Valutazione scuole: un buon orientamento scolastico migliora dispersione studenti. Sperimentazione DISAL

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Il 2015 sarà un anno importante per la costruzione del Sistema Nazionale di Valutazione: entro l’estate le scuole saranno, infatti, chiamate a consegnare il loro primo Rapporto di Autovalutazione (Rav), il documento in cui avranno fotografato i loro punti di forza e debolezza e messo nero su bianco le strategie per rafforzare la propria azione educativa.

Il 2015 sarà un anno importante per la costruzione del Sistema Nazionale di Valutazione: entro l’estate le scuole saranno, infatti, chiamate a consegnare il loro primo Rapporto di Autovalutazione (Rav), il documento in cui avranno fotografato i loro punti di forza e debolezza e messo nero su bianco le strategie per rafforzare la propria azione educativa.

Il Miur ha diffuso solo alla fine di questo novembre i 49 indicatori di cui le istituzioni scolastiche dovranno tenere conto, ma in decine di esse i lavori sono in realtà molto più avanti e hanno prodotto risultati significativi che in alcuni casi addirittura migliorano il modello di partenza del Rav. La Disal (Dirigenti scuole autonome e libere), per esempio, ha già avviato dall’inizio dello scorso anni decine di laboratori sull’autovalutazione in tutto il territorio nazionale. “Le nostre direzioni regionali hanno coordinato autonomamente le loro attività a partire dalle indicazioni sul Rav contenute nella Buona Scuola, pur consapevoli che la piena attuazione di esse è subordinata alla realizzazione dell’autonomia scolastica” ci ha detto Maddalena Cassinari, Dirigente Scolastica a Seregno e responsabile nazionale del settore formazione Disal.

“Ogni laboratorio di autovalutazione ha un suo taglio e lavora su un ambito specifico, per esempio in Lombardia si è partiti dall’esperienza di Vales, grazie a cui il Rav è stato perfezionato”. La Preside Cassinari può raccontarci in prima persona gli esisti interessanti a cui sta approdando il laboratorio di autovalutazione avviato nella sua stessa scuola: “Il nostro obiettivo specifico era verificare l’efficacia dei consigli di orientamento che i docenti danno ai ragazzi alla fine della terza media mettendoli in relazione con gli esiti, promozioni o bocciature, ottenuti alla fine del primo anno di scuola superiore. Tra gli anni 2012/2013 e 2013/2014 abbiamo monitorato i risultati conclusivi del primo anno dei nostri ragazzi facendone richiesta alle scuole medie superiori di secondo grado a cui si erano iscritti ed abbiamo potuto rilevare che laddove essi avevano seguito l’indicazione fornita dalla scuola la probabilità del successo formativo arrivava al 90%, mentre nei casi in cui i ragazzi si erano discostati dal consiglio dei loro docenti la probabilità di superare il primo anno scendeva al 50%”.

Ma in che modo simili esperienze potrebbero tradursi in un vantaggio per l’intero sistema di istruzione? “Se un sistema esistesse sarebbe già un bel traguardo! Il problema, a mio avviso – continua Cassinari – è proprio questo procedere per strade parallele, senza che si attuino quelle contaminazioni positive che sole sarebbero in grado di migliorare gli apprendimenti e aumentare il successo formativo dei ragazzi, unico vero scopo del nostro lavoro”. Ci fa poi un esempio concreto: “Se anche solo tutte le scuole fossero in grado di utilizzare bene i risultati dei test invalsi di fine scuola primaria confrontandoli, per esempio, con i voti di profitto conseguiti dai ragazzi alla fine del I quadrimestre in prima media, avrebbero già un interessantissimo strumento di autovalutazione con solide fondamenta nelle valutazioni esterna e interna”.

Tra i 49 indicatori previsti dal format diffuso dal Miur rientrano, non a caso, gli esiti dei loro studenti (i risultati scolastici, ma anche quelli delle prove standardizzate, le competenze chiave raggiunte e i risultati a distanza, cioè gli esiti nei cicli scolastici successivi, l'eventuale prosecuzione negli studi universitari, l'inserimento nel mondo del lavoro), mentre un occhio di riguardo spetta anche all’analisi del contesto in cui le scuole operano (popolazione scolastica, territorio e capitale sociale, risorse economiche e materiali, risorse professionali), i processi di organizzazione, gli ambienti di lavoro (dalla predisposizione e progettazione della didattica, alla predisposizione degli ambienti di apprendimento, l'integrazione con il territorio). Tutto per non mancare all’appuntamento dell’ottobre 2015, quando l'INVALSI pubblicherà il primo epocale Rapporto nazionale sul sistema scolastico italiano. 

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