Varianti covid-19, la scuola osservata speciale: il rischio chiusura c’è. Si attende il piano Bianchi

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Le varianti covid-19 sono già fra noi da settimane. Ma adesso lo saranno sempre più. Specie la variante inglese. Il Governo, nel frattempo, pensa a nuove misure con il prossimo decreto legge, al centro del CdM di domani, 22 febbraio. Ma la scuola adesso diventa cruciale perchè le varianti sono più aggressive. Specie quella inglese che, come spiega il presidente del Consiglio superiore di Sanità, Franco Locatelli, ospite a ‘Mezz’ora in più’, su Rai3, diventerà “nella prossima settimana prevalente nel Paese”.

Lo stesso Locatelli, a proposito di variante inglese spiega: “L’indice di trasmissibilità è del 39% superiore e questo è un dato di questa settimana. Fortunatamente al momento il riverbero sul numero dei contagi è stato limitato, non abbiamo avuto un’esplosione di nuovi casi. Credo che andare ad agire in maniera selettiva sulle aree possa essere una strategia, anche perché non esiste solo la variante inglese ma anche per quella sudafricana e brasiliana“.

Il Comitato Tecnico Scientifico sta mostrando preoccupazione: le scuole aperte, con la variante inglese, ad esempio, che a quanto pare verrebbe trasmessa più facilmente proprio dalla fascia più giovane di età, non lasciano tranquilli gli esperti.

E anche le Regioni, che chiedono misure restrittive ad hoc per i territori, dall’altro lato vogliono che sia riconosciuta una numerazione di rischio specifica per la scuola: “Nel quadro della situazione epidemiologica generale e territoriale, sarebbe necessario qualificare l’attività scolastica (al pari delle altre attività) con un’apposita numerazione di rischio“: è quanto si legge nella bozza della piattaforma di proposte che le Regioni presenteranno al governo.

Occorre, in ogni caso, implementare le forme di congedo parentale nonché prevedere ulteriori risorse economiche a sostegno dei genitori – si conclude il testo -, nel caso di chiusura delle scuole di ogni ordine e grado per aggravamento della situazione epidemiologica“.

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Le scuole, in realtà, stanno già chiudendo in alcuni territori sparsi per l’Italia. Il rischio è che da chiusure circoscritte si possa passare ad aree più estese. Le misure preventive saranno necessarie e per questo c’è attesa per capire le mosse del nuovo Ministro dell’Istruzione Bianchi: sia Patrizio Bianchi che il premier Draghi vogliono tenere le scuole aperte. Ecco perché è importante capire le misure che si adotteranno.

Dopo il primo incontro fra il Ministro e il Cts sono emersi alcuni punti: sarebbe emersa la volontà di una vaccinazione immediata per i docenti più anziani e tamponi per tutti in caso di focolaio.

L’altra questione, discussa da Bianchi con gli esperti del Cts, è la necessità di interventi straordinari di sanità scolastica. Inutile pensare di reintrodurre ora la figura del medico scolastico.

Piuttosto, meglio puntare su unità mobili della protezione civile e dell’esercito, da distribuire sul territorio. Un medico e un infermiere da chiamare in caso di focolaio in un istituto, per isolare subito il cluster e disporre un tampone immediato per studenti e personale scolastico.

L’ipotesi di una nuova chiusura più massiccia delle scuole non piace a molti che vogliono scongiurare il ritorno prevalente della Dad. Fra questi c’è il Garante per il Lazio dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Jacopo Marzetti, che nell’ipotesi in cui la situazione dovesse realmente peggiorare propone di “salvaguardare la didattica in presenza attraverso l’uso nelle zone con clima più mite di spazi all’aperto ed in quelle con temperature più rigide di tensostrutture normalmente adoperate per le attività sportive in modo da ampliare gli spazi e ridurre i rischi”.

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E’ chiaro che anche il vaccino giocherà un ruolo fondamentale: non è escluso, anzi parrebbe probabile, un cambio di strategia di vaccinazione che ovviamente dovrebbe avere ricadute anche sul personale scolastico: prendendo spunto dal modello inglese, l’obiettivo sarebbe quello di somministrate una sola dose del vaccino AstraZeneca, quello destinato proprio al personale scolastico, subito per tutti. Non si aspetterà, dunque, che si faccia il richiamo e non ci sarebbe inoltre nella fattispecie la necessità di mettere da parte delle scorte.

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Cambio di passo che chiedono anche le Regioni, nel documento di proposte da sottoporre al governo: le Regioni ritengono “necessario che ogni Regione sia messa nelle condizioni di poter garantire la vaccinazione ai propri insegnanti residenti ed assistiti, indipendentemente dalla Regione in cui prestano servizio“. 

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