Valutazione formativa, l’unica possibile nella scuola primaria. Lettera


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inviata dall’insegnante Mariagrazia Masulli – Dubbi e perplessità, sul cosa e come valutare, assillano tutto il mondo della scuola. 

Forse, provare a fare chiarezza sulle azioni necessarie, sui corretti presupposti e sulle finalità che l’azione valutativa deve esprimere, può essere d’aiuto.

“La valutazione scolastica riguarda l’apprendimento e il comportamento degli studenti e i docenti procedono alle verifiche intermedie, periodiche e finali, coerentemente con gli obiettivi di apprendimento previsti dal PTOF della scuola, in coerenza con le Indicazioni nazionali e le linee guida specifiche per i diversi livelli” (Dal sito del MIUR).

La valutazione, inoltre, è quel processo legittimo se pedagogicamente motivato e correttamente finalizzato, cioè se serve a migliorare l’azione didattica, sostenendo ed indirizzando il processo di apprendimento.

La valutazione può essere formativa e sommativa.

La formativa mira a definire ciò che è stato appreso, ciò che “possiede” e come migliorare. In questo processo, l’alunno è considerato protagonista attivo poiché questo processo gli permette di individuare e riconoscere chiaramente cosa sta acquisendo, i progressi compiuti, come sa applicare le sue conoscenze e come migliorare.

La sommativa ha la funzione di verificare i diversi livelli di abilità, conoscenze e competenze raggiunti.

La valutazione finale è sommativa, poiché consente, con un voto o giudizio conclusivo, di analizzare gli esiti del percorso di formazione e di fare un bilancio complessivo delle conoscenze e delle abilità acquisite al termine di un processo formativo.

Quindi la valutazione sommativa è la sintesi di tante valutazioni formative in itinere.

Partirei da queste considerazioni e riflessioni per dimostrare che, dovendo procedere a valutazione finale, è assolutamente necessario cambiare paradigma e accettare che gli strumenti che conosciamo ci rendono competenti e sono efficaci per valutare la didattica che abbiamo, fino a febbraio, condotto ma assolutamente inadeguati in questo frangente storico.

Nello specifico, le informazioni per la valutazione devono provenire dall’intero contesto in cui si sviluppa l’esperienza di apprendimento. Ebbene. Quante osservazioni siamo riusciti a fare? Su quanta parte delle attività siamo riusciti a raccoglierle? E su quali tipologie del processo di apprendimento siamo riusciti e renderle trasparenti e condivisibili?

Inoltre, se assumiamo che l’apprendimento e il comportamento siano strettamente legati all’interazione che si crea fra docente, discente e fra gruppo classe, se ne desume che quella in presenza e quella virtuale producano effetti completamente diversi, sia dal punto di vista relazionale che operativo.

Nella didattica in presenza, la concentrazione e la motivazione degli alunni, le modalità di interazione fra pari e con gli adulti, la comunicazione, l’inclusione di tutti sono costantemente monitorati dall’insegnante che, come un direttore d’orchestra, fa sì che la classe suoni all’unisono. Il docente si adopera affinché tutti gli alunni siano partecipi e coinvolti. Nella didattica in presenza, l’interazione la definirei AUTENTICA allo scopo o, almeno, efficace per valutare ciò che conosciamo.

Nell’interazione virtuale, tutto tende ad affievolirsi, a disperdersi e a prendere altre forme, sia dal punto di vista relazionale che operativo. La motivazione data da una presenza virtuale, seppur autentica ma non fisica, risulta notevolmente più inefficace. La concentrazione non appare adeguata ad un corretto clima di apprendimento. La presenza di adulti che sorvegliano sul minore interferisce “viziando” la prestazione dell’alunno.

Non ultimo in ordine di importanza, si aggiunga il dato degli alunni che restano esclusi per mancanza di strumenti tecnologici adatti, per indolenza, per mancanza di stimoli adeguati da parte della famiglia, per difficoltà di comprensione.

Credo che queste considerazioni, da sole, siano sufficienti a farci riflettere sull’unica possibilità che abbiamo: esprimere una valutazione formativa, considerando i differenti contesti operativi dei due quadrimestri e l’impossibilità di formulare una valutazione sommativa mettendo insieme presupposti totalmente dissimili. Questa analisi dovrebbe costringerci a identificare un qualcosa di nuovo da valutare, cercando di evitare anche il rischio di disperdersi in migliaia di tentativi di valutazione discordanti da scuola a scuola e non equiparabili tra loro. Insomma, auspicare da parte del Ministero la chiara indicazione su principi e criteri generali comuni.

Dico la mia. Se si parte dalla considerazione che, questo periodo di DAD, sia stato il più autentico dei compiti autentici (Il compito autentico è un “problema complesso e aperto, posto agli studenti per dimostrare la loro padronanza di qualcosa”) con il quale i nostri alunni potessero cimentarsi, capiamo bene che lo scenario valutativo cambia totalmente e diviene immediatamente più chiaro.

Un compito autentico, per definirsi tale, deve essere realistico, simulare problemi reali, come quelli di fronte a cui potrebbe trovarsi un individuo all’interno del contesto sociale, e mirare ad accertare la padronanza su un certo numero di conoscenze, abilità e competenze. La richiesta di innovazione, fantasia, con diverse potenziali strategie risolutive, lo connota specificamente.

In quanto compito autentico, la riflessione valutativa deve identificare quali competenze trasversali, tra le competenze chiave europee, valutare: lo sviluppo personale, la creatività, la capacità di problem solving, la cooperazione, la comunicazione, le strategie di apprendimento, l’uso delle tecnologie, il senso di responsabilità, per citarne alcune.

Solo nell’ottica di ricercare e definire il “nuovo” messo in campo dagli alunni, la loro capacità di adattamento, reazione e resilienza al mutato contesto, accompagnata, ovviamente, ad una riprogettazione futura dei percorsi formativi, rende possibile creare degli indicatori valutativi efficaci e sviluppare gli strumenti di valutazione basati su criteri espliciti, trasparenti e condivisi.

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