Vecchioni: “I giovani ormai parlano solo tramite emoji. La mia infanzia è stata felice, a 10 anni leggevo già il greco”

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Roberto Vecchioni ha celebrato il suo 80° compleanno il 25 giugno. In occasione dell’evento, ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera, riflettendo sulla sua vita e carriera.

Vecchioni ha esplorato il concetto del tempo, sottolineando le sue due funzioni. Da un lato, c’è il tempo esterno che può indebolirci oppure opprimerci, come scalare una montagna ogni giorno. Dall’altro, c’è il tempo interno, il tempo della coscienza, che varia poco e si arricchisce ogni ora. Mentre il destino ha un peso nella vita fisica, nella vita della coscienza conta poco. Questo, afferma Vecchioni, è il tempo della vita di cui si può prendere possesso.

Vecchioni ha espresso una profonda preoccupazione per la perdita di significato delle parole nel mondo moderno. Cita Pasolini, evidenziando la differenza tra progresso e sviluppo e come quest’ultimo può portare a un mondo in cui la parola è sostituita da emoji, immagini e simboli. Sottolinea l’importanza della parola nella comunicazione, affermando che le sfumature e i colori che contengono sono decisivi per l’intendimento dell’anima.

Vecchioni ha condiviso, poi, alcuni ricordi d’infanzia, descrivendo come fosse un bambino curioso e appassionato lettore. Il cantante ha iniziato a leggere il greco a dieci anni e ha nutrito un amore per la lettura che è durato tutta la vita.

Nelle sue riflessioni finali, Vecchioni riflette sulla vecchiaia e la morte. Afferma che raggiungere gli ottanta anni è faticoso, ma sostiene che se la mente e il cuore rimangono giovani, il resto cambia poco. La bellezza di avere ottanta anni, secondo lui, è che si comincia a pensare di non morire mai, vedendo la morte non come una fine, ma come un vivere in un altro modo.

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