Verifiche intermedie e finali: quali riferimenti e modalità. Le prove comuni

di redazione
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Le verifiche intermedie e finali valutano i livelli di apprendimento conseguiti dagli studenti e rientrano nel più ampio processo di valutazione degli stessi, insieme al comportamento e alla loro crescita globale.

Ricordiamo che i riferimenti normativi riguardanti la valutazione sono il D.lgs. 62/2017 per il primo ciclo (compresi gli esami di I e II grado) e il DPR 122/2009 per il secondo ciclo.

Cosa verificare

Le prove di verifica sono rimesse all’autonomia professionale dei docenti sulla base di quanto stabilito collegialmente e riportato nel PTOF.

Le prove, fermo restando l’autonomia degli insegnanti, devono essere volte a verificare quanto previsto dalle Indicazioni Nazionali (per il primo ciclo) e dalle Linee guida di cui ai decreti del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 87, n. 88 e  n. 89, così come declinate nell’offerta formativa dell’istituto.

Le prove, inoltre, devono tener conto dell’eventuale personalizzazione degli apprendimenti, soprattutto nel caso di alunni con disabilità, con DSA o con BES in generale. In tal caso, la verifica non che può che essere calibrata sul percorso personalizzato seguito dallo studente.

Come verificare

Le tradizionali modalità di verifica le classifichiamo in:

  • prove scritte (analisi del testo, produzione scritta di un testo espositivo, argomentativo …, risoluzione di problemi, quesiti a risposta aperta o multipla…);
  • prove pratiche (attività in laboratorio, realizzazione di plastici, di prototipi…).
  • colloqui.

Aggiungiamo, inoltre, i compiti di realtà, svolti al termine di percorsi di apprendimento per competenze.

Indipendentemente dalla tipologia scelta, le prove devono fondarsi su principi di utilità e completezza, ossia devono riguardare la tematica oggetto di verifica nel suo insieme e non uno o più aspetti della medesima.

Quante verifiche

Il numero di verifiche da far svolgere nel corso dell’anno è demandato all’autonomia dei docenti e a quanto eventualmente stabilito in sede collegiale. Non esiste né un numero minimo né un numero massimo.

Ricordiamo al riguardo quanto previsto dal R.D. n. 653/1925 in riferimento all’assegnazione dei voti:

“I voti si assegnano, su proposta dei singoli professori, in base ad un giudizio brevemente motivato desunto da un congruo numero di interrogazioni e di esercizi scritti, grafici o pratici fatti in casa o a scuola, corretti e classificati durante il trimestre o durante l’ultimo periodo delle lezioni”.

Ai fini dell’attribuzione dei voti, dunque, si deve far svolgere un congruo numero di verifiche, quindi un numero non definito ma tale da permettere la valutazione dello studente.

Prove comuni

Il processo di autovalutazione delle scuole ha fatto nascere la necessità di far svolgere delle prove comuni per classi parallele.

Le prove comuni si pongono l’obiettivo di monitorare gli esiti della progettazione e dell’attività didattica svolta, al fine di migliorare migliorare i processi di insegnamento/apprendimento.

Rispondono agli obiettivi prefissati nel Piano di Miglioramento, documento frutto del Rapporto di Autovalutazione della scuola che fissa le priorità e i traguardi che la scuola deve raggiungere.

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