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Verifica, valutazione studenti e ricerca docimologica. Chiariamo

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La necessità di sottoporre ad analisi rigorosa le modalità di effettuazione degli esami terminali della scuola secondaria sia di primo che di secondo grado, ha dato origine alla “docimologia” e ad un complesso di ricerche che hanno condotto alla definizione di uno specifico settore scientifico all’interno della ricerca educativa.

La parola è composta da due radici greche: dal verbo dokimozo, che significa esaminare, valutare e logia, suffisso derivato da lògos (discorso) che sta ad indicare che ci si trova di fronte ad una riflessione scientifica.

Si tratta nello specifico dello studio dei problemi connessi alla misurazione ed alla valutazione in particolare nella scuola. Essa è una disciplina che sta acquistando una rilevanza assai notevole non solo per la presenza spesso determinante nel mondo della scuola, nei concorsi, esami, interrogazioni dove si assegnano voti di ogni tipo; ma anche per le ampie e ben giustificate critiche che sono state rivolte ai tradizionali metodi di valutazione.

La docimologia si presenta come “riflessione scientifica sugli esami”, come dice l’etimologia, ma in realtà esprime un orientamento di ricerca culturalmente determinato. È stata impostata da Piéron e altri studiosi negli anni ‘20 e ’30. mentre si stavano affermando il mental testing e le misurazioni educative, con istanze di precisione e affidabilità da cui le tradizionali valutazioni scolastiche apparivano molto lontane.

Risulta di particolare interesse la ricerca effettuata in Francia sugli esami di baccalauréat sotto da direzione di Piéron, perché consentì di definire i capisaldi metodologici e tecnici della ricerca valutativa. La pubblicazione dei risultati della ricerca diretta da Piéron costituì anche l’occasione per affermare la parola che in seguito avrebbe designato la conoscenza nel settore, appunto la docimologia.

La valutazione tradizionale

La valutazione scolastica che definiamo “tradizionale” è quella che si basa, sostanzialmente, sulle verifiche orali (“interrogazioni” o colloqui) e sui compiti scritti di varia tipologia, sia nel corso dell’attività didattica che in situazioni d’esame. È una valutazione che si può definire, intuitiva perché l’insegnante non segue nessuna particolare procedura; mentre ascolta o legge considera vari aspetti, più alcuni che altri, e non sempre gli stessi, e alla fine, ricapitolando mentalmente tutto l’insieme, esprime un giudizio e assegna un voto.

Purtroppo non sempre è chiaro:

  • che cosa viene valutato (le conoscenze acquisite, la capacità di comprensione, la qualità dell’esposizione, e in che misura l’uno o l’altro aspetto?);
  • come si riconosce il comportamento richiesto (che cosa corrisponde, nella prova, alla “capacità di comprensione”?);
  • quali sono i criteri a cui l’insegnante si attiene (che cos’è per lui una buona o una mediocre esposizione, un accettabile livello di comprensione?).

Da un punto di vista concettuale la verifica precede la valutazione in quanto la sua priorità consiste nel fatto che essa ha il compito di rilevare elementi obiettivi, mentre la valutazione si esprime attribuendo a tali elementi un valore. Ogni insegnante deve sempre tenere conto che:

  • verificare le prestazioni serve a determinare se gli obiettivi programmati sono stati raggiunti.
  • una verifica viene fatta per ottenere informazioni.
  • le informazioni possono essere fornite sotto forma di punteggio che è sempre una misura non un giudizio.

La misurazione

La verifica e la valutazione stimano l’efficacia delle procedure del progetto di formazione e la validità degli interventi degli insegnanti, mettono in evidenza gli eventuali elementi di disagio ed indicano come predisporre modalità di recupero. Al collegio dei docenti compete la verifica degli esiti generali dell’approssimazione degli studenti agli obiettivi del progetto formativo; ai consigli di classe quella della programmazione didattico-disciplinare, elaborata all’inizio dell’anno scolastico. Per verificare l’acquisizione delle conoscenze, competenze, abilità degli studenti, le verifiche sono opportunamente differenziate, prevedono forme di produzione orale e scritta. I dati raccolti attraverso le verifiche, sono annotati sui registri personali dei docenti, all’interno del registro elettronico, e subito comunicati agli alunni, secondo quanto prescritto dal DPR. n° 249 del 24/06/98; essi sono parte integrante della valutazione, che tiene conto dei seguenti fattori: accertamento dei prerequisiti, frequenza scolastica, partecipazione al dialogo educativo, progresso in itinere, raggiungimento degli obiettivi necessari per il proseguimento degli studi, elaborazioni originali.

Tale processo di misurazione, in sintesi:

  • rappresenta il momento della rilevazione e della rappresentazione delle informazioni;
  • comporta la possibilità di istituire rapporti tra ciò che vogliamo misurare ed una grandezza assunta come unità di misura;
  • esige che le proprietà degli oggetti siano definite da comportamenti o caratteristiche osservabili.

Occorre distinguere sempre azioni, oggetti delle prestazioni, situazioni e condizioni nelle quali si svolge la prestazione e le capacità richieste.

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