Valutazione del sistema di istruzione. Fare presto

Di Lalla
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A.P.E.F* – Alcune associazioni professionali hanno divulgato un documento sulla Valutazione lodevolmente offerto come contributo all’apertura di un dibattito tra tutti i soggetti interessati. Proprio perché siamo fortemente interessati alla promozione nel nostro Paese di un sistema di valutazione efficace, esprimiamo le nostre idee sulla Valutazione di sistema e i punti del documento sui quali non concordiamo, anche alla luce di un sondaggio tra gli insegnanti presentato nel nostro convegno annuale 2012.

A.P.E.F* – Alcune associazioni professionali hanno divulgato un documento sulla Valutazione lodevolmente offerto come contributo all’apertura di un dibattito tra tutti i soggetti interessati. Proprio perché siamo fortemente interessati alla promozione nel nostro Paese di un sistema di valutazione efficace, esprimiamo le nostre idee sulla Valutazione di sistema e i punti del documento sui quali non concordiamo, anche alla luce di un sondaggio tra gli insegnanti presentato nel nostro convegno annuale 2012.

Siamo in forte ritardo

Circa un decennio fa Luigi Berlinguer sosteneva che Autonomia e Valutazione fossero inscindibili perché l’autonomia scolastica non può esistere senza Valutazione altrimenti diventa autoreferenzialità, deregulation selvaggia. Il fatto che siamo in forte ritardo, ce lo ha confermato anche il commissario europeo Olli Rehn in una delle 39 domande rivolte al precedente governo nel 2011. Concordiamo, quindi, con gli amici delle associazioni su questo punto. E’ da lì che bisogna partire perchè crediamo che la completa attuazione dell’Autonomia porti inevitabilmente con se tutte manutenzioni necessarie come la semplificazione burocratica, la valutazione, la valorizzazione
degli insegnanti che passa attraverso la carriera per una nuova organizzazione del lavoro professionale, la nuova governance delle Scuole improntata su basi statutarie in attuazione, finalmente, del Titolo V della Costituzione.

Tuttavia, contrariamente a quanto ipotizzato nel documento, riteniamo che anche in assenza di tutti i punti precedentemente elencati, un sistema di valutazione funzionante sia in grado comunque di attivare processi di miglioramento del sistema di istruzione e formazione.

Inoltre, il fatto sostenuto che l’esplicitazione di un’idea di Scuola (peraltro già contenuta nella nostra Costituzione) sia “premessa ineludibile” per la costruzione di un sistema nazionale di Valutazione, ci sembra un pretesto strumentale per non far approvare il Regolamento di valutazione del governo, che può essere certamente migliorabile, ma volerlo azzerare aspettando un nuovo taumaturgico governo che reimposti addirittura i fondamentali, ha il sapore di un “cupio dissolvi” da clima preelettorale.

Non vorremmo che, al di là delle affermazioni di rito, si vogliano dilazionare ulteriormente le scelte sulla valutazione col risultato di buttare a mare quanto è stato fatto negli ultimi dieci anni…

Ai critici della Valutazione esterna si oppongono dati scientifici forniti proprio dall’analisi delle Prove Invalsi 2011 che ha mostrato come non ci sia equità nella distribuzione dell’offerta formativa delle scuole tra il Nord e il Sud e tra scuola e scuola nell’ambito dello stesso Sud (con eccezione della Puglia). Inoltre il risultati Invalsi sono perfettamente coerenti con i dati, disaggregati sul territorio, dell’indagine OCSE-PISA 2009.

Se pretendiamo quindi, giustamente, equità, come certamente gli estensori del documento auspicano, questa si può realizzare solo con una Valutazione di sistema che, inoltre, è stata progettata anche per fornire supporto ai docenti per il miglioramento dei percorsi didattici, fuori da ogni logica ”puntiva” che una certa parte conservatrice vuole oggi ancora attribuirgli.

Concordiamo quindi con la premessa del documento delle associazioni, che la vuole esclusa da una logica di mera premialità. I risultati della Valutazione, quando sono chiari e ben compresi modificano la didattica, il funzionamento e l’organizzazione delle scuole e anche le decisioni del legislatore.

La Valutazione e la politica

Dissentiamo, tuttavia, col fatto di definire la valutazione un atto politico. La valutazione è oggettiva perché costruita su basi scientifiche. Certamente è politico l’uso, i rimedi e tutte quelle azioni che i decisori politici faranno in conseguenza dei risultati ottenuti. La scelta politica, in questo caso non può iniziare se non dopo un’analisi dei dati oggettivi ottenuti dalla valutazione. Il metodo sperimentale insegna.

Inoltre, concordiamo sulla necessità di una rendicontazione sociale sugli esiti dei processi valutativi, ma ci stupisce la riproposizione, nel documento, di un’ennesima “consultazione nazionale sulla scuola” i cui esiti dovrebbero essere discussi addirittura in Parlamento. E’ ancora vivo in noi il ricordo della consultazione sull’Autonomia del 1998: ”la parola alle Scuole” i cui esiti non vennero mai recepiti nell’apposto Regolamento. Questa proposta, inoltre, ci sembra assolutamente incongrua con la dichiarata volontà di attivare un processo “in tempi rapidi”.

