Venerdì di Passione, Gesù e Maria: dialogo apocrifo?

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di Pierfranco Bruni – Il dialogo tra Gesù e Maria, Madre Maria, è un apocrifo che conosce la verità.

Un testo apocrifo vive di letteratura vera. Segreto. Nascosto. La letteratura resta sempre la finzione della verità.

Così nei testi di Abshu.

Teologia o mistero?

Spesso mi chiedo dove è l’argine tra la teologia e il mistero.

Mi lascio coinvolgere.

Nel Venerdì di Passione ho riletto la conversione di Abshu. Ho trovato questo dialogare nel segno di una cristianità che è Salvezza e Passione.

Questo dialogo tra Gesù e Maria ha la verità degli apocrifi. Ma il lettore saprà raccogliere tutto ciò che è necessario. Quindi si va oltre la teologia.
Ecco.

Si recita.

Gesù è in Croce.

Maria ai piedi della Croce.

Così.

“In Croce nel dolore di Giuda conosco il tormento e l’agonia. Non temo il tradimento. Non l’ho mai considerato. Neppure mitigato. Perché non esiste il tradimento. Esiste essere e scegliere. Giuda non ha tradito. Ha scelto nel momento in cui la fede e la storia intrecciavano il destino alla profezia. Tutto ha un senso. La Croce ha avuto sempre un senso”. Così disse Gesù a Maria.

Maria: “Figlio. Figlio mio. Ti vedo in Croce e ascolto il tuo dolore. Il tuo dolore è nel mio pianto. Io ai tuoi piedi orante ti imploro. Tu giustifichi il tradimento. Io non mi pongo perché. Il cuore di madre è lacerato e le mie mani che si allungano per sfiorarti non ti toccano. Sono in ginocchio. Perché dici che tutto ha un senso? Ti cerco come una madre cerca il proprio figlio in un cantico di preghiera. Ti prego! Non morire!”.

Gesù: “Io starò sempre con voi. Voi siete il mio cammino. Non piangere. Non disperarti. Noi non dobbiamo trasmettere disperazione, ma speranza. Siamo nel canto della pietà ed ti dico di non essere piangente. Ti offro madre la consolazione. Io porto la vita. Non mi parlare di morte. Raccolgo il tuo pianto nei tagli del cuore. Un popolo è nel deserto…”.

Maria: “Quale consolazione? Figlio, figlio mio? Ti vedo in Croce con il sangue che striscia il sudore e il tuo sguardo mi sembra assente. Distante. Lontano. Figlio mio… Perché dici che la morte non esiste?”.

Gesù: “Questa Croce sarà la Salvezza. Dal deserto a Getsemani ho lasciato solchi di Provvidenza. Giuda o Lazzaro sono camminatori di anime perse e salvate. Non giudicare. Non giudicare mai. Padre nostro che sei nei Cieli…”.

Maria: “Padre nostro che sei nei Cieli… Figlio. Figlio mio, io muoio con te. Ora, per non perderti. Per non lasciarti. Vivo la tua agonia e la tua agonia è in me. Porterò la tua voce nella mia voce”.

Gesù: “No, madre. Non lacerarti nella agonia. Io sarò sempre con voi. L’ora giunge. Il Padre mio mi chiama. Non fermarti mai alle apparenze. Non giudicare. Asciuga il mio sudore con il bianco lenzuolo quando dalla Croce scenderò. Ma io resterò sempre in Croce perché so che abbandonarti non posso. La Salvezza non è solo nel mistero. Non dimenticarlo. Madre! Camminerò ancora nel deserto. Per portare il nostro popolo oltre…”.

Maria: “Figlio. Figlio mio. Le nuvole scendono. Figlio. Figlio mio… Le nuvole diventano nere. Figlio, le nuvole precipitano… “.

E fu così che la morte di Cristo salvò la vita e la vita restò la Luce tra le tenebre che non smisero di avanzare lungo i secoli.

“Non smettere di dimenticare le ore del Calvario.
Siamo uomini che conoscono il deserto
ma sappiamo anche che se non si ha la forza di attraversarlo in tutte le sue stanze
non avremo mai la consapevolezza del perdono.
Dimenticare non è perdonare. Perdonando devi dimenticare.
Dimenticando soltanto non ha senso.
La Croce ha la solitudine della Salvezza e la Salvezza è un lungo viaggio”.

Così mi disse un giorno Abshu!

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