Verso una riforma affettuosa della scuola? Lettera

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Inviata da Enrico Maranzana – Il ministro Bianchi ha detto: “Stiamo lavorando ad una scuola affettuosa” “in cui si torni ad avere affetto per gli altri. Dopo anni di individualismo bisogna tornare a una scuola di affetti, in cui la socialità sia il modo di vivere insieme”.

Il significato di “affettuosità”, in ambito educativo, dovrebbe essere diverso. Negli Usa, negli anni 70, una commissione ha studiato le dinamiche di crescita intellettiva dei bambini; l’ingresso a scuola faceva crollare il loro tasso d’apprendimento.

Molte cose sono cambiate, ma il fatto consente di circoscrivere il senso dell’aggettivo “affettuoso”.
L’ambiente in cui viveva il bambino prima dell’ingresso nell’istituzione può essere etichettato con “accettazione”: i genitori identificano le positività dei suoi comportamenti, li valorizzano, li rinforzano.

“Adeguamento” è l’etichetta che era posta sulle classi: i giovani erano premiati se il loro comportamento corrispondeva alle attese.
Questa contrapposizione si può oggi osservare nella scuola primaria, al momento del passaggio dall’insegnamento per problemi a quello per regole: le rilevazioni ufficiali lo certificano.

Da un lato si privilegiano le potenzialità dell’individuo mentre, dall’altro lato, è l’ambiente a orientare l’istruzione.

La realizzazione di una scuola affettuosa, cioè empatica, implica un radicale cambiamento didattico: la lezione cattedratica deve essere preceduta dall’esplorazione del campo che ha generato i saperi. A titolo esemplificativo si propongono “Laboratorio di matematica: Pitagora”, “La cultura informatica per promuovere competenze”, visibili in rete.

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