Veramente il Ministro voleva risolvere il problema del precariato nella Scuola Italiana? Lettera

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Inviato da Federica Cittadini – Sono una docente precaria dal 2004, dire precaria dopo 16 anni mi fa quasi ridere…ma dalla rabbia.

Quest’anno effettivamente la situazione non è molto diversa dagli ultimi 16 anni, se non fosse che ci sono stati 6 mesi di stop in cui si “doveva” riflettere sul da farsi e non promettere fatti che non sono stati realizzati.

Sono stati promessi concorsi che non sono stati espletati, perché la situazione in cui il mondo versava non garantiva incolumità…e fin qui ok….ma, anche qualora fossero state espletate le prove e dichiarati i vincitori, voi credete che dei nuovi docenti sarebbero saliti in cattedra? Ancora si devono esaurire le graduatorie dei vincitori dei concorso del 2016, poi ci sono i vincitori del 2018, quando sarà che tutti quelli cui è stato promesso un posto, lo potranno realmente avere?

Il Ministro della Pubblica Istruzione si fa vanto della nuova soluzione escogitata per ridurre il numero dei precari: la Call veloce….ci sarebbe da discutere sull’opportunità di offrire i posti disponibili a docenti di altre regioni (perché dover movimentare persone da una regione all’altra? ancora non trovo risposta), ma la cosa più grave è stata offrire posti che non ci sono in realtà. Dopo mesi trascorsi a riflettere sull’eventualità di cambiare regione, trasferendo marito e figli di gran carriera, inseguendo il posto per cui si è lavorato 16 anni, ci viene data la possibilità di scegliere una provincia in cui i fossero posti disponibili, e questo lo si evinceva anche nel momento stesso in cui abbiamo inviato istanza di partecipazione: si doveva spuntare la provincia di interesse e le province che non comparivano erano quelle senza posti. Inviata richiesta, accettata perché in possesso dei requisiti, si scopre che in quella provincia non ci saranno effettivamente assunzioni a tempo indeterminato…. questo non è un errore, ma è giocare con la vita delle persone, che ignare dei trucchi della politica, investono il loro futuro per perdere poi, non solo il posto, ma la fiducia in chi professa di voler risolvere i problemi per migliorare la vita dei cittadini, ma lo fa solo se c’è tornaconto personale.

Per inciso, anche nelle province in cui poi si è deciso di non assumere c’erano decine di posti disponibili, che presumibilmente andranno alle supplenze, quindi ad aggravare il precariato.
Di questo avete sentito parlare in tv o sui giornali? Si è generalizzato molto e dalle generalizzazioni deriva solo gran confusione.
Si dovrebbe parlare anche dell’opportunità di una sanatoria per i precari storici. Perché inorridire schifati a questa eventualità? La maggior parte di noi ha lavorato almeno15anni nella scuola e in questo periodo l’utenza scolastica e i dirigenti non hanno disdegnato la nostra presenza in classe…anzi eravamo “necessari” per la risoluzione del problema Scuola, problema mai risolto definitivamente. Migliaia di ragazzi si sono diplomati con precari in cattedra o in commissari esame: allora il loro diploma vale meno? Non mi sembra…

La legge decreta che si abbia diritto al posto a tempo indeterminato solo previo concorso? Benissimo: non lasciate entrare nessuno in classe senza che prima abbia vinto un concorso, ma non consentitegli di vivere 16 anni una realtà da cui poi improvvisamente lo strappate, perché con l’ennesima novità e sciagura del 2020 a molti succederà anche di non rientrare in classe con una supplenza, perché sono state rinnovate le graduatorie, ma stravolgendo completamente il sistema di valutazione, per cui il servizio svolto per 16 anni diventa un dettaglio.

Sarebbe interessante sentire parlare i precari, che rendono possibile la riapertura delle scuole, ma di cui non si parla se non in tono di biasimo, come chi cerca la “sistemazione” e non come di chi cerca la “soddisfazione” dopo anni di sacrifici e condizionamenti, perché la vita da precari non è una discesa in folle, ma una salita piena di ostacoli. È difficile pianificare e programmare la vita in famiglia senza una sicurezza economica, per non parlare della sicurezza che deriva dalla realizzazione personale dopo anni di impegno e studio.

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