Vi spiego io perché ci sono ancora tante maestre senza ruolo. Lettera

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Inviato da Eliana Ciaramella – Vi è mai capitato di prepararvi per una gara sportiva, di esservi impegnati per arrivare al traguardo, di sudare (e pure tanto) per i sacrifici fatti pur di ottenere il premio, gareggiare,magari vincerlo, il premio, e poi…ci dispiace, il premio non c’è?!

Ecco, questo è un piccolo riassunto di quello che stanno vivendo i vincitori del concorso scuola 2016, solo che il premio è il nostro lavoro e l’organizzazione sportiva che ha creato l’evento è… lo Stato!

Gentilissimi, buongiorno a tutti. Mi presento, sono Eliana Ciaramella, una delle tante maestre senza ruolo d’Italia, e quello che sto inviando è uno dei tanti comunicati con cui stiamo cercando di far conoscere la nostra situazione al popolo italiano, situazione che ha del paradossale e che al momento non ha santi in paradiso perché nessuno è disposto a dare retta al nostro “sommesso mormorio”.

Altre beghe arrivano, infatti, al tavolo del MIUR, e i figli di un “Dio minore” come la sottoscritta stanno a guardare che a qualcun altro tocchi il nostro “premio”.

La situazione non è semplicissima da spiegare: nel mondo della scuola nulla è semplice da ormai 20 anni. Proverò comunque a sintetizzare in maniera lineare quello che accade nella scuola da quando fu istituito l’ultimo concorsone che vide la vittoria praticamente di “TUTTI”, o comunque di un gran numero di partecipanti, creando una lunghissima lista di attendenti ruolo di difficile smaltimento (perdonate il termine) cosa che ancora oggi, a distanza di 18 anni, ricade su tutto il comparto scuola soprattutto negli ambiti di primaria e infanzia.

La faccio semplice, così vi aiuto a capire il passaggio “politico” che ne è derivato qualche anno fa: il concorsone 99/00 ha, insomma, creato una lunga lista di docenti da assumere, lista che al sud è ancora oggi satura.
Perchè questa lunga lista di docenti venisse smaltita, il MIUR del governo renziano optò per un disegno di legge che facesse “defluire” il gigantesco numero di docenti presenti in graduatoria (soprattutto al sud) verso altri “lidi” scoperti (soprattutto al nord Italia).

Ai docenti della suddetta graduatoria fu chiesto in pratica “vuoi lavorare subito e uscire dal limbo dell’attesa del ruolo? Compila la domanda di trasferimento e tenta la sorte!”, e per sorte intendo proprio il “caso”.

Vennero, infatti, affidati ad un algoritmo i dati di quei docenti che, pur di uscire dall’attesa infinita del ruolo delle graduatorie del concorsone, si affrettarono a compilare una lista coi nomi di numerose città italiane del nord e del sud presso le quali prendere cattedra e ruolo, probabilmente sperando di non essere però toccati dalla “mala sorte” e di restare vicino casa.

Solo che le cose andarono diversamente e l’algoritmo, in maniera apparentemente impazzita, mandò proprio la maggior parte di loro ovunque, in tutta Italia, tranne che nel posto (e nel luogo) che speravano di ricoprire, cioè in prossimità di casa propria.

Ora, ed ecco il problema dei problemi, nel 2012, in concomitanza cioè con questo colpo di genio, il governo Renzi bandì una riforma scolastica (l’ennesima in 20 anni), riforma con la quale si dava apertura (ed era anche ora!) ad una nuova fase di assunzioni in ambito scuola, assunzioni che avrebbero dovuto coinvolgere nuove leve e, soprattutto, docenti giovani, più vicini alle nuove generazioni scolastiche ben lontane, queste ultime, tanto anagraficamente che mentalmente dai docenti formatisi nel ventennio scorso.

Per tale motivo vennero banditi due concorsi docenti, uno nel 2012 e un altro nel 2016: l’ultimo dei due è probabilmente il più sfortunato della serie. In concomitanza con l’apertura del nuovo concorso scuola 2016, ecco che “i docenti dell’algoritmo” (li chiamo così piuttosto che con l’appellativo di “deportati” come amano definirsi spudoratamente loro stessi) hanno iniziato la loro battaglia legale in virtù di un cattivo disservizio provocato appunto dall’algoritmo che, a detta loro,li ha praticamente “mandati” ovunque tranne che a casa dove avrebbero meritato (è meglio dire preferivano) di restare.

Voi vi chiederete: ma cosa c’entra l’esercito dei “docenti dell’algoritmo” coi Vincitori di concorso 2016? Ed ecco il famoso premio saltato menzionato sopra. I docenti dell’algoritmo non solo rientrano in casa attraverso sentenze del tribunale (Tar/Gdl/CdS) che ritengono illegittimo l’algoritmo stesso, ma vanno proprio a togliere -letteralmente -cattedre al contingente dei posti che sarebbe altrimenti destinato alle nuove assunzioni, vale a dire ai docenti presenti in ben due graduatorie, quella nella quale transitano altri insegnanti in attesa di ruolo chiamata comunemente GAE e quella dei vincitori di concorso 2016.

Quelli dell’algoritmo tornano a casa nonostante fossero al corrente della possibilità di essere, appunto, trasferiti fuori regione secondo quanto stabilito dal regolamento che hanno sottoscritto e firmato, i tribunali danno loro ragione, i sindacati li difendono a spada tratta e noi vincitori in attesa di ruolo….non lavoriamo!

Siamo soli, disperati e senza voce. A chi dobbiamo chiedere che venga rispettato il diritto all’assunzione entro i termini di legge? Fra 2 anni le graduatorie perderanno validità e noi già da due anni siamo a casa ad aspettare che qualcuno ci mantenga mentre i furbi ci scavalcano senza ritegno.

La situazione, purtroppo, si complica ulteriormente: ci sono molte altre crepe nell’ “edificio” scuola che fanno venire al pettine i nodi di una politica che non ha mai avuto a cuore il benessere di una delle più importanti istituzioni di sempre, oggi fanalino di coda del sistema educativo europeo e mondiale.

La scuola pensata come ammortizzatore sociale non è una scuola che forma, è una scuola che schiavizza, che non libera e non educa. Se allo Stato non importa il rispetto dello stesso merito che reclama, chi avrà rispetto del proprio e del merito altrui? Così facendo, siamo destinati al fallimento…

Maestra senza cattedra e senza lavoro.

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