Verifiche sismiche nelle scuole: la Basilicata al primo posto in Italia, la Calabria e la Lombardia sono ultime

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Giulia Boffa – Il magazine Wired sta conducendo la campagna "scuolesicure" ed ha pubblicato in un suo articolo i risultati dell’inchiesta riguardo all’uso dei fondi per il controllo sismico nelle scuole.

Giulia Boffa – Il magazine Wired sta conducendo la campagna "scuolesicure" ed ha pubblicato in un suo articolo i risultati dell’inchiesta riguardo all’uso dei fondi per il controllo sismico nelle scuole.

I fondi che si devono utilizzare sono quelli messi a disposizione dallo Stato, secondo quanto previsto dalle ordinanze 3274/2003 e 3362/2004 approvate dopo il terremoto di San Giuliano del 31 ottobre 2002 per controllare in modo analitico tutti gli edifici a rischio sul territorio italiano a partire dalle zone ad alta pericolosità sismica, definite dalla mappa dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Ingv.Si parla almeno di 135 milioni di euro spesi in Italia, dal 2004 al 2007, per verificare la sicurezza sismica degli edifici pubblici.
 
 Di questi fondi una parte, più o meno grande a seconda delle regioni, è stata utilizzata per verificare le scuole, ma il numero totale complessivo di quelle verificate è solo del 10% per quelle ad alto rischio ((circa 22.800 secondo la Protezione Civile) e meno del 5% delle scuole totali (54.000 totali). In Calabria, ad esempio, dai dati in possesso di Wire, si è speso meno dell’1%, come nel caso delle Marche e della Lombardia, e sono stati verificati edifici come municipi e caserme, ma nessuna scuola.
 
Solo 4 regioni hanno utilizzato più della metà dei fondi disponibili e sono Umbria, Basilicata, Emilia-Romagna e Liguria, di cui le prime due hanno utilizzato più dell’80% dei fondi messi a disposizione dallo Stato; anzi la regione Basilicata si è dimostrata la più sensibile in questo, integrando con fondi propri per verificare tutte le scuole e gli ospedali costruiti prima dell’attuazione delle norme sismiche. 
Il Lazio è al quinto posto con il 35% dei soldi spesi , seguito dalla Puglia con il 25% e la Campania con il 19%,Toscana e Abruzzo si attesterebbero tra il 10 e il 12%, la Sicilia al 6%, e infine Lombardia e Marche sarebbero sotto l’ 1%. Non si hanno informazioni riguardanti la richiesta di fondi da parte del Veneto o del Friuli Venezia-Giulia, entrambe regioni con zone di pericolosità sismica piuttosto elevata, per le scuole.
 
 
Parlando di costi, quello medio di una verifica è tra i 6 e i 9mila euro in Emilia-Romagna, Liguria, Abruzzo e Lazio. Sale a 12mila in Puglia e in Toscana e va tra i 20mila e i 25mila in Campania e Sicilia.
La singola verifica più costosa va dai 40mila euro di un istituto in Basilicata, Liguria o Toscana ai 70mila e rotti di istituti in Lazio, Emilia-Romagna, Sicilia e Umbria fino ai 110mila di una scuola superiore di Chieti: ciò ovviamente dipende dalla grandezza della scuole. La regione che ha effettuato percentualmente più verifiche è la Basilicata, con oltre il 30% delle scuole verificate su tutto il territorio. Seguono l’Umbria, l’Emilia-Romagna e il Lazio con percentuali rispettivamente del 24%, 15% e 10%. Abruzzo, Toscana, Puglia, Campania e Sicilia risulterebbero aver verificato tra il 3 e l’1% delle proprie scuole.
 
Nel corso degli anni sono sopraggiunti altri fondi, oltre a quelli previsti dalle ordinanze già citate, come uno stanziamento complessivo di 500 milioni di euro assegnati dal Miur a inizio 2004 e un successivo stanziamento previsto dalla legge finanziaria nel 2010.In questi casi sono però stanziamenti diretti e mirati alla verifica di alcune scuole in particolare.

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