Vi sono modelli di docenti “efficaci”? Sì, forse! Ma poi cosa fare? Alcuni consigli concreti per l’aula

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Vi sono tanti modelli di comportamento per essere insegnanti “efficaci”, ossia insegnanti che vivono al meglio la vita dell’aula e amano il rapporto con gli allievi.

Ne presento uno in cui credo e che è alla base del mio concetto di edu-didattica vedi il mio articolo precedente.

Ma se lo conosciamo, poi concretamente cosa possiamo fare?

Vi invito a riflettere in aula: sui fondamentali del mestiere, sui rituali e sulle regole minime in classe.

Faccio come mi pare in classe, come mi sento? O vi sono modelli di comportamento dei docenti che funzionano meglio?

Sono stati da tempo identificati gli indici verbali e non verbali che si correlano ad una comunicazione efficace in classe.

In particolare gli insegnanti considerati “efficaci” sono anche secondo (Norton R. 1983) e Marzano e Marzano (Marzano R. J. e Marzano J. S. 2016):

  • più attivi,
  • usano più gestualità,
  • si muovono maggiormente nella stanza,
  • guardano più negli occhi,
  • si aprono agli studenti raccontando storie e aneddoti per chiarire il contenuto del discorso,
  • enfatizzano gli argomenti proposti stimolando l’attenzione,
  • hanno un ritmo ed un tono di voce coinvolgenti che captano l’interesse.

Gli studi di Norton hanno inoltre supportato da tempo l’assunto che gli insegnanti efficaci sono percepiti come comunicatori più competenti.

Norton infatti identifica 5 variabili comunicative che possono favorire l’insegnamento e l’apprendimento:

  • usare più energia, dinamismo, attività di apertura ed entusiasmo nella classe quando si insegna
  • utilizzare strategie per catturare l’attenzione: humor, storie, sorpresa….
  • imparare a far ridere la classe
  • lavorare su cosa attrae e attira gli studenti
  • imparare a manipolare lo stato d’animo della classe (uso appropriato del potere, del tempo buono, ricerca di nuove tecniche, rivelazione delle proprie credenze ed opinioni…)

E torna ancora il ridere e il divertirsi… eh sì, basta noia a scuola!!

Difficile vero?

Però bello!

Anzi molto bello, ma poi nel concreto se noi non siamo così come dice Norton, cosa possiamo fare?

I fondamentali del mestiere in aula

Il docente deve partire dal “piccolo-grande mondo dell’aula”, che è lo “lo specchio più veritiero” del mestiere.

Deve trovare strategie per dare sicurezza, deve avere dei rituali e poche regole. Tutto questo può permettere di rafforzare la relazione con il singolo e con la classe e favorire l’apprendimento.

La forza dei rituali

I rituali aiutano a dare stabilità ai ragazzi che, spesso disorientati si pongono domande “banali” come:

  • Cosa facciamo precisamente oggi?
  • Quanto dura questa fase della lezione?
  • Posso andare in bagno o non mi manda?
  • Quanto è lungo questo Power Point che non ha i numeri delle pagine nelle slide?
  • Quando finisce la lezione, senza cellulare non vedo che ora è?
  • Come mai il docente oggi è intrattabile? Sembra i miei a “casa” che schizzano per niente, ieri era gentile.

4 rituali o fondamentali in classe

Gli alunni si adattano ai tempi, ai luoghi e ai metodi di ogni insegnante, ma è importante che siamo costanti e coerenti.

Non vanno dunque sottovalutati i seguenti rituali o fondamentali del mestiere:

a) l’accoglienza

per mettere i ragazzi a loro agio, ma anche per aprire una porta di entrata simbolica verso la disciplina – attraverso attività solo apparentemente slegate dalla materia, come il gioco o l’ascolto;

esempio: 2 minuti ascolto di un brano musicale durante i primi minuti della lezione;

b) la serenità

ovvero includere nella propria ora-lezione delle abitudini che consentano all’allievo di essere sereno;

l’allievo vorrebbe un docente all’ascolto, sempre pronto a dialogare e in grado di lasciare fuori dalla porta le sue problematiche personali;

esempio: dopo una fase disciplinare intensa e difficile, il docente racconta qualcosa di sé, poi un ragazzo narra le sue avventure vissute durante il fine settimana o consiglia a tutti una discutibile serie tv appena uscita;

c) l’abitudine a variare la distanza pedagogica

in aula con la serenità e la fiducia, il docente può variare senza timore la distanza pedagogica;

esempio: da confidente in alcune fasi, può tornare a essere valutatore in altre fasi, senza strappi o rotture nella relazione;

d) le fasi dell’ora-lezione:

mostrare e spiegare tutte le fasi della lezione in anticipo fa capire all’allievo quanto durano e quando è richiesta maggior concentrazione.

Egli di conseguenza può organizzare meglio le sue energie cognitive;

esempio: anche qui vi rimando al mio articolo precedente articolo e allego l’immagine seguente.

Le regole in classe

Le regole per gli allievi devono essere poche, massimo cinque, chiare e coerenti.

Le mie oggi:

  • alzo la mano per parlare
  • ascolto tutti finché non hanno terminato
  • posso alzarmi per andare in bagno, o altro, senza chiedere il permesso
  • rispetto tutti, così vengo rispettato
  • non posso scherzare sui cognomi, il genere o l’origine geografica.

Definite voi le vostre regole minime, affinate i vostri rituali e i fondamentali del mestiere e divertivi in classe!

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