Rispetto a “che cosa valutare”, riteniamo che in tema di valutazione e autovalutazione non si debbano valorizzare solo le esperienze fatte da ricercatori, Università ed Enti di ricerca, come indicato nel documento. E’ storia recente che tutte le associazioni del Forum del MIUR, di cui fanno parte alcune delle associazioni firmatarie del documento, si siano battute per valorizzare le buone pratiche delle Scuola rispetto all’Università e perché questa non occupasse tutti gli spazi e non prevalesse sulle Scuole nella formazione iniziale degli insegnanti.

Le prove nazionali

Quanto alle prove nazionali d’esame le riteniamo assolutamente utili e non concordiamo sul fatto che distorcano gli esiti del percorso individuale, dal momento che il processo di apprendimento emerge dall’accertamento del livello di competenza raggiunto e proprio attraverso queste prove, finalmente, l’esame assume un carattere più realistico di accertamento con riguardo alle competenze, evitando la ripetizione di quanto è già stato accertato dagli insegnanti nel corso dell’anno.

Solo con le prove nazionali somministrate a tutti, si impedisce alle Scuole autonome di divenire autoreferenziali e si rafforza il carattere unitario e di coesione nazionale che tutti richiediamo al nostro sistema istruzione in termini di livelli di apprendimento. Per queste ragioni l’Apef auspica una prossima introduzione della prova nazionale anche all’esame del II ciclo.

La valorizzazione dei professionisti

Di questo tema urgente anzi urgentissimo, la nostra associazione ne ha fatto la sua ragione sociale. Basti ricordare che lo Stato giuridico degli insegnanti risale ai decreti delegati del ’77. Troviamo quindi incongruo ribadire, nel documento, che possa trovare nel contratto nazionale l’unico luogo possibile di definizione perché il fatto che debba essere il Parlamento a definire un nuovo stato giuridico dei docenti è sostenuto da inoppugnabili argomenti di natura giuridica:

– Lo stato giuridico dei docenti fa certamente parte di quelle norme generali che la Riforma del Titolo V° assegna allo Stato proprio per garantire la tenuta di tutto il sistema istruzione;
– La funzione docente si fonda su un principio costituzionale: quello che l’articolo 33 individua nella libertà d’insegnamento: essa pertanto non può essere ridotta a materia patrizia ma va declinata per legge;
– L’art. 97 della Costituzione recita che “i pubblici uffici (quindi anche le Scuole) sono organizzati secondo disposizioni di legge…” pertanto attribuire alla contrattazione la disciplina delle funzioni e le responsabilità che caratterizzano le articolazioni della professione di dipendenti pubblici, come sono gli insegnanti sarebbe una palese invasione dell’ambito legislativo;

– L’art.21 della legge 59/97 al comma 16, istituiva la dirigenza ai capi d’istituto individuando contestualmente nuove figure professionali per i docenti. La dirigenza ai capi d’Istituto è stata data ai dirigenti per via legislativa, non c’è motivo perché, per i docenti, si debba procedere per via contrattuale.

A corollario di queste argomentazioni ricordiamo che la contrattazione si è dimostrata in tutti questi anni incapace di ridefinire i contorni della professione docente su un piano di differenziazione delle competenze e di valorizzazione delle professionalità. Salvo la riverniciatura nominalistica delle funzioni obiettivo, tutti i contratti dal ’95 ad oggi, non sono stati in grado di disegnare le nuove responsabilità nell’organizzazione del lavoro didattico coerenti con l’Autonomia. I docenti, oggi, stanno ancora aspettando.

La scelta censuaria

Noi riteniamo che le prove Invalsi debbano essere somministrate su base censuaria, proprio in virtù della grande funzione di supporto che dà agli insegnanti di ogni singola scuola, la restituzione dei risultati, come confermato nel nostro sondaggio tra gli insegnanti (www.apefassociazione.it). Perchè privare molte scuole di questo essenziale supporto riproponendo la scelta campionaria, come prevede il documento?

Ci sembra, francamente un tabù idelogico, dal momento che il PD aveva già presentato un emendamento per la somministrazione delle prove INVALSI in via campionaria, al testo del decreto sulle Semplificazioni, adducendo le ragioni di una maggiore scientificità dei test. Ragioni che lasciano perplessi dato che è evidente che il metodo campionario non può influire certo sulla maggiore o minore scientificità.

Inoltre, la valutazione di sistema attuata dall’INVALSI, combina le informazioni derivanti sia dalle rilevazioni degli apprendimenti degli alunni al termine di ogni ciclo di istruzione, sia dall’osservazione del processo di funzionamento della scuola nella sua globalità, in modo tale che ogni scuola, al momento della restituzione dei risultati, abbia un quadro più fedele della propria situazione che gli consente di comprendere se le difficoltà derivano dal contesto o dal modus operandi. Perché solo in questo modo ed in questa fase la singola scuola può far rientrare il controllo dei”processi che determinano quegli esiti”.

Noi riteniamo che questa eventualità, ci riporterebbe indietro di 10 anni. E’ appena il caso di ricordare che i tre Progetti pilota sulla Valutazione delle Scuole partiti nel 2001, che prevedevano l’adesione volontaria delle scuole, nell’ultimo anno videro l’adesione di circa 9.700 scuole: cioè la quasi totalità, segno evidente della maturità del mondo scolastico rispetto al tema della valutazione.

Siamo convinti che, nel valore aggiunto della pluralità di opinioni che ha contraddistinto sempre il lavoro del Forum delle associazioni, la valutazione rimane certamente un tema cruciale e condiviso su cui dobbiamo impegnarci tutti.

*Associazione professionale del Forum presso il MIUR

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