Valutazione di fine anno: sommativa o formativa?

Il DL 22/2020 ha stabilito, tra le altre cose, le misure urgenti per la regolare conclusione di questa fine d’anno scolastico – caratterizzato dall’emergenza epidemiologica e dalla necessità di proseguire l’attività a distanza attraverso gli strumenti digitali e telematici – prevedendo deroghe al DPR 122/2009 e al D.Lgs 62/2017, che dettano le norme in materia di valutazione degli studenti.

Le considerazioni in merito alle difficoltà di questa valutazione finale, dopo ben tre mesi di didattica a distanza, hanno spinto i sindacati di base a formulare alcune proposte di mozione d’ordine sulla valutazione negli scrutini conclusivi, da presentare, discutere e deliberare nei collegi dei docenti.

Partiamo da Unicobas che, per primo, si è mobilitato in favore di una valutazione formativa, in quest’anno scolastico funestato dal coronavirus e dai mille problemi creati dalla didattica d’emergenza. Sottolineando l’interruzione della continuità dell’azione didattica e pedagogica garantita dalla presenza fisica di docenti e studenti a scuola, e richiamando la profonda frattura che si è aperta nei percorsi di insegnamento e apprendimento, Unicobas pone l’accento sul fatto che “quella a distanza non è scuola”. Manca, infatti, la dimensione essenziale della corporeità, nella quale, a scuola, la socialità viene quotidianamente agita dentro il perimetro di un’esperienza fisica, tra studenti e tra studenti e docenti. La didattica a distanza ha inoltre amplificato l’iniquità di un’azione della scuola impossibilitata a garantire un pari trattamento relazionale e didattico in ragione dei condizionamenti socioeconomici di partenza, enormemente acuiti rispetto alle dotazioni tecnologiche e alla connessione rese necessarie dalle attività da remoto. Tutto questo rende impossibile per Unicobas, alla conclusione dell’anno scolastico, una valutazione in scala numerica, che per i suoi limiti intrinseci non può esprimere la complessità di un’esperienza di apprendimento svolta in condizioni tanto drammatiche, tanto diversificate, tanto complesse, tanto soggettive. La valutazione dunque può ragionevolmente essere solo una valutazione formativa, narrativa e non numerica, l’unica capace di tenere dentro e di dar conto dei processi realmente agiti nei diversi contesti.

Anche i Cobas propongono una mozione d’ordine sulla valutazione delle attività svolte in DAD. Preliminare, nel loro ragionamento, è l’impossibilità di assegnare voti alle singole prove svolte a distanza. Come ricordano, l’articolo 1, c. 4 del DL 22/2020, prevede esplicitamente la possibilità di usare modalità telematiche solo per la valutazione finale degli alunni, ivi compresi gli scrutini finali. Del resto, anche la nota del MIUR del 17 marzo 2020, prot. 388, dai Cobas richiamata, sottolinea che “nulla di meramente formale può essere richiesto in un frangente come questo. Occorre ritornare, al di fuori della logica dell’adempimento e della quantificazione, alle coordinate essenziali dell’azione del sistema scolastico”. E’ sulla base di questi ragionamenti che anche i Cobas propongono una delibera collegiale che preveda che la valutazione conclusiva abbia solo un carattere complessivo e finale, che non sia espressa in voti in decimi o con giudizi facilmente assimilabili ai voti.

Al netto delle diverse proposte resta la difficoltà per ogni insegnante coinvolto in questa difficilissima esperienza di mantenersi in equilibrio tra il giusto riconoscimento dell’impegno dei propri studenti e la consapevolezza dei limiti insormontabili che una scuola fuori dalla scuola necessariamente impone alla relazione pedagogica e al sereno svolgimento di un significativo percorso di insegnamento e apprendimento. Un impegno e uno sforzo da osservare e intelligentemente valutare non anche a distanza, bensì nonostante la distanza. Di questo il Ministero, le famiglie, la scuola non potranno non tener conto.

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