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“Valutazione senza voto, così abbiamo motivato gli studenti della nostra scuola periferica e ad alto flusso migratorio”, INTERVISTA alla Dirigente Antonella Caleffi

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Una scuola senza voti è possibile? Ne abbiamo parlato con la Professoressa Antonella Caleffi, Dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Statale “G.B. Perasso” di Milano.

Professoressa Caleffi, cosa vi ha portato ad adottare una valutazione senza voto?

Dal 2020 abbiamo avviato questa sperimentazione utilizzando la valutazione descrittiva con un intero consiglio di classe della nostra scuola secondaria di primo grado, poi, in un momento successivo, si sono aggiunte altre classi. Ovviamente si tratta di una valutazione in itinere, anche perché la normativa, in fase di valutazione intermedia e finale, ci chiede di esprimerci con i voti numerici, quindi la valutazione in itinere non obbliga l’utilizzo dei voti mentre quella intermedia e finale sì. La scelta dell’adozione di questa valutazione nasce anche dalla collocazione del nostro istituto, siamo una scuola estremamente periferica, è una realtà con aree ad alto flusso migratorio, per cui abbiamo alunni con difficoltà di apprendimento e difficoltà di comprensione della lingua, perciò è nostro compito motivarli all’apprendimento e cercare di non metterli in difficoltà, inoltre la pandemia, la didattica a distanza, il lockdown degli anni scolasti 2019/2020 e 2020/2021 hanno reso ancora più difficile l’insegnamento e il processo di apprendimento. Ritengo, e non è solo un mio parere, che il voto numerico non è sufficientemente informativo, dice poco rispetto a quello che si deve fare per poter migliorare la propria prestazione. Esiste anche un altro punto di forza per la valutazione senza voto, in quanto si pone in continuità con la scuola primaria, anche perché l’Ordinanza Ministeriale 172 del 2020 ha ribadito l’importanza della valutazione formativa introducendo modalità descrittive basate su criteri. Il nostro è un istituto comprensivo con 1440 studenti ed è fondamentale per noi avere una continuità che sia in verticale.

Com’è cambiata l’azione didattica e quali sono i vantaggi e gli svantaggi che avete riscontrato utilizzando questo tipo di valutazione?

La valutazione descrittiva basata su criteri aiuta i ragazzi ad essere partecipi del proprio processo di apprendimento e aiuta anche lo sviluppo di competenze metacognitive. Gli studenti affrontano con serenità e consapevolezza il processo di apprendimento. Per quanto riguarda cosa è cambiato devo dire che questo progetto formativo ricorre tantissimo a lavori di gruppo, ad attività peer to peer, la didattica diventa aperta, cooperativa e lo studente diventa protagonista del proprio apprendimento. A questo punto cambia anche il ruolo del docente che assume un ruolo di guida nell’apprendimento, i ragazzi si fidano e migliora anche la relazione tra docenti e studenti con l’insegnante che si aggira tra i banchi modulari per controllare il lavoro. Il voto numerico innesca dei confronti e dei conflitti che sono deleteri per la relazione del gruppo classe. Con l’approccio senza voto i ragazzi vengono portati con maggiore serenità a riflettere sui propri errori, incoraggiati e assistiti. Mentre il voto numerico inibisce e non fornisce informazioni utili per promuovere miglioramenti, la valutazione descrittiva sì, perché l’alunno capisce cosa ha sbagliato e di conseguenza individua delle strategie per migliorare anche con la guida del docente. Inoltre la valutazione descrittiva è estremamente dettagliata. Si potrebbe pensare, in modo errato, che sia più benevola rispetto alla valutazione numerica, ma non è assolutamente così, perché è talmente dettagliata e minuziosa che gli alunni capiscono veramente quali sono i punti critici del lavoro che ha predisposto.

Come hanno risposto gli alunni e quali sono stati i benefici riscontrati durante la sperimentazione di questo tipo di valutazione?

I benefici derivano dal fatto che i ragazzi si accorgono subito che una didattica cooperativa, lavori di gruppo e banchi modulari sono assolutamente più motivanti per loro rispetto a lezioni interamente frontali. Con questo non voglio dire che la frontalità non serva, ci sono momento in cui la lezione deve essere trasmissiva, però non solo così, noi diamo la priorità al lavoro di gruppo e devo dire che i ragazzi sono contenti, motivati, sereni e creiamo un ambiente favorevole all’apprendimento, in maniera assoluta.

Un aspetto che è stato criticato della valutazione descrittiva è il rapporto con i genitori, a tal proposito come hanno risposto le famiglie?

Inizialmente le famiglie avevano dei dubbi e delle perplessità, temevano che questo progetto formativo portasse i loro figli ad apprendere in misura minore. Dopo che si sono resi conto che non era così hanno iniziato ad apprezzare i benefici della valutazione senza voti, innanzitutto la trasparenza, perché la valutazione descrittiva si pone il problema di come comunicare con i genitori, al contrario della valutazione numerica per cui questo aspetto non è preso in considerazione. Dicevo della trasparenza perché c’è una condivisione dei criteri e degli strumenti di valutazione con gli alunni e con le famiglie, c’è una comunicazione continua. Dal momento che nel nostro istituto comprensivo molte famiglie non sono italofone, perché abbiamo una prevalenza di studenti di nazionalità straniera, convochiamo spesso i genitori o i tutori, invitiamo anche i mediatori e quindi il dialogo si rafforza, si instaura una relazione di fiducia che comunque aiuta anche i ragazzi nel loro processo di apprendimento. Predisponiamo anche lettere di restituzione alle famiglie e le facciamo tradurre, condividiamo tutto con le famiglie, sempre, in un dialogo continuo.

Un’ultima domanda. Alla luce dei risultati ottenuti in questi anni, pensate di proseguire con questo progetto o state valutando migliorie da apportare?

Pensiamo di proseguire con questo progetto e contiamo di estenderlo il più possibile a tutte le classi. L’aspetto più critico è la mancata formazione di alcuni docenti, ad esempio se un consiglio di classe decide di adottare questo progetto formativo, i docenti che subentrano l’anno dopo non è detto che siano in grado di portarlo avanti oppure non lo fanno per una scelta propria, è perché non lo sentono come motivazione, quindi dobbiamo coinvolgerli, affiancarli e prepararli, dobbiamo preparare dei criteri di valutazione da condividere con tutti i docenti, anche i nuovi che si trovano inseriti in consigli di classe che attuano questo progetto. Come istituto dobbiamo predisporre delle pratiche da mettere in comune anche per chi non è formato. Per il prossimo anno scolastico, proprio all’inizio, il mio obiettivo è quello di realizzare una formazione per i docenti in modo tale che siano tutti preparati per comprendere i benefici di questo progetto formativo e quindi adattarsi ad esso, perché ritengo che porti solo benefici e lo abbiamo visto anche in confronto con altre classi dove non viene attuato. Come benefici abbiamo riscontrato più motivazione, meno ansia di apprendimento da parte dei ragazzi, più fiducia in sé stessi e quindi anche più incoraggiamento all’applicazione a casa, nel senso che studiano più volentieri perché non hanno quell’ansia da prestazione e non hanno paura del voto.

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