Verducci (PD): “Stabilizzazione deve riguardare tutti i precari storici. Per chi è già abilitato non ha senso il requisito dei 36 mesi per l’assunzione” [INTERVSTA]

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Il Decreto Sostegni Bis agita il mondo della scuola. Contestata, soprattutto, è la parte relativa al reclutamento. A Orizzonte Scuola interviene il senatore del Partito Democratico, Francesco Verducci. 

Senatore Verducci, è soddisfatto del Decreto Sostegni bis licenziato dal governo?

“Nel ‘Decreto Sostegni-bis’ è contenuta finalmente una procedura straordinaria per la stabilizzazione dei precari della scuola. È un fatto politicamente importantissimo. È un obiettivo per cui mi sono battuto a gran voce in tutti questi mesi, da quando lo scorso Governo fece muro al mio emendamento sul ‘decreto-scuola’ di un anno fa. Oggi finalmente si affronta il tema del precariato. Altro risultato importante: per la stabilizzazione si attinge dalle graduatorie, quindi si valorizzano il servizio e la competenza professionale. È un punto politico da sottolineare. Cade un assurdo tabù ideologico contro i precari. Essere precari non è mancanza di merito, ma è dovuto a un sistema di reclutamento ingiusto, che produce endemicamente precariato all’interno del settore scuola. Altra norma importante che voglio sottolineare: l’immissione in ruolo di tutti gli idonei del Concorso straordinario”.

Ci sono, però, delle cose che non vanno…

Sì, ci sono delle cose che vanno assolutamente cambiate e e mi impegnerò modificarli come ad esempio la stabilizzazione dei docenti che hanno già abilitazione o specializzazione sul sostegno. Il precariato è molto più ampio. La procedura di stabilizzazione va ampliata, e deve riguardare tutti i precari che, pur non avendo abilitazione o stabilizzazione, abbiano maturato almeno 36 mesi di servizio. Per i precari storici senza abilitazione va pensato un percorso abilitante imperniato sulla verifica della competenza professionale. Per chi è già abilitato o specializzato non ha senso il requisito dei ’36 mesi’ previsto per l’assunzione. Avrebbe conseguenze ingiuste e nefaste tra cui la più grave sarebbe tagliare fuori gran parte degli insegnanti di sostegno, inclusi anche quelli di religione cattolica. Inaccettabile.

Altra questione riguarda quella del vincolo quinquennale…

Nel Decreto il vincolo quinquennale passa da 5 a 3 anni, così come previsto nel Contratto nazionale di lavoro. Ma nessuna deroga o diversa disciplina viene prevista per le assegnazioni provvisorie e questo è assolutamente sbagliato. I motivi di carattere familiare (ricongiungimento/riavvicinamento al coniuge, ai figli o ai genitori) sono un diritto di rango costituzionale che non può essere cassato. Tutti i dipendenti pubblici hanno diritto di chiedere l’assegnazione temporanea in base al “Testo Unico della maternità e della paternità”. I docenti assunti nel 2020/21 sono gli unici soggetti all’interno del pubblico impiego cui sarebbe inibito per legge riavvicinarsi alla propria famiglia, persino in via temporanea. Io penso che occorra eliminare completamente il vincolo dal quadro normativo e lasciare questo tema nell’ambito dell’applicazione del CCNL, andando incontro alle esigenze familiari degli insegnanti e perseguendo la continuità didattica senza che questa abbia costi sociali insostenibili per il personale della scuola.

Sui concorsi, invece…

“Nelle norme sul concorso ordinario si prevede il divieto (per coloro che non supereranno la prova per una determinata classe di concorso) di riprovare l’anno successivo la procedura concorsuale per la stessa classe di concorso, potendo, al contrario, presentare domanda esclusivamente per un’altra classe di concorso. È una norma che se rimanesse sarebbe sbagliata, dannosa e con profili di incostituzionalità, perché violerebbe i principi di eguaglianza, di imparzialità e di pari condizioni di accesso agli uffici pubblici. In più è di tutta evidenza che una norma del genere bloccherebbe per un anno la quasi totalità dei potenziali concorrenti (una platea di oltre 600mila candidati a fronte di 30/40mila posti: ciò significa che oltre 550mila ragazzi non potranno partecipare al prossimo concorso scuola, laddove non superassero questo.). La prova finale prevista al temine del percorso straordinario di stabilizzazione va imperniata sulla competenza professionale e non sulla competenza disciplinare. Va modificato un approccio metodologico sbagliato, che spesso deriva da un pregiudizio inaccettabile verso gli insegnanti”.

Il sistema di reclutamento, comunque, va completamente rivisto…

“Le norme affrontano finalmente il tema della precarietà degli insegnanti, che mortifica migliaia di professionalità ed il funzionamento dell’intero sistema scolastico ed è il principale ostacolo ad una vera scuola dell’inclusione che metta al centro i bisogni degli studenti, in particolare i più fragili. Serve una riforma complessiva del reclutamento con l’obbiettivo di superare il meccanismo del precariato puntando sulla formazione iniziale dei docenti”.

Va tenuto conto anche di altre categorie…

“Certo, va tenuto conto degli insegnanti di sostegno che, pur non avendo avuto accesso al V ciclo di TFA per il numero esiguo di posti, sono risultati idonei: si tratta di circa 10mila docenti, meritevoli pur non essendo in posizione utile; figure fondamentali, architravi per la costruzione della scuola dell’inclusione, per offrire a tutti gli alunni pari opportunità e diritti alla formazione e conoscenza. Occorre valorizzare e non screditare i tantissimi Direttori dei servizi generali e amministrativi (DSGA) che hanno ricoperto il ruolo come facenti funzione e rischiano di essere esclusi da un concorso che, in partenza, sarebbe dovuto essere per loro, per la valorizzazione di un’esperienza amministrativa acquisita sul campo, che deve avere il suo riconoscimento”.

Come va cambiata la scuola?

“Come ribadito nel “Patto per la scuola” e nel solco di quanto previsto nel PNRR, è necessario approvare una riforma decisiva: ridurre il numero di alunni per classe e per plesso, innovando servizi e didattica e aumentando il tempo-pieno. Contrasto al precariato, formazione degli insegnanti e qualità dell’insegnamento vanno tenuti insieme. Va valorizzata la professione-docente e rilanciata la scuola dell’inclusione. Servono maggiori investimenti per ridurre il numero degli alunni nelle classi e per aumentare il numero dei docenti. Non è vero che gli insegnanti sono troppi, come dicono alcune firme di giornale. Noi abbiamo bisogno di più insegnanti per rilanciare la scuola è contrastare dispersione ed abbandono scolastico. Gli insegnanti sono una grande potenza civile, indispensabile al nostro Paese. La nostra società vincerà la crisi di questi anni investendo nella scuola pubblica, nel diritto all’istruzione, nel ruolo sociale degli insegnanti”.

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