La valutazione degli apprendimenti calpesta l’autonomia e le attitudini degli studenti in Inghilterra

di Giulia Boffa
ipsef

Red – “Accountability” è una parola inglese che non ha un esatto equivalente in italiano. La si può tradurre con “rendicontazione” o con “responsabilità rispetto agli esiti” e sta facendo discutere in Inghilterra.

La valutazione delle scuole avviene attraverso test standardizzati del curriculum nazionale e le visite degli ispettori dell’Offsted in classe. Risultati poi pubblicati all’interno delle league tables, dati sull’accountability delle scuole che servono agli utenti per farsi un’idea della scuola dove iscrivere i propri figli o che questi già frequentano.

Red – “Accountability” è una parola inglese che non ha un esatto equivalente in italiano. La si può tradurre con “rendicontazione” o con “responsabilità rispetto agli esiti” e sta facendo discutere in Inghilterra.

La valutazione delle scuole avviene attraverso test standardizzati del curriculum nazionale e le visite degli ispettori dell’Offsted in classe. Risultati poi pubblicati all’interno delle league tables, dati sull’accountability delle scuole che servono agli utenti per farsi un’idea della scuola dove iscrivere i propri figli o che questi già frequentano.

Su questo argomento è stato pubblicato uno studio da Demos sull’accountability del sistema di istruzione, intitolato Detoxifying school accountability (http://www.demos.co.uk/files/Detoxifying_School_Accountability_-_web.pdf?1367602207), come si legge in un articolo di Italia Oggi.

L’autore dello studio, James Park, presidente della Fondazione Progress, afferma che è dal 1992 che si applicano modifiche al curriculum nazionale e questi cambiamenti mettono in difficoltà le scuole che non riescono a stare dietro, a riprogrammarsi per giungere al successo formativo dei propri allievi.

Inoltre i docenti hanno scarsa autonomia in tutto questo, ma sono guidati dai consigli degli ispettori, che essi seguono pedissequamente.

Il sistema quindi è in stallo e nelle scuole inglesi non c’è equità educativa: infatti nel 77% della varianza dei risultati ai test Ocse Pisa si spiega con le differenze socio-economiche del background di provenienza degli studenti.

Le league tables, che raccolgono i risultati dei test delle scuole, sono pubblicate dai giornali, ma poco o niente si legge, dice Park, su cosa pensano gli studenti della propria scuola, come pure sul loro giudizio dell’intervento degli ispettori in classe.

Il consiglio che dà l’autore è quello di esercitare maggiore autonomia nelle scuole, facendo sentire i docenti e gli alunni al centro e protagonisti del processo educativo, ma soprattutto che non venga imposto loro il test di apprendimento esclusivo, ma sia data la possibilità di scegliersi i test di competenza da sostenere in base anche a quelle che sono le proprie vocazioni, i propri interessi e attitudini.

Versione stampabile
anief
soloformazione