Verso lo sciopero del 14 febbraio, precari: se toccano uno toccano tutti

Coordinamento Nazionale dei precari della scuola – Il 14 febbraio ci sarà uno sciopero che vedrà la partecipazione di tutto il settore della conoscenza a partire dal comparto scuola, indetto dai sindacati ADL Cobas, CUB-SUR, SGB, USI-CIT accogliendo la richiesta dei coordinamenti dei precari della scuola autoconvocati che sono nati in tutta Italia.

Questo momento rappresenta una tappa importante di un percorso di mobilitazione avviato in autunno da coordinamenti di docenti precari in tutta Italia: di fronte all’intesa governo- sindacati sul decreto “salva-precari” (DL 126/2019 successivamente coordinato con la legge di
conversione 20 dicembre 2019, n. 159) molti avevano fiutato l’ennesimo accordo al ribasso, peggiore persino dell’accordo con il governo precedente nella scorsa primavera. Accordi che non hanno tenuto minimamente conto della direttiva europea 70/1999 contro gli abusi di precariato nella pubblica amministrazione, già regolarmente applicata negli altri settori del pubblico
impiego.

I risultati sono ormai evidenti: un concorso divisivo che mette al bando 24.000 posti con prova computer based e altri 24.000 con procedura ordinaria per i neolaureati, affidando il futuro di molti lavoratori e lavoratrici ad una prova preselettiva meramente nozionistica. Altro che “salva-precari”, semmai il contrario: alle 170.000 cattedre scoperte quest’anno, altre se ne aggiungeranno con i nuovi pensionamenti; di queste solo 48.000 verranno coperte con le immissioni in ruolo, senza oltretutto tenere in considerazione i vincitori dei concorsi del 2016 e del 2018, per i quali è prevista l’emigrazione in altre province o regioni in cambio del ruolo ma con un assurdo blocco quinquennale. Avendo questi concorsi una valenza abilitante e contando il servizio nella valutazione, c’è la possibilità che buona parte di questi posti verranno ricoperti da docenti già in ruolo, semplicemente con il passaggio da una scuola di un grado ad un’altra
di diverso grado. L’esclusione dalla partecipazione al concorso straordinario dei docenti con solo servizio sul sostegno è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso dell’indignazione di migliaia di insegnanti precari.

Questo sciopero però ha una piattaforma più articolata che accanto alla stabilizzazione di tutti i precari della scuola, richiede l’adeguamento salariale per tutti i docenti, la stabilizzazione dei DSGA facenti funzione e del personale ATA, l’internalizzazione degli educatori, l’assunzione immediata dei DM magistrali a rischio licenziamento, la lotta contro l’autonomia differenziata.

Dunque dei contenuti importanti ai quali si aggiungono altre peculiarità che rendono importante la costruzione di questa mobilitazione: una rete di coordinamenti nati dal basso, aperti ma indipendenti
che ha rimesso in campo la voglia di lottare per la difesa e la conquista dei diritti, che si muove tra molte contraddizioni cercando di mantenere saldamente unite democrazia e radicalità.

Le contraddizioni riguardano l’atteggiamento di alcuni sindacati. Cominciamo dai maggioritari. Le burocrazie confederali CGIL, CISL, UIL, SNALS, GILDA avevano proclamato lo stato di agitazione dopo l’approvazione del decreto e un’ora dopo hanno sospeso il tutto, rimandando lo scontro, o meglio l’incontro, a data da decidersi dopo le vacanze natalizie. Il primo tavolo tenutosi il 22 gennaio è stato a dir poco umiliante per i sindacati che hanno avuto 7 minuti per avanzare le
proprie proposte ed essere liquidati immediatamente. Dopo una settimana gli stessi sindacati, spinti da una coazione a ripetere, sono tornati a “scontrarsi” con la ministra Azzolina che non ha accettato
la maggior parte delle proposte avanzate. Le segreterie in maniera unitaria indicono dunque una mobilitazione, ma fissano uno sciopero il 17 marzo. Questo è grave per diverse ragioni: il rischio di offuscare lo sciopero del 14 con uno sciopero civetta che potrebbe essere revocato, il ritardo delle
tempistiche che rischia di piazzare lo sciopero dopo l’emanazione dei bandi, la sola chiamata ai precari che già suggerisce le proposte minime messe in campo. La verità? Questi sindacati sono organici alle forze politiche che hanno governato e che governano il paese e hanno un ruolo di
gestione dei flussi della forza-lavoro, contribuendo a determinare chi lavorerà e chi no. Sono gli stessi sindacati che hanno sospeso la mobilitazione dopo il grande sciopero contro la “Buona
scuola” e che hanno capitolato al Jobs Act.

Accanto a ciò, ci dispiace che le dirigenze dei sindacati COBAS-scuola di Bernocchi e USB non abbiano aderito allo sciopero disertando un grande momento di mobilitazione e lanciando un messaggio di disgregazione dei rappresentanti dei lavoratori. Al contrario dovrebbero ricomporre la frammentazione dei lavoratori e delle lavoratrici al di là di ogni
logica di autocentratura.

La nostra risposta non può che essere ancora più incisiva e unitaria: scioperare il 14, congelare il concorso e rimettere al centro dell’agenda politica la necessità di stabilizzare tutti i precari. Non uno di meno.

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