elementare, anche, all’occorrenza, con il supporto di strumenti tecnologici“, dice l’esperta, che sui dispositivi digitali, smartphone e tablet, ha un’idea precisa: “a mio giudizio gli smartphone dovrebbero del tutto sparire dalle aule scolastiche. Ed i tablet dovrebbero essere usati solo per strategie mirate, solo per supportare bambini e ragazzi con difficoltà specifiche di apprendimento”.

Per questo motivo Zoppi incentiva la scrittura a mano libera e in corsivo: “Pedro Salinas, dall’alto della sua saggezza di poeta, diceva che abolire la scrittura delle lettere (e noi possiamo estendere la cosa al corsivo) è abolire la più deliziosa delle invenzioni umane. Privarci della scrittura a mano, in corsivo, equivale a privarci di avanzare spiritualmente lungo i sentieri tracciati dalla nostra penna“.

Inoltre, “le neuroscienze hanno dimostrato i danni della perdita del corsivo. Io, come docente di Scienze della Formazione primaria, come formatrice di futuri maestre e maestri non posso che insistere sull’importanza del corsivo, e lo pretendo anche dai miei studenti, quando sottopongo loro delle prove scritte”.

Si badi bene: “il corsivo è lo strumento per manifestare la propria espressione dell’enunciato, del tratto. È strumento che aiuta nella costruzione della propria personalità. È fondamentale anche per porre un argine alla tendenza di bambini e ragazzi a nascondersi, a omologarsi. Lo stampato è omologazione“.

La docente si sofferma anche sulle cosiddette paginette di letterine: “Per una malintesa idea di libertà. C’è stato un lungo periodo in cui nella scuola si cercava di incentivare la libertà. La prescrizione troppo rigida (come le paginette di letterine o i rigori della scrittura in corsivo) era vista in maniera decisamente negativa. Si credeva non fosse più necessario imporre un ordine che andasse in quella direzione“. Invece, secondo Zoppi si tratterebbe di un errore.

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