Versari: “Chiudere le scuole è triste, sempre. Prove Invalsi utili, ma non parlerei di recupero, non si è perso tempo”

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A La Repubblica interviene Stefano Versari, nuovo capo di dipartimento del Ministero dell’Istruzione. L’ex direttore generale dell’USR Emilia Romagna lascia l’incarico per trasferirsi a Roma per prendere il posto di Max Bruschi.

“Alle cinque e mezza del mattino, ero nella mia casa a Forlì, mi chiamarono da Roma: “Parti subito, c’è stato il terremoto”. Ho ancora negli occhi l’istituto Luosi di Mirandola: le pareti delle aule crollate, i quaderni ancora aperti e i banchi sotto la macerie. E poi ricordo la notte in Prefettura a Ferrara con l’allora ministro Profumo, prima della seconda scossa. Per fortuna ci furono poche vittime, ma l’edilizia scolastica fu duramente colpita, ci trovammo con 60mila studenti senza edificio scolastico a maggio. A settembre ripartimmo: fu il miracolo della coesione sociale di questa terra”.

E poi: “Io vedo, oltre allo sbandamento e alla fragilità della scuola, che è di tutta la società, segnali enormi di ripensamento della comunità professionale: stiamo attraversando una prova durissima che ha fatto crescere le competenze dei docenti e delle scuole dell’Emilia-Romagna. È che è stato difficile fare scuola di fronte a un nemico invisibile come il Coronavirus che, fuori dalle aule, portava molti a un senso di estraniamento: per cui per strada vedevi chi non portava nemmeno la mascherina, come fosse qualcosa che non lo riguardasse. Questa schizofrenia sociale ha fatto e fa male alla scuola che, ripeto, rimane il posto più sicuro, con tutte le misure messe in atto, soprattutto per un adolescente”.

E ancora: “Ho sempre difeso, laddove possibile, le aperture, anche al 50%. Ma non mi permetto di giudicare scelte che non sono nell’ambito delle mie competenze, bisogna affidarsi con fiducia agli esperti della sanità. Posso però dire che della perdita subita dagli studenti sono rammaricato, ma non preoccupato”.

Infine: “Chiudere le scuole è triste, sempre. Ci siamo piegati, per realismo, a fare scuola in una condizione peggiore. Gli studenti stanno perdendo competenze disciplinari, questo è vero. Ma questa durissima esperienza non sarà la rovina della loro vita. Io considero le competenze di vita che hanno acquisito nel fare un bilancio delle perdite. Ci sarà bisogno di incrementare competenze nelle condizioni in cui sarà possibile. Le prove Invalsi ci daranno indicazioni su cosa e quanto è stato perso. Ma non parlerei di recupero, dà l’idea che si è perso tempo, cosa non vera”.

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