Vi spiego perché Pas e concorso riservato non sono una sanatoria. Lettera

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Inviato da Alessandra Rimei – Oggi voglio scrivere in merito al decreto sulla scuola. Con la crisi di governo non so neppure se abbia ancora un senso parlarne.

A quelli che lo considerano una sorta di sanatoria vorrei spiegare, da insegnante precaria, perché penso non sia così.

Ho iniziato nel 2012 a fare supplenze, catapultata in qualsiasi momento dell’anno nelle classi a sostituire docenti assenti. Ho dovuto imparare velocemente a passare da una scuola media ad una superiore, dal ruolo di coordinatrice a quello di referente di progetto, gestendo classi di ogni tipo. Questo per due anni e posso dire che dalla gavetta fatta ho imparato davvero tanto. Poi dal 2014 sono cominciati gli incarichi annuali fino ad ora.

Per entrare nella scuola come supplente è bastata la laurea che attestava la mia preparazione professionale, tutto il resto l’ho appreso a scuola a contatto con i miei alunni, imparando anche dai bravi colleghi. Ora lo Stato non può chiedermi di sostenere un concorso ordinario al pari dei neo laureati che non hanno mai messo piede in un’aula. Ecco perché prevedere i Pas e un concorso riservato, per chi ha il servizio, credo sia un atto di giustizia nei nostri confronti.

Abbiamo dato alla scuola la stessa professionalità dei docenti di ruolo, abbiamo partecipato agli stessi corsi di formazione (anche senza il bonus di 500€), abbiamo svolto gli esami fino al 30 giugno e ci siamo ritrovati disoccupati il 1 luglio di ogni anno.

L’abilitazione l’abbiamo ottenuta sul campo, riconosciuta da presidi, colleghi, genitori e alunni con i quali abbiamo lavorato. Perché alla fine di ogni supplenza annuale non viene istituita una commissione che valuti il nostro lavoro? Non esistono insegnanti di serie A e di serie B, esistono insegnanti che, attraverso un lungo percorso di precariato, hanno già dimostrato di possedere competenze e abilità che lo Stato avrebbe già dovuto certificare strada facendo.

Ora è giusto che il nostro inserimento, in maniera stabile, nella scuola non segua lo stesso iter di chi non ha ancora maturato la nostra stessa esperienza. Quando a fine anno alunni e genitori mi chiedono se tornerò l’anno successivo vorrei poter garantire loro la continuità che meritano. Vorrei che questo concorso straordinario permettesse a noi precari di trovare finalmente la nostra collocazione.

È per questo che non ci si dovrebbe opporre, anzi dovremmo essere sostenuti in questo nostro percorso.

